Terre Sicane e Monreale: il nuovo Eldorado della viticoltura (e dell’enoturismo) in Sicilia

Viaggio nell’area centro occidentale dell’isola, alla scoperta di sei cantine del circuito “en Primeur”


A ovest, Marsala. A est, l’Etna. Giù, ancora più a sud, Avola col suo famoso “Nero”. Se avessero una maglia da indossare, le Terre Sicane avrebbero quella del gregario. Lontane dalle rotte più battute dagli enoturisti in Sicilia, si estendono a ragnatela nella provincia di Agrigento. E poi su, fino a lambire Contessa Entellina: unico Comune palermitano di quello che, in realtà, è considerato un triangolo d’oro della viticoltura siciliana.

Per scoprirlo basta leggere l’etichetta dei vini che giungono nei ristoranti di mezza Italia. Non si parla di “Terre Sicane” ma di “Sicilia”, brand più spendibile sui mercati (anche internazionali). La provenienza delle uve, però, è proprio questa. Un’area di circa 20 mila ettari, in cui le varietà autoctone giocano un ruolo fondamentale.

A Grillo, Inzolia (noto anche come Insolia o Ansonica), Grecanico, Catarratto e Nero d’Avola sono state affiancate nel corso dei decenni varietà internazionali come Chardonnay, Viognier, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot. Perfetto il loro acclimatamento nel particolare microclima delle Terre Sicane.

E come in un gioco di prestigio dai risvolti mistici, esoterici, chiunque passi di qui avrebbe voglia di mettere le radici. Già, perché oltre agli orizzonti sterminati e selvaggi, rotti solo da vigneti, agrumeti, uliveti e strisce di asfalto che paiono disegnate con la matita dall’uomo, ci sono le spiagge del “Menfishire“.

Così sono state ribattezzate le coste del Golfo di Menfi, che sembrano fare a gara l’una con altra per la corona di “più bella”, a suon di granelli dorati o ciottoli bianchi come il latte. Angoli di paradiso protetti dalle forme dolci delle colline. Non è un caso che l’Unesco abbia voluto dichiarare l’Itinerario Arabo Normanno – poco lontano da queste meraviglie – “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

Si parla di monumenti. Di cattedrali, di piazze. Di palazzi e di chiostri. Di ponti e di cappelle, visitabili tra Palermo, Cefalù e Monreale. Tutte realizzate nello stile nato dall’incontro della cultura arabo-musulmana con quella normanno-cattolica.

Luoghi che sembrano ispirati dalla natura incontaminata che regna tutt’oggi attorno alle costruzioni dell’uomo. In un gioco profondo a compiacere Dio, che passa dallo stretto legame con la terra. Ed è proprio in uno dei centri più attivi dell’Itinerario Arabo-Normanno, Monreale, che si concentra una delle nuove frontiere del vino siciliano.

Il gruppo di viticoltori che si riunisce attorno al Consorzio sta dando nuova linfa alla Denominazione. Al punto che, in occasione di Sicilia en Primeur 2019 (qui i migliori assaggi assoluti), otto cantine hanno presentato alla stampa le loro etichette e le prospettive future del territorio.

La Doc Monreale è piccola (appena 50 mila bottiglie potenziali) ma con le idee chiare. Solo Catarratto e Insolia per i bianchi, Perricone e Nero d’Avola per i rossi, con la possibilità di realizzare anche vini spumanti. Un giusto coronamento, quello enologico, all’arte che si respira in ogni angolo di Monreale.

LE CANTINE E I MIGLIORI ASSAGGI


ALESSANDRO DI CAMPOREALE – C.da Mandranova Camporeale (PA)

Una famiglia impegnata in viticoltura sin dai primi del 900, che vede nei fratelli Rosolino, Antonino e Natale, affiancati dai figli Anna, Benedetto (nella foto) e Benedetto, gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche.

Una viticoltura di alta collina, attenta al rispetto del territorio, che dà vita a vini freschi, eleganti e piacevolmente equilibrati. Vini che nascono in vigna, tra i filari, e dalla passione delle persone che li conducono. Da Alessandro di Camporeale le nuove generazioni riscoprono l’orgoglio della propria identità, condividendo un progetto produttivo che ha solide radici storiche.

  • Metodo classico 2016 (anteprima)
    Prima prova di spumantizzazione per Alessandro di Camporeale, con la varietà Catarratto (varietà extralucido): 24 mesi sui lieviti (l’obiettivo è di arrivare a 36), tiraggio 03/2017, dosaggio zero. Buccia di limone, accenni di pepe bianco e di zenzero, risvolti erbacei pregevoli al naso. Ingresso di bocca verticale, citrico. Centro palato salino e chiusura su ritorni agrumati. Una buona prova.
  • Bianco Doc Sicilia Catarratto “Vigna di Mandranova”
    Bianco con grandi capacità di migliorare nel tempo, come dimostra l’assaggio di diverse annate. In questo caso il biotipo di Catarratto è il Lucido. Colpisce per la capacità di essere al contempo verticale e largo, nel gioco tra note fruttate e minerali saline.
  • Rosso Doc Sicilia Syrah “Kaid”
    Senza dubbio il rosso più rappresentativo della cantina. In generale, tra i migliori Syrah in commercio in Sicilia. Vino buono giovane, ma che mostra ottime capacità di affinamento, come dimostra la vendemmia 2012, in stato di grazia. Un Syrah potente, fresco, connotato da note fruttate di gran precisione e tannini eleganti.



