Numeri da record per I Rossi del Rosa Slow Food: ecco la nostra selezione di Nebbioli

Il bel tempo e la ricollocazione della manifestazione a metà marzo aiutano Slow Food. Record di presenze domenica 20 marzo in Alto Piemonte per “I Rossi del Rosa”. La terza edizione della manifestazione organizzata da Cantine a Nord Ovest ha visto la partecipazione di 550 persone. “Numeri alti – commenta Leo Rieser, responsabile Eventi di Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta – che di solito riusciamo a raggiungere solo per gli eventi legati al Gavi, sulla cresta dell’onda ormai da 17 anni”. Riflettori puntati per un giorno intero, dalle 10 alle 18, su ventidue produttori di Nebbiolo (e non solo) distribuiti in tre province: Vercelli, Novara e Biella. Tutti uniti dal rispetto per il territorio, vero mantra della Chiocciola. “Lo scopo – aggiunge Leo Rieser, nella foto sotto – era far conoscere l’Alto Piemonte e i suoi vini di qualità a un pubblico più vasto possibile, comunemente abituato a pensare solamente a Langhe e Roero.

I Nebbioli del Nord sono invece prodotti di grande qualità, che meritano certamente meritano assolutamente una simile ribalta. E adesso tocca al Giro del Nizza, in programma per il 17 aprile”. Per esigenze espresse da alcune aziende agricole, numerosi produttori di Bramattera Doc hanno preferito darsi un punto comune di ritrovo. Il tour di vinialsupermercato.it inizia proprio da Casa del Bosco, Biella, piccola frazione del Comune di Sostegno che ospita il Museo del Bramaterra. Un vero e proprio mausoleo in cui sono conservati documenti storici sulla viticoltura locale, d’interesse anche didattico, oltre a strumenti antichi come il torchio, lo sgranatoio a mano, tini, gerle per la raccolta dell’uva e altri curiosi attrezzi d’epoca.

LE DEGUSTAZIONI
Dal sapiente blend tra uve Nebbiolo, Croatina, Bonarda (Uva Rara) e Vespolina, in percentuali definite dal rigido disciplinare, si produce il vino Bramaterra. Le uve provengono dai vigneti di Roasio, Lozzolo, Sostegno, Villa del Bosco, Masserano, Curino e Brusnengo. Tra i vini in degustazione segnaliamo su tutti il Bramaterra 2012 dell’azienda vitivinicola Antoniotti Antoniotti Odilio di Sostegno. Di un rubino brillante, trasparente come vuole la base Nebbiolo, offre al naso sentori floreali di viola e piccoli frutti di bosco. Il vino è stato portato sul posto dallo stesso produttore ed è ancora piuttosto freddo al momento della degustazione. Ci mette un po’ ad aprirsi e sprigionare la carica dei terziari, copiosa: dal tabacco al cuoio, con una punta di pepe. Vino di corpo, rotondo, d’acidità spiccata ma ben vestita, fa registrare 14 gradi di percentuale d’alcol in volume. Evidenti i margini di miglioramento negli anni a venire. Buono anche il Coste della Sesia Doc 2013 di Antoniotti: un base Nebbiolo (95%) cui viene addizionata ogni anno una percentuale differente di Croatina, Vespolina e Uva Rara che colpisce soprattutto per la persistenza e l’intensità retro olfattiva, oltre alla beva davvero elegante e fine. Ottimo il rapporto qualità prezzo: 18 euro per il Bramaterra Doc 2012, che scendono a 12 per il Coste della Sesia Doc 2013. Restiamo invece soddisfatti ‘a metà’ dall’assaggio del Bramaterra Riserva 2007 de La Palazzina di Montà Leonardo (Roasio, Vercelli). Quarantotto mesi in legno utili a smorzare le spigolosità del Nebbiolo, riducendolo forse un po’ troppo: 12,5%, ottima acidità, ma un corpo che ci saremmo aspettati più ‘muscoloso’.
TRAVAGLINI GATTINARA
Si risale in auto con destinazione Gattinara. Il navigatore satellitare segna l’indirizzo di uno dei riferimenti della zona: l’azienda vitivinicola Travaglini di via delle Vigne 36. Si registra un po’ di ressa, ma l’ottimo staff accoglienza è svelto nell’organizzare i gruppi di visitatori. Veniamo condotti nelle cantine, dove in gigantesche botti grandi di rovere di Slavonia riposa il prezioso nettare, che ha contribuito a diffondere il verbo dei Nebbioli del Nord Piemonte fuori dai confini regionali e nazionali. La “base” Travaglini riposa 3 anni in legno, la Riserva 4. Si tratta di roveri presenti dal ’58 nelle cantine del fondatore Giancarlo. Il Gattinara 2011 sarà presentato al Vinitaly 2016. Per la nuova Riserva se ne riparla nel 2018. Tutti i vini della linea Travaglini, oltre alle botti grandi, subiscono una maturazione in barrique della durata variabile tra i 7 e i 9 mesi. In questo caso si tratta di legni sostituiti ogni 3 anni. Più di mille barrique in bella mostra. E accatastate su un bancale “a testa in giù”, a riposare alla stregua dello Champagne nelle pupitres, si scorgono le bottiglie di Nebolè: è il Metodo Classico Travaglini. Quarantotto mesi sui lieviti, anche per la 2011, seconda ‘edizione’ delle bollicine Nebbiolo 100% Extra Brut, made in Gattinara. Trentatré euro il costo, giustificato non solo dalla tiratura limitata (meno di 2 mila bottiglie) ma anche dal fatto che la vinificazione viene condotta ad Alba. Il gruppo di visitatori viene dunque condotto nell’ampia sala di degustazione dei vini Travaglini, presenti anche in alcune enoteche della Gdo. Si parte dal Coste della Sesia 2014 (13,5%, 9,50 euro): rosso rubino intenso, al naso ribes, lampone; tannino vivo, grande acidità, che conferisce piacevolezza e freschezza a una beva morbida, rotonda. Il Gattinara “base” è invece della vendemmia 2010 (13,5%, 14,50 euro). Di colore granato aranciato, al naso regala note minerali, floreali e fruttate. Aprendosi nel calice dona il meglio di sé: liquirizia dolce, cuoio. La grande acidità e freschezza in entrata fa spazio alla sapidità finale, sostenuta da un tannino vivo, elegante. Tre Vigne 2010 (13,5%, 22,30 euro) è il vino più ruffiano della Travaglini. Quello che, per intenderci, fa strage di donne e giovani. Il prodotto più beverino della linea, ottenuto da tre microclimi differenti di Gattinara. Tre vigne, appunto, il cui frutto viene sapientemente mixato. Un vino di più facile e immediata lettura, con le sue note fruttate (bacca rossa) e balsamiche, tra le cui righe scorgiamo anche una parte ‘vegetale’, che ricorda il rosmarino, e una curiosa nota dolce di cipolla caramellata, a fare da eco alle note speziate di cuoio e liquirizia. L’acidità spiccata lo
rende vino capace di maturare ancora per diversi anni. Finiamo in bellezza, quasi ad occhi chiusi, con Il Sogno 2010 (15,5%, 49,50 euro), il vino da uve appassite di Travaglini, in stile “Sforzato” o “Amarone”. Lo spettro gusto olfattivo impressiona e la maggior parte dei sentori offrono corrispondenza. Si va dalla prugna all’albicocca sciroppata, per passare alla scorza d’arancia in confettura e all’uvetta sotto spirito, sino a sentori più complessi e speziati come cannella, chiodi di garofano, curcuma. Cento giorni sui graticci ad appassire per le uve 100% Nebbiolo stramature, poi sottoposte a 4 mesi di rovere. Vino sontuoso da meditazione, o da accompagnare al dolce, registra una straordinaria persistenza.
ANZIVINO
Nel cuore di Gattinara, facciamo dunque visita alla Anzivino Viticoltori. Un’azienda relativamente giovane, fondata nel 1998 da due milanesi, Emanuela e Sabrina, che hanno deciso di dare una svolta alla loro vita, ridando lustro a una vecchia distilleria chiusa da anni a Gattinara, trasformandola in azienda vitivinicola. Marco, del servizio accoglienza, guida i suoi ospiti in un viaggio tra i vini Anzivino che ci porta a segnalare, su tutti, il Bramaterra Doc 2013: 60% Nebbiolo, 30% Croatina e un 10% tra Uva Rara e Vespolina. Possiamo definirlo in assoluto il miglior Bramaterra in degustazione nella giornata, in termini di prontezza e potenzialità future. Di colore rosso rubino tendente al granato, offre un olfatto intenso, florale di viola e fruttato di lamponi e ribes. L’affinamento di 24 mesi, di cui almeno 18 in legno, dona complessità a un nettare che assume tinte eteree e regala sentori di vegetali di rosmarino, salvia, mentuccia e speziati di cuoio e liquirizia. Un vino di corpo e struttura, eppure morbido, rotondo, molto fresco e di buona sapidità. Al cospetto del Bramaterra Doc Anzivino rischiano di finire in secondo piano i due Gattinara, anche se la Riserva merita più d’una menzione. Interessante anche il Faticato Coste della Sesia Nebbiolo Doc 2007 Anzivino. Le uve provenienti dai vigneti più impervi, dopo la vendemmia arrivano in cantina e vengono delicatamente distese su graticci, sui quali appassiscono fino al mese di dicembre. La fermentazione avviene nei tradizionali tini di legno. Il vino viene poi affinato in legno medio-piccolo di secondo o terzo passaggio per almeno due anni, con un ulteriore anno di riposo in bottiglia. Anzivino è stato il primo produttore in zona a pensare a un vino da appassimento che, per la vendemmia in degustazione, è stato sottoposto a una maturazione di 5 anni in rovere. Ne scaturisce un vino sullo stile Sforzato-Amarone che si presenta nel calice d’un rosso rubino intenso con riflessi granati. Il profumo è invitante, complesso e intenso, ma al palato lo avremmo preferito più strutturato e persistente. Il rapporto qualità prezzo (che si aggira attorno ai 24 euro), giustifica comunque il gap con il prodotto di riferimento per tipologia della zona, Il Sogno di Travaglini (49,50 euro).
IOPPA
Dopo un tour alla Cantina del Castello Conti di Maggiora (Novara), pittoresca location che non riusciamo ad annoverare tra le più memorabili, in termini di prodotti offerti in degustazione, ci spostiamo in quella che, a conti fatti, risulterà la vera “sorpresa” della giornata. Parliamo dell’azienda vitivinicola Ioppa Fratelli Gianpiero e Giorgio di Romagnano Sesia, Novara. Qui a guidarci c’è il giovane Luca, settima generazione di una famiglia di agricoltori di cui si hanno tracce già a partire dal 1852. Siamo al cospetto di un’attività agricola che ha saputo riconvertire la produzione dal cerealicolo al vitivinicolo. Un processo iniziato a metà degli negli anni Novanta, che ha portato i terreni vitati della Ioppa a crescere dai 7 ettari degli dell’anno 2000 agli oltre 20,5 ettari attuali. E un alto ettaro e mezzo è pronto per essere impiantato durante la Primavera 2016, con l’obiettivo di raggiungere i 30 ettari complessivi entro i prossimi 10 anni. Luca Ioppa mostra le aree di produzione della cantina. Una cantina proiettata principalmente al mercato estero. “Produciamo complessivamente circa 140 mila bottiglie – spiega il giovane viticoltore -. La parte del leone è riservata al Nebbiolo Rosato, con 65 mila bottiglie. Si tratta del prodotto più apprezzato nel nostro mercato di riferimento, la Norvegia. Di recente stiamo entrando anche in Svezia, mentre siamo già presenti e strutturati in Paesi come Stati Uniti e in Giappone”. In Italia, Ioppa si è di recente slegata da un canale di distribuzione horeca della zona, affidandosi a una rete interna di rappresentanti. Una scelta dovuta alla necessità di legarsi a doppio filo con la ristorazione locale. Dopo il tour della cantina ci concentriamo su una degustazione che lascia il segno. A sorprendere è il vino bianco San Grato, di cui vengono prodotte 3 mila bottiglia. Si tratta di un vendemmia 2014 a base Erbaluce (60%), cui vengono addizionati un 30% Timorasso e un 10% Traminer aromatico. Le percentuali di uva variano di anno in anno, così come è variata la percentuale di alcol in volume, passata dagli 11,5 gradi della vendemmia 2014, ai 14% della vendemmia 2015. Il San Grato Ioppa 2014 si presenta nel calice di un giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso richiami di pesca e frutta tropicale (ananas), ma è al palato che dà il meglio di sé: la sapidità accentuata è bilanciata dalla struttura conferita all’Erbaluce dal Timorasso. Ne scaturisce un bianco semplice ma di corpo, intenso e persistente nel retro olfattivo, che ci piacerebbe abbinare all’istante a un piatto di buon sushi o sashimi. Un vino base fuori dagli schemi, al costo di soli 5 euro: da provare. Passiamo dunque al rosato Colline Novaresi Doc Nebbiolo Ioppa: un vino intrinsecamente legato al mercato cui è destinato, ruffiano, piacione, in cui la buona vena acida è smorzata da una percezione fruttata zuccherina. Piace ai norvegesi e noi ce ne compiacciamo. Ottimo invece il Ghemme Docg Bricco Balsina 2006, ottenuto da un vigneto con esposizione a sud-ovest situato nella zona più vocata del paese, denominata appunto “Balsina”, con un terreno alluvionale ricco di sali minerali che consente alle radici di scavare in profondità, alla ricerca dei migliori elementi nutritivi. Si tratta di un blend Nebbiolo (85%) Vespolina (15%), invecchiato 4 anni in legno, di ottima mineralità e acidità, che si distingue per struttura, corpo e persistenza. Ne vengono prodotte 3 mila bottiglie.  Degno di nota anche Stransì (2000 bottiglie), il passito di Vespolina di casa Ioppa, unico produttore che lo realizza con questo uvaggio autoctono. Un vino dolce, da dessert, che si presta anche all’abbinamento con il gorgonzola piccante. La Vespolina, uva tannica e strutturata, conferisce tali caratteristiche anche al passito in questione, che risulta tutt’altro che stucchevole. Chapeau. Viene prodotto ininterrottamente dal 2005. “Mio padre e mio zio – spiega Luca – si ricordavano che mio nonno, loro padre, durante il periodo delle feste di Natale era solito portare in tavola un vino dolce, ottenuto da una produzione ad hoc. Da questa tradizione è nata l’idea di un vino passito ottenuto dalle prime uve raccolte dal 10 al 15 settembre, dunque con un grado di acidità che consenta l’invecchiamento, lasciate appassire fino alla fine di febbraio. Da 100 chili d’uva otteniamo 10-15 litri di vino, a dimostrazione della grande ricercatezza che cerchiamo di conferire al prodotto. In seguito alla fermentazione – continua Luca Ioppa – il vino viene invecchiato in legno. Raggiunge i 15-16 gradi e, attualmente, abbiamo in legno la vendemmia 2008, che presto sarà imbottigliata”.
CANTALUPO E NERVI
Degli Antichi Vigneti di Cantalupo (Ghemme) abbiamo già speso “ampie” pagine del nostro wine blog. E per chi ancora non lo conoscesse, invitiamo tutti i winelovers a visitare il regno dell’immenso Alberto Arlunno, uomo di grande cultura e profonda sensibilità, ben oltre il mondo del vino. Qui, invece, il nostro reportage dalla cantina Nervi.

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