Il team working del vino toscano si chiama A.vi.to


Un giro di affari di 1,1 milardi di euro realizzati per il 70% oltre confine nazionale e 5100 imprese coinvolte: questi i numeri della nascente associazione A.Vi.To mega consorzio Toscano di cui faranno parte 21 delle 28 realtà di tutela dei vini Doc e Docg. A farne parte tra gli altri, il consorzio del Brunello di Montalcino, del Nobile di Montepulciano, del Chianti Classico e del Chianti Docg, ma anche consorzi di tutela

di vini doc, come quello di Bolgheri, dei vini di Maremma o del Montecucco. Padre putativo dell’iniziativa il Consorzio del Chianti Classico che lanciò la proposta durante le difficili fasi di approvazione del Piano Integrato territoriale della Toscana del 2014. A.vi.to sarà un’associazione ”itinerante”. La sede dell’associazione sarà infatti quella del Presidente pro tempore che sarà in carica solo per un anno, pronto a lasciare il testimone, come in una staffetta, al  successore. A rompere il ghiaccio sarà Fabrizio Bindocci, attuale Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino che, per il suo anno di presidenza, sarà affiancato da Luca Sanjust della Doc Valdarno di Sopra suo vice. ”Con il nuovo consorzio dei consorzi vogliamo riproporre un’azione unitaria per affrontare le nuove sfide sul territorio, a cominciare dalla nuova legge regionale sugli ungulati (ovvero caprioli e cinghiali, che devastano i nostri vigneti) che, approvata nelle scorse settimane, dovrà ora essere tradotta in decreti applicativi, ma soprattutto con la nuova associazione contiamo di promuovere un approccio congiunto e tutto made in Tuscany ai nuovi mercati” ha dichiarato Giuseppe Liberatore, capo del Consorzio del Chianti Classico. Il neo presidente di A.vi.to ha accettato di buon grado la sfida, convinto che l’associazione potrà recitare un ruolo determinante nell’affrontare i nuovi mercati, tra cui la difficile Cina. Per farlo si renderà necessario anche un cambio generazionale ai vertici delle aziende, del quale sono allo studio le modalità. ”I giovani, a differenza di chi li ha preceduti, sono ”nativi internazionali”, ovvero, hanno la giusta spinta ai mercati esteri. Proprio ciò che serve per dare un futuro ai nostri prodotti” ha detto Fabrizio Bindocci.

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