CANTINA TENUTA RAPITALÀ – C.da Rapitalà Camporeale (PA)

Nel 1968 Hugues Bernard conte de la Gatinais, nato in Francia nel 1940, sposa Gigi Guarrasi, discendente di una grande famiglia palermitana. Con lei si impegna in una appassionante e coraggiosa avventura: la ricostruzione con criteri moderni della cantina distrutta dal terremoto della Valle del Belice.

La più grande attenzione del conte de la Gatinais viene dedicata alla riconversione varietale e colturale dei vigneti. Già trent’anni fa in Sicilia vengono affiancati ai vitigni autoctoni i grandi vitigni francesi. L’opera iniziata da Hugues de la Gatinais e dalla moglie viene portata avanti dal figlio Laurent (nella foto) con la stessa cura e la stessa passione.

La tenuta (parte del patrimonio del Gruppo italiano vini, Giv) oggi si estende per 225 ettari nel territorio che da Camporeale declina verso Alcamo, su dolci colline fra i 300 e i 600 metri. Una terra dove si alternano argille e sabbie.

La perfetta esposizione e la composizione del suolo la rendono ideale per la coltivazione dei vitigni più pregiati. Dopo la vendemmia, le più moderne tecniche di vinificazione consentono di realizzare vini eccellenti, dalle fasce destinate alla Gdo a quelle premium.

  • Terre Siciliane Igt Chardonnay 2016 “Grand Cru”
    Dodici mesi circa di barrique per questo Chardonnay emblema della filosofia della famiglia fondatrice. Un vino che guarda alla Francia e alla Borgogna, con estrema eleganza. Vino di grande gastronomicità.
  • Vendemmia Tardiva Alcamo Doc 2016 “Cielo Dalcamo”
    Tra i vini “dolci” dal miglior rapporto qualità prezzo in Sicilia. Note di frutta matura e residuo zuccherino importante (150 g/l) per questo blend di Catarratto e Sauvignon Blanc, ben compensate dalla freschezza. Pregevole chiusura, su ritorni di liquirizia e zafferano.



BAGLIO DI PIANETTO – Via Francia Loc. Pianetto,  Santa Cristina Gela (PA)

I primi vent’anni di Baglio di Pianetto raccontano la storia di una grande caccia al tesoro. A Santa Cristina Gela, nella tenuta di Pianetto, e nella Val di Noto, nella Tenuta Baroni, il Conte Paolo Marzotto è riuscito a realizzare vini capaci di esaltare due terroir siciliani diversi e unici, attraverso il savoir faire dei grandi chateaux francesi.

Nel 2016 Baglio di Pianetto ha completato la conversione in biologico di tutti i 160 ettari di vigneti delle tenute, con lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità dei propri vini e di garantire una produzione in linea con le richieste dei consumatori di tutto il mondo, sempre più preparati ed esigenti.

Oggi Baglio di Pianetto è una realtà produttiva completa e attiva anche sul versante dell’ospitalità e dell’enoturismo. Con L’Agrirelais – a pochi chilometri da Palermo – l’eno appassionato può vivere un’esperienza a tutto tondo, dove vino, buona tavola e quiete concorrono a definire il profilo d’eccellenza voluto dalla famiglia Marzotto.

  • Monreale Doc Bianco 2018 “Murriali”
    Esordio nella Doc Monreale per Baglio di Pianetto. Naso connotato da una impronta minerale netta, unita a una vena floreale. In bocca conferma sapidità e freschezza. Un vino che si presta a un affinamento medio lungo.
  • Riserva Bianco Sicilia 2016 “Via Francia”
    Viognier in purezza, vendemmiato in due passaggi: uno per garantire la freschezza, l’altro per dare al vino rotondità e piacevolezza. Un risultato ottenuto nel calice in maniera ineccepibile.



FEUDO ARANCIO – C.da Portella-Misilbesi Sambuca di Sicilia (AG)

E’ sorta nel 2001, nel territorio di Sambuca di Sicilia (AG), la prima tenuta siciliana del gruppo trentino Mezzacorona. Assai ricca di storia e di fascino, l’azienda si estende per 280 ettari (240 dei quali vitati) attorno ad un meraviglioso baglio che ospita la cantina.

