Unionbirrai: «Resistenza fiscale contro il Decreto Sostegni»

«La misura è colma. Non ci sentiamo rappresentati, tutelati e rispettati dal Governo»

Riteniamo che la misura sia colma. Il consiglio direttivo Unionbirrai intende sottoporre ai propri soci riuniti in assemblea l’inizio di un periodo di resistenza fiscale, con la sospensione del pagamenti delle imposte (ovviamente regolarmente contabilizzate). Non ci sentiamo rappresentati, tutelati e rispettati. I pochi soldi che rimangono li useremo per le nostre aziende, i nostri dipendenti e le nostre famiglie».

È quanto si legge oggi sulle pagine social di Unionbirrai. In lungo comunicato affidato alla rete l’associazione dei piccoli birrifici artigianali si dice indignata da come il Governo sta gestendo la crisi economica dovuta alla pandemia e, senza mezze misure, propone un periodo di resistenza fiscale come unico strumento per far sentire la propria voce.

«In qualità di consiglieri eletti a rappresentare la nostra categoria produttiva – dice Unionbirrai – durante questi mesi abbiamo ricevuto numerose sollecitazioni dai nostri soci, giustamente arrabbiati e preoccupati. Abbiamo deciso di non scendere in piazza per ovvie ragioni legate all’emergenza sanitaria, ma non possiamo continuare ad ignorare il fallimento nella gestione della pandemia dal punto vista economico, sia a livello nazionale che continentale».

A far traboccare il vaso sono notizie e indiscrezioni sul Decreto Sostegni circolanti in questi giorni, “Dalle anticipazioni della stampa specialistica – si legge nel comunicato – sembra che il Decreto Sostegni in corso di emanazione non contenga alcuna misura che tenga conto delle enormi difficoltà con cui il nostro settore ha dovuto confrontarsi in seguito alle restrizioni imposte ai locali di somministrazione: nulla che non ci aspettassimo».

«I birrifici artigianali – sottolinea Unionbirrai – godranno dei medesimi “sostegni” destinati a tutte le altre imprese. Registriamo il minimo dei risultati: l’abolizione della lotteria dei codici Ateco con la quale il nostro settore è stato completamente tagliato fuori dai precedenti ristori».

Sotto accusa, secondo l’associazione di categoria, è l’intero sistema di gestione dell’emergenza sanitaria, “Oggi riceviamo di nuovo briciole – prosegue il comunicato – mentre la prospettiva di una ripartenza economica rimane un miraggio. Il nostro piano vaccinale, purtroppo, consiste nell’attendere che paesi più scaltri dell’intera Europa abbiano finito le loro vaccinazioni di massa».

«Anche in questo caso i responsabili di questo fallimento totale vivono lautamente stipendiati dalle tasse – aggiunge Unionbirrai – non solo dei cittadini Italiani ma di tutti i contribuenti Europei. A fronte di tutto ciò ci viene chiesto di continuare a tenere la barra dritta e di pagare tasse con cui stipendiamo coloro che decidono misure e restrizioni, che riteniamo ingiuste e a volte persino punitive».

Sul banco degli imputati finisce anche il recente aumento destinato ai dipendenti pubblici che, senza peli sulla lingua, viene definito «uno schiaffo totale».

«Lungi da noi alimentare facili stereotipi sul pubblico impiego – specifica Unionbirrai – ma viviamo un momento in cui aziende di ogni tipo, sparse su tutto il territorio nazionale, falliscono o chiudono, imprenditori vivono l’incubo di perdere tutto, dipendenti aspettano da mesi la cassa integrazione e temono per il loro posto di lavoro».

«Sofferenze sconosciute a chi ha potuto vivere l’intero periodo della pandemia senza avere alcun tipo di preoccupazione lavorativa e con la sicurezza del proprio stipendio – prosegue Unionbirrai sottolineando come – questi stipendi e tutta la macchina pubblica vengano mantenuti tramite le tasse che i cittadini pagano, e tra questi ovviamente imprenditori e dipendenti dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia: ristorazione, turismo, spettacolo e molti altri».

«Non sta a noi giudicare se l’aumento fosse dovuto o no: ciò che lascia sbigottiti è la tempistica. Mentre migliaia di aziende stremate dalle restrizioni – conclude il comunicato – devono anche subire lo smacco di vedere allocare in pochi giorni miliardi di euro a coloro che non hanno mai dovuto temere per il proprio lavoro durante la pandemia. La misura è colma».

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