Nunzio Puglisi e il suo Etna in eruzione: «’A Muntagna? Fa paura pure quando dorme»

La testimonianza del vignaiolo di Randazzo

Paura, rispetto, speranza, commozione. Poche cose nella vita riescono a suscitare lo stesso turbinio di emozioni dell’Etna in eruzione. Chiedere per credere ai siciliani che vivono alle sue pendici. Chiedere, tra tutti, a Nunzio Puglisi, il vignaiolo di Enò-Trio che a Randazzo (CT) ha famiglia e vigneti, anche a mille metri d’altezza.

Raggiunto telefonicamente da WineMag.it, Puglisi sembra appena uscito da una lavatrice in centrifuga. Nelle sue parole, che riportiamo appositamente senza alcuna revisione, il flusso di coscienza di chi è abituato a mettere le mani nella terra dell’Etna, ogni giorno.

Quella stessa terra che oggi è coperta da lapilli. Come le strade, i tetti delle case, le colture. Uno spettacolo che la Sicilia sta vivendo ora dopo ora senza i suoi turisti, in piena pandemia. Un ritorno alla normalità per i catanesi, nell’eccezione che ha la forma d’una “Muntagna”. ‘A Muntagna.

Veniamo fuori da una situazione “pandemica” poco chiara ma abbastanza “macigna” per le nostre forze. Ritengo che la natura è talmente perfetta che se da un lato ci ha regalato il sole, il freddo, la neve, le eruzioni dell’Etna nello specifico, d’altro canto siamo un po’ stanchi per tutto. Ciononostante, in tempi “normali” tutto poteva essere gustato ed apprezzato, pandemia esclusa.

Mi riferisco alla forza della natura che ci ha regalato e donato il sole, il mare, il freddo, la neve e queste splendide eruzioni di fuoco e di lava. Momenti unici se condivisi con persone da diversi parti del mondo.

Restando in tema Etna, eruzione, vulcano, cosa posso dirti. Noi siamo nati qui. Rispettiamo e temiamo nello stesso tempo a “Muntagna”. Se è li tranquilla, innevata, ben elevata, imponente, godiamo della sua maestosità, ma nello stesso tempo la sua calma ci preoccupa.

Se è “attiva” siamo contenti, o convinti, che non possono esserci terremoti, perché ha trovato il suo sfogo. Ci preoccupa lo stesso sfogo: come potrà sfociare, inteso sia per i fiumi di lava che ne possono derivare, che per il fatto del fiume lavico stesso, quale strada potrebbe percorrere. E sì, tutti felici se nella valle del “Bove”, incrociando le dita per il versante che vorrà percorrere.

Ritornando a quanto sta accadendo in questi giorni, possiamo dire tanto spettacolo, che andava condiviso con tanti turisti, oserei dire stranieri nel senso di turisti per l’Etna e l’enogastronomia sicula. Individualmente, la questione Etna, al momento, è vissuta in maniera personale. Tanto spettacolo, alcuni disagi ma tanta paura nello stesso tempo.

Nello specifico, svegliarsi all’una e trenta di notte per i boati continui fortissimi accompagnati da fiamme di fuoco che si elevano nel cielo… Fa un po’ paura.

O ancor di più svegliarsi per via dei boati e subito dopo delle piogge di lapilli: “pietre” che cadono in qualsiasi parte con rumori assordanti, senza risparmiare nulla, né auto, né tutto ciò che vive fuori, per non parlare dei postumi (tetti pieni di lapilli, pluviali intasati eccetera) credimi non è semplice. Soprattutto se pensi: “Finirà?”.

Il giorno dopo si contano i danni. Si ringrazia Dio per esserci, ma noti un paesaggio “spaziale”. Ceneri vulcaniche dappertutto. Ci si organizza , ci si rimbocca le maniche, si spazza, si pulisce. Perché la vita va avanti.

Danni? In questo periodo, fatto eccezione per auto, per i disagi, per le colture ortive, per fortuna molto limitati. Questa è L’Etna , questo il mio pensiero.

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