Tannico, Tignanello falso nel contenuto: cliente e Antinori diffidano Magnocavallo

Il legale dell’acquirente e i Marchesi smentiscono il Ceo dell’enoteca online: “Dichiarazioni lesive”

Si complica il caso del Tignanello falso venduto da Tannico. Dopo le dichiarazioni rilasciate a WineMag.it dal Ceo Marco Magnocavallo, l’acquirente della bottiglia ha diffidato tramite il proprio legale il management della nota enoteca online, la più vasta d’Italia per assortimento, da poco finita nel mirino di Campari Group.

L’invito è quello di “non rilasciare ulteriori dichiarazioni false e lesive riguardanti l’immagine, l’onore e il decoro” dell’assistito, che “si riserva di proporre un’ulteriore querela”. Ma c’è di più.

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato dell’acquirente attraverso una mail indirizzata alla redazione di WineMag.it, “anche la stessa Antinori, per mezzo del proprio legale di Firenze, ha provveduto a diffidare in data odierna il dott. Magnocavallo per quanto accaduto e falsamente attribuito alla società Antinori”. Non è ancora tutto.

A far scattare le indagini dei Nas non sarebbe stato Marco Magnocavallo, bensì il cliente di Tannico. Che, come spiega ora il legale, “nel mese di aprile 2020 ha depositato presso la Procura della Repubblica una denuncia penale nei confronti di Tannico“. Il Tignanello, peraltro, è risultato contraffatto non solo nel packagking, con un’etichetta più corta dell’originale, “ma anche nel contenuto“.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Per proteggere il cliente della nota enoteca online in un caso che potrebbe addirittura coinvolgere organizzazioni criminali di stampo mafioso dedite alla contraffazione del Made in Italy enologico, WineMag.it aveva deciso sin dall’inizio di non rivelarne l’identità, pur avendolo contattato in privato, per un’ulteriore verifica della notizia.

Privacy che la testata si riserva di continuare a tutelare anche oggi, a maggior ragione dopo aver appreso che sul falso Tignanello di Antinori è in corso un’indagine dei Carabinieri del Nas di Milano, i militari chiamati ad entrare in azione in casi di sofisticazioni alimentari e pericoli per la salute pubblica, legati ai beni di consumo.

Il nome del cliente è stato invece rivelato da alcuni (sciagurati) blog di settore, che dopo aver copiato la notizia da WineMag.it – senza citare la fonte e aggiungendo, per l’appunto, dettagli lesivi e pericolosi per l’acquirente – hanno ricevuto le richieste di chiarimento del Ceo di Tannico. Combinando così il secondo pasticcio, senza considerare l’ormai consueta violazione dei diritti d’autore e del copyright di WineMag.it.

Ancora più doveroso da parte nostra, dunque, dedicare uno spazio alla ricostruzione dei fatti da parte del cliente di Tannico. “L’amministratore di Tannico, dott. Magnocavallo – sottolinea l’avvocato – al fine di giustificare la buona fede della società ha dolosamente attribuito alla società Antinori alcune espressioni e commenti sul comportamento del mio assistito”.

In seguito a tale grave e falsa dichiarazione, offensiva della reputazione del mio assistito, ho provveduto a confrontarmi con il collega che difende la Antinori, il quale ha smentito categoricamente quanto dichiarato ed inventato dal Dott. Magnacavallo”.

UNA STORIA DA DIMENTICARE, ANCHE PER LA STAMPA
“Anzi, la stessa Antinori, per mezzo del proprio legale di Firenze, ha provveduto a diffidare in data odierna il Dott. Magnocavallo per quanto accaduto  e falsamente attribuito alla società Antinori – evidenzia ancora l’avvocato del cliente di Tannico – come da comunicazione inviatomi dal collega Fenyes del foro di Firenze, il quale ha smentito categoricamente ogni pregressa conoscenza tra la Antinori Spa e il Signor OMISSIS“.

Ne segue che la dichiarazione del Dott. Magnocavallo risulta essere altamente offensiva”, oltre ad aver “provocato una profonda lesione dell’immagine personale e professionale del mio assistito sulle numerose chat di diversi social network che hanno commentato i fatti riconducibili alla richiamata denuncia penale”.

Un momento da dimenticare per tutti, dunque. Per il cliente, che ha gettato alle ortiche quasi 190 euro per un Tignanello vendemmia 2001 risultato falso nell’etichetta e nel contenuto. Per Tannico, che gliel’ha (incautamente?) venduto. Per Antinori, al centro delle truffe e dei tarocchi come solo i grandi del vino italiano possono essere.

Nonché per la cosiddetta “critica enogastronomica italiana“, che ancora una volta si conferma in mano a una banda di improvvisati senza deontologia, da un lato; e di furbi professionisti che tacciono notizie clamorose e di rilevanza quantomeno nazionale (se sconvenienti), dall’altro. Ma quest’ultima, si sa, è una piaga senza soluzione, almeno senza un radicale ricambio generazionale. Cin, cin.

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