Tutto il Gavi a Milano: verticale per i 20 anni della Docg

MILANO – Giovane e di pronta beva. Oppure con qualche anno in più sulle “spalle”. Ma sempre sulla cresta del calice. Il Consorzio di Tutela del Gavi sbarca a Milano per festeggiare i 20 anni dal riconoscimento della Docg. E la verticale utile a dimostrare la longevità del Cortese è un successo assoluto.

I festeggiamenti sono andati in scena lunedì 26 marzo, nel cuore del capoluogo lombardo. A due passi da Piazza Duomo. Una bella location come Palazzo Giureconsulti, storico “Collegio dei Nobili Dottori”, oggi raffinato Centro Congressi, si è rivelata luogo ideale per parlare di un vino buono nei primi anni di bottiglia, capace al contempo di affinarsi (e raffinarsi) se dimenticato in cantina.

Millecinquecento gli ettari complessivi del vigneto del Gavi Docg, su terre rosse, miste e bianche. L’altitudine dei terreni coltivati a vite Cortese varia dai 180 ai 450 metri sul livello del mare. Tanto da poter definire il Gavi un vino bianco “di montagna”, fortemente condizionato (a livello di terroir e di microclima) dal mare della Liguria, ad appena 30 chilometri in linea d’aria.

Un vino facilmente reperibile anche al supermercato. “I dati in nostro possesso – spiega Maurizio Montobbio (nella foto sopra), presidente del Consorzio di Tutela del Gavi – dicono che le vendite del Gavi si sono concentrate per il 60% nel canale Gdo. Da circa due, tre anni abbiamo lavorato sul riposizionamento e sulla valorizzazione della nostra Denominazione. Un lavoro che ci ha consentito di portare a una sostanziale parità le quote dell’Horeca e della Grande distribuzione”.

“Sono aumentati i prezzi delle uve e dei vini – precisa Montobbio – a partire dallo sfuso. E quindi tutto il comparto ha subito un rialzo. Il Gavi gode poi di un’ottima reputazione all’estero, con una quota superiore all’80 per cento. La parte da leone all’estero, fino a 6 o 7 anni fa, la faceva la Germania: e lì era tutta Grande distribuzione. Ora ci siamo riposizionati sul mercato inglese, dove resta presente una buona quota Gdo di qualità”.

“Siamo il vino bianco che i produttori di Barolo utilizzano come pass passepartout per completare la gamma – evidenzia ancora Montobbio – nonché il vino bianco del Piemonte con i numeri e l’autorevolezza maggiore. Comunicare il Gavi come vino internazionale, che può essere consumato dopo diversi anni, è uno degli obiettivi del Consorzio”.

LA DEGUSTAZIONE
Detto, fatto. Venti i campioni nella verticale guidata dall’agronomo consortile Davide Ferrarese. Una degustazione che ha visto protagoniste 10 vendemmie, dal 2007 al 2016. Undici le cantine coinvolte: La Zerba, La Ghibellina, Tenuta San Pietro in Tassarolo, Broglia, Il Rocchin di Zerbo, Castello di Tassarolo dei Marchesi Spinola.

E ancora: Morgassi Superiore, La Mesma, Marchese Luca Spinola, Tenuta La Giustiniana, La Chiara, Villa Sparina. Ed è proprio quest’ultima a regalare l’etichetta migliore della verticale: il Gavi Docg del Comune di Gavi “Monterotondo” 2007.

Un Cortese che, qui, esprime tutte le sue potenzialità in evoluzione. Di colore giallo dorato, questo Gavi sfoggia al naso un pregevole bouquet di fiori bianchi e agrumi, perfettamente integrato con leggere note boisé (la tecnica di vinificazione prevede 4 mesi in barrique). Non manca una nota speziata, di pepe bianco.

Al palato Monterotondo sfodera un corpo di tutto rispetto, sostenuto dallo scheletro di una spalla acida e di una mineralità di assoluto rispetto. La chiusura è salina, freschissima.

Ottima stabilità, per un vino bianco di 11 anni, anche per l’altro 2007 in degustazione: il Gavi Docg del Comune di Gavi “Tenuta Massimiliana” di Marchese Luca Spinola, che tuttavia perde qualcosa in termini di consistenza al palato. Ottime le potenzialità della stessa etichetta, vendemmia 2012.

Nel complesso, la cantina che è riuscita a mostrare meglio le potenzialità del Gavi Docg, proponendo etichette di diverse annate, è Tenuta la Giustiniana. Splendida forma per le vendemmie 2008 e 2009 de “Il nostro Gavi”, ma è la 2011 a convincere di più.

Broglia, con “Vecchia annata” 2009, fa una gran bella figura, giocandosi addirittura la carta di una balsamicità salata. Tra le annate più recenti, segnalazione per il Gavi Riserva 2013 “Vigna della Rovere Verde” di La Mesma. Il vino più “grasso”, nonostante l’ossatura minerale, degustato alla verticale organizzata a Milano.

Tanto opulento da sembrare “passato” in legno, anche se la vinificazione non lo ha previsto. A sentori di frutta esotica piuttosto matura rispondono i caratteristici richiami salini, esaltati dalla vigna vecchia da cui si ottiene questo vino. Chapeau.

Menzione particolare, tra i Gavi più “giovani” per il Gavi del Comune di Gavi “Mainin” de La Ghibellina di Marina Galli Ghibellini. Mineralità spinta sia al naso sia al palato, con risvolti agrumati molto eleganti. Un corpo presente, ma non esplosivo. E un allungo di tutