“Io bevo così” 2019: i migliori assaggi

Un successo l’evento dedicato ai vini naturali: 650 operatori e 450 attività commerciali coinvolte


MILANO –
Se c’è una manifestazione di vini naturali che, negli anni, è cresciuta senza il clamore degli slogan e gli slogan del clamore, quella è “Io bevo così”. Andrea Pesce e Andrea Sala, imprenditori con la testa sulle spalle, ne hanno dato prova lo scorso lunedì all’hotel Excelsior Gallia di Milano, location prescelta per la sesta edizione della kermesse meneghina.

Buono il riscontro di pubblico, con 650 operatori intervenuti tra Horeca e stampa e 450 attività commerciali coinvolte. Buono anche il livello dei vini in degustazione, anche se i veri “lampi di luce” si contano sul palmo di una mano. E permane il punto di domanda dell’attendibilità del vino naturale nella ristorazione.

Una parte consistente dei vignaioli dimostra grande dimestichezza nelle pratiche in vigna e in cantina. Ma c’è anche una buona fetta di produttori che alza le mani ancor prima di versare il vino nel calice.

Frasi come “La bottiglia ha fatto un bel viaggio, si deve un po’ sistemare”, oppure “E’ stata un’annata difficile, se non volevamo intervenire sul vino ‘chimicamente’ questo è il massimo che potevamo ottenere”, non depongono certo in favore dell’auspicabile proliferazione dei vini naturali (quelli buoni, of course) sulle carte dei vini dei ristoranti.

I MIGLIORI ASSAGGI A IO BEVO COSI’ 2019

Spazio alle realtà meno conosciute nella nostra scaletta dei migliori assaggi di “Io bevo così 2019“. Doverose le menzioni ai friulani di Vignai da Duline e agli umbri di Raína: vignaioli che si confermano sempre ad altissimi livelli nel panorama dei vini naturali italiani.

IL PODIO
1) Refosco dal Peduncolo Rosso 2014 “Morus Nigra”, Vignai da Duline  (5 / 5)
Il vero Vino manifesto di Vignai da Duline, capace di racchiudere ed esemplificare la filosofia produttiva della cantina di San Giovanni al Natisone (UD). Ovvero: recupero e conservazione di vecchi cloni, sostenibilità, rispetto del terroir e della tipicità del vitigno, esaltate da un Refosco esemplare in termini di equilibrio organolettico.

2) Umbria Rosso Igt / Sagrantino di Montefalco Docg 2014 “Campo di Raína”, Raína  (5 / 5)
Doppia indicazione (Igt e Docg) per questo rosso potente dell’Umbria. Doppia perché la commissione tecnica della Docg ha pensato di bocciare (la prima volta) il campione di Francesco Mariani. Per poi ripensarci, riassaggiandolo. Il vino è dunque in commercio attualmente come Umbria Igt Rosso. Ma da febbraio sarà Docg.

3) Valtellina Superiore Docg 2008, Le Strie  (5 / 5)
Tre vini di altissimo livello nella gamma di questa piccola azienda agricola di San Gervasio di Teglio (SO). Su tutti il Valtellina Superiore Docg: bello per il frutto e per il naso finissimo, ma soprattutto perché il terreno dà la netta impressione di prevalere sul legno. Un rosso valtellinese che pare aver fatto un patto col Diavolo in termini di longevità. Del resto, l’Inferno è dalle parti di Sondrio. “Regalato” in cantina: 17 euro (13,40 all’Horeca).

LE SCOPERTE
1) Ghemme Docg 2011 “Il Motto”, La Torretta. Colpisce questo rosso dell’Alto Piemonte per la precisione del disegno, in un’annata calda come la 2011. Freschezza, tannino integrato ma ancora in evoluzione, splendida chiusura, lunga, balsamica, con ricordi fumé e di cioccolato. Prezzo incredibile: 13 euro all’Horeca, 20 euro in cantina.

2) Brandisio 2010, Oreste Tombolini. “B” come “Brandisio”, da mettere sul dizionario dei sinonimi sotto la voce “Primitivo”. Un esemplare di rara finezza il 2010 di Oreste Tombolini, fiero “vitivinicoltore per vocazione” di Grottaglie (TA). Una chicca: appena 1.500 bottiglie sulle 10 mila prodotte complessivamente nei 2 ettari di proprietà.

3) Colli del Limbara Bianco Igt 2017, “Fria”, Deperu Holler. Un Vermentino “old style“, che a un naso fruttato e minerale fa seguire un palato pieno, caldo e strutturato, succoso e al contempo verticale.

4) Igt Toscana Sangiovese 2013 “Il Bruno”, Le Verzure. Per vicinanza ai colli di Montalcino, un Brunello in miniatura, anche nel prezzo: 17,40 euro per questo rosso di Murlo (SI), davvero intrigante per la trama di frutti di bosco, spezie e il tannino di gran prospettiva.

5) Ravenna Igt Bianco 2017 “Sabbiagialla”, Cantina San Biagio Vecchio. Un rosso vestito da bianco questa Albana prodotta nella zona di Faenza (RA). Note di sambuco nette al naso, avvolgenti come la frutta. In bocca, tannino e freschezza. Vino “wow”.

6) Vino Bianco 2017 “Brezza”, Luca Fedele. C’è sostanza oltre al volto “social oriented” di Luca Fedele. Una bella linea quella del giovane produttore friulano di Corno di Rosazzo (UD). In particolare, nel mare magnum del Pinot Grigio, si distingue il suo “Brezza”. Un bianco pieno, carico, giocato su una sapiente permanenza sui lieviti. Certamente uno dei bianchi più gastronomici di “Io bevo così” 2019. Di Fedele, ottimo anche il Refosco 2016 “Clap Ros”.

7) Vino Bianco 2017 “Fùnambol”, Podere Sotto il Noce. Massimiliano “Max” Brondolo ha trovato l’amore e le vigne in Emilia, nella zona di Castelvetro (MO). Il bianco fermo “Fùnambol” 2017 è il suo biglietto da visita: un Trebbiano di Spagna femminile, che regala un naso e un palato di suadente aromaticità e gran persistenza. Ottimo anche “Franzes”, il fruttato blend di uve Lambrusco di questo vignaiolo determinato (a buona ragione) a imporsi sul mercato con una produzione di qualità.

QUALITA’ PREZZO

Senza dubbio il modo migliore per definire l’intera linea di Tenuta Lenzini, piccola realtà di Capannori, in provincia di Lucca. Ottimo rapporto qualità prezzo per il “vino base”, il Colline Lucchesi Doc “Casa e Chiesa” 2016: frutto, consistenza e gran pienezza per questo Merlot affinato in acciaio (10 euro).

Serviva un vino dell’estate nella gamma. Ecco come nasce “Casa e Chiesa B-Side” 2017, il rosato di Tenuta Lenzini: da bere col secchiello questo Merlot vinificato in rosa (12 euro). Poteva mancare il vino da dolce o da meditazione? Il Toscana Igt 2003 “Dolcemente Lenzini” è un’altra etichetta interessante: un Merlot passito che non stanca mai (29 euro).

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