Nel 2003 si è aggiunta la tenuta di Acate (RG) che conta 690 ettari, di cui 450 vitati, e un caseggiato rurale del 1600 che tuttora riflette i fasti della nobiltà dell’epoca. Le uve, in particolare Nero d’Avola e Grillo, vengono coltivate e vinificate mediante tecniche e tecnologie ecosostenibili e all’avanguardia.

Uve che regalano vini di alta qualità a tutti i livelli (sia Gdo che Horeca) capaci di portare i colori e i profumi della Sicilia in 60 paesi del mondo. La sfida per il futuro? I vini senza solfiti aggiunti, con la prima etichetta di Nero d’Avola già in cantiere.

  • Sicilia Doc Riserva 2015 “Hedonis”
    Vigneti a Sambuca per questa Riserva di Nero d’Avola di Feudo Arancio potente, corposa ma al contempo fine ed elegante, anche grazie a un sapiente utilizzo del legno. Alle note di confettura di prugna e frutti di bosco si accosta una vena sapida e fresca. Chiusura su un tannino che parla di futuro. Solo 8 mila bottiglie: una chicca.
  • Igt Terre Siciliane Bianco Passito 2015 “Hekate”
    Zibibbo (Moscato d’Alessandria), Insolia e Grillo per questo vino dolce ottenuto tramite appassimento naturale in pianta. Convince al palato, dove sfodera una consistenza tattile che ben riequilibra l’abbondante residuo zuccherino (120 g/l). Perfetto per accompagnare i formaggi.


MANDRAROSSA (CANTINE SETTESOLI) – SS 115 Menfi (AG)

Cantine Settesoli è una comunità di viticoltori siciliani, un autentico distretto del vino nella provincia di Agrigento: tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice. Fondata nel 1958 a Menfi, oggi conta 2 mila soci, una superficie vitata di 6 mila ettari, 32 cultivar in produzione, tre stabilimenti enologici dedicati alla vinificazione.

Oggi Settesoli esporta quasi il 70% della sua produzione in oltre 40 paesi esteri. Mandrarossa ne è il fiore all’occhiello. O meglio “la figlia”, per dirlo con le parole del presidente Giuseppe Bursi. Interessa 500 dei 6 mila ettari complessivi di Settesoli.

Il brand top di gamma si distingue per il suo carattere innovativo e moderno, anche nelle etichette che strizzano l’occhio all’arte. I vigneti crescono lungo la costa sud occidentale della Sicilia, a Menfi. I vigneti crescono su colline caratterizzate da 5 tipologie di suoli e diverse esposizioni.

  • Grecanico Dorato 2018 “Costadune”
    Naso di mandarino maturo, completato da una vena sapida e fresca, mentolata (timo). Perfetta corrispondenza al palato. Un vino che fa della facilità di beva il suo punto di forza, senza scadere nel banale.
  • Bianco Sicilia Doc 2017 “Bertolino Soprano” e Rosso Sicilia Doc 2016 “Terre del Sommacco”
    Suoli 100% calcarei per le ultime due etichette top di gamma di Mandrarossa: si tratta dei “Vini di Contrada”. Un Grillo e un Nero d’Avola in purezza, frutto di un particolare microterroir. “Bertolino soprano” è bianco fresco, diretto, senza fronzoli. Così anche “Terre del Sommacco”. Un rosso contraddistinto da una buona verticalità e da note fruttate croccanti.


CENTOPASSI – Contrada Don Tomasi, San Cipirello (PA)

Centopassi è l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra che coltivano terre confiscate alla mafia in Sicilia. Le vigne sono distribuite nell’Alto Belice corleonese e i suoi vini raccontano la diversità di ogni vigna, dei suoli che le contraddistinguono e dei vitigni che di volta in volta ne esaltano le caratteristiche.

Scenari aperti, incontaminati, con formazioni di origine calcarea che spuntano come megaliti sull’altopiano di Corleone, dall’altitudine media elevata, rendono questo angolo di Mediterraneo il luogo ideale per la crescita ottimale della vite.

Le escursioni termiche, i venti, la composizione del terreno, la simbiosi raggiunta con i vitigni selezionati, portano il terroir nel calice. L’obiettivo di Centopassi è l’eleganza, la freschezza, la massima bevibilità dei vini.

  • Grillo 2017 “Rocce di Pietra Longa”
    Uve provenienti dal Comune di Monreale. Naso d’agrumi ingentiliti da una vena leggera di miele e verbena. Mineralità spiccata che in bocca diventa salina. Un Grillo a due marce, in perfetto equilibrio tra loro: quella dura, verticale e salina; e quella rotonda, fruttata.
  • Terre Siciliane Igt 2017 “Cimento di Perricone”
    Gran tipicità per questa etichetta manifesto del Perricone siciliano. Al naso le note tipiche di piccoli frutti di bosco, con accenni selvatici. In bocca la giusta ruvidezza e tannicità, prima di una chiusura leggermente amaricante. Un vino che disegna una Sicilia rustica, diversa da quella degli altri rossi più noti.

Terre Sicane e Monreale: il nuovo Eldorado della viticoltura siciliana

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