Patto sul vino di qualità in Gdo: sì di Coldiretti all’ipotesi di WineMag.it

La proposta di un tavolo di lavoro convince Domenico Bosco, responsabile nazionale settore Vino

EDITORIALE – Nei giorni scorsi, attraverso un editoriale, avanzavo la proposta di un “Patto sul vino di qualità” nella Grande distribuzione. L’ipotesi piace a Coldiretti che, attraverso il responsabile nazionale settore Vino, Domenico Bosco, si dice pronta ad aderire, dando seguito alla richiesta di un tavolo di lavoro, coordinato dal Mipaaf e partecipato dalle insegne Gdo, al quale possano sedersi gli attori della filiera del vino italiano, assieme ai rappresentanti delle associazioni che, ad oggi, faticano a trovare spazio sugli scaffali del supermercato, per via delle dinamiche attuali.

È il caso di realtà come la Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) o di VinNatur, espressioni di “trend” che, messi a sistema, potrebbero rendere un grande servizio al settore traino dell’agroalimentare italiano.

Il “Patto sul vino di qualità” nella Gdo consentirebbe ai piccoli produttori, maggiormente colpiti da calamità come dazi ed epidemie (vedi Covid-19), di poter contare su un altro segmento di vendita, da accostare a un’Horeca in ginocchio e a rischio, oggi come in futuro.

Il tutto, ovviamente, non senza una modifica organica della percezione del “Vino di qualità” all’interno dei supermercati, che prenda avvio dalle scaffalature e dai display per trovare pieno compimento in aspetti come le logiche di approvvigionamento, atte a valorizzare l’artigianalità del Made in Italy enologico.

Un piano strutturale, insomma, che consenta da un lato alla Gdo di alzare lo scontrino medio alla voce “vino”. E, dall’altro, ai produttori di qualità di vedersi riservato un trattamento Horeca (in termini di assistenza al cliente, corretta rotazione del prodotto e valorizzazione dello storytelling e dell’esclusività) sotto il tetto di una Gdo sempre aperta al pubblico e meno soggetta ai cicli mestruali della politica internazionale e di Madre Natura.

“Aderiamo a questa ipotesi? Sicuramente sì – commenta il responsabile nazionale settore Vino di Coldiretti, Domenico Bosco – ma con una premessa: che non si voglia parlare di annullare l’Horeca in favore della Gdo, anche perché da sola, la grande distribuzione, non può sostituire in toto la rete di enoteche e ristoranti in cui trova ‘sfogo’ il vino di qualità italiano”.

“La situazione attuale, come dimostrano i dati in possesso di Coldiretti – continua Bosco – dimostra che l’azzeramento delle vendite dei negozi fisici Horeca ha portato a un incremento tra il 4 e il 10% della Gdo e del sostanziale raddoppio del giro d’affari dell’online, che passa dall’1% a meno del 3%”.

Chiaro che una maggiore attenzione della Gdo ai prodotti di nicchia, messa a sistema e non solo riservata alle scelte di singoli o isolati punti vendita, potrebbe portare benefici a tutto il settore del vino italiano”.

“Più in generale – continua Bosco – non va dimenticato che alcune delle battaglie di Coldiretti si sono rivolte proprio alla Grande distribuzione. In questo senso, un ‘Patto sul vino’ che garantisca ai piccoli produttori una giusta remunerazione e una sostanziale ‘protezione’ da eventuali fenomeni di speculazione, non può che trovarci favorevoli”.

Anche perché per i produttori di nicchia si tratterebbe soltanto di avere un’opzione in più per giocarsi la vendita dei loro vini di qualità, in una Gdo che dovrebbe attrezzarsi per garantire gli standard delle enoteche”.

“Un eventuale ‘Patto sul vino’ che veda protagonisti piccoli produttori e insegne – conclude il responsabile nazionale settore Vino di Coldiretti – potrebbe inoltre favorire ulteriormente il trend positivo del biologico e della valorizzazione delle produzioni di nicchia di ogni singola regione d’Italia”.

A comprovare la necessità di una piano strutturale che veda protagonista il vino in Gdo sono gli ultimi riscontri dai Consorzi. Covid-19 sta infatti portando soldi nelle casse dei produttori disposti a dialogare con la Grande distribuzione. Risalgono a ieri i dati del Chiaretto e del Bardolino, due grandi denominazioni del Veneto.

“Assecondando le esigenze delle famiglie – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino – la Gdo ha incrementato la domanda di vini quotidiani e accessibili, capaci di esprimere una precisa identità e una qualità molto affidabile. Noi che abbiamo spinto il Chiaretto e il Bardolino in questa direzione stiamo raccogliendo frutti anche in una fase così delicata”.

I numeri danno la misura del fenomeno: 2,6 milioni di bottiglie di Chiaretto piazzate nei primi tre mesi del 2020 dai produttori gardesani nella grande distribuzione. Mezzo milione in più del primo trimestre dello scorso anno (+21,1%). Il Bardolino è a 3,6 milioni (+2,6%).

E a parlare della necessità di diversificazione dei segmenti, sempre in Veneto, è Cantina di Negrar. “Se c’è un messaggio che il settore enoico deve cogliere da questa situazione drammatica è proprio la necessità di rispondere velocemente alle nuove dinamiche cambiando le proprie strategie”, commentano all’unisono Renzo Bighignoli e Daniele Accordini, presidente e direttore della cooperativa della Valpolicella.

Il tutto, mentre si assiste allo stravolgimento delle dinamiche generali dei due segmenti. Mai, in un settore ‘Horeca centrico’ come quello del vino italiano – almeno dal punto di vista della comunicazione – si è parlato così tanto di Gdo. E mai l’Horeca ha bistrattato tanto i produttori di vino di qualità, nel momento del bisogno.

Lo si evince dalle dichiarazioni di alcuni chef stellati italiani. I fratelli Costardi, a Vercelli, prevedono di rimodulare le forniture di vino, introducendo il conto vendita. Lo chef dell’Imbuto di Lucca, Cristiano Tomei, pensa invece di “ridurre la cantina del ristorante” per salvare i posti di lavoro. Una guerra inattesa, che rischia di generare esodi inaspettati, forse ormai inevitabili. Esodi da sigillare con un “Patto”, per accendere la luce lungo il cammino.

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