Vendemmia 2018 senza voucher: “Persi 50 mila posti di lavoro”. Appello Coldiretti al nuovo governo

Senza voucher, saranno 50 mila i posti di lavoro occasionali persi da giovani studenti e pensionati. Un dato, secondo Coldiretti, che taglierà le gambe a tante aziende vitivinicole in occasione della vendemmia 2018.

“L’Italia – afferma il presidente la Coldiretti Roberto Moncalvo (nella foto) – non può permettersi di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia”.

“Per questo – aggiunge Moncalvo – il nuovo Parlamento e il Governo hanno il dovere di ripensare a uno strumento per il settore che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito di cui c’è particolarmente bisogno”.

LA BATTAGLIA
L’associazione degli agricoltori denuncia così, nuovamente, gli effetti della riforma dei voucher, “che ha di fatto praticamente azzerato questa opportunità per integrare il reddito delle categorie più deboli, ma anche per avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati”.

“L’estate – sottolinea la Coldiretti – coincide con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne a partire dalle attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino ad arrivare alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre”.

Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’, il 68% dei giovani italiani sarebbe disponibile a partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta ma la nuova normativa “è stata un vero flop in agricoltura dove ha fatto crollare del 98% in valore l’uso dei buoni lavoro per effetto di in primis di un eccesso di inutile burocrazia”.

Carte su carte di cui, in parte “non irrilevante”, è “responsabile la piattaforma informatica creata dall’Inps che non tiene in considerazione le specificità del lavoro nei campi”, denuncia ancora Coldiretti.

“La situazione attuale – sottolinea l’associazione – rende di fatto inutilizzabile il nuovo strumento con pesanti effetti sull’economia e il lavoro dei territori interessati ma anche la perdita di una importante opportunità di socializzazione all’interno delle comunità locali”.

In difficoltà le stesse imprese agricole, “per l’addio ad una modalità di pagamento che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso”.

L’ORIGINE DEI VOUCHER
I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 per la vendemmia proprio per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne.

“Nel corso degli anni successivi – evidenzia Coldiretti – l’agricoltura è stata l’unico settore che è rimasto praticamente ‘incatenato’ all’originaria disciplina ‘sperimentale’ con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione”.

Non è un caso che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile dal 2011. “In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno prima dell’abrogazione circa 2 milioni di voucher, più o meno dei 5 anni precedenti pari all’incirca a 350 mila giornate/anno di lavoro che hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori”.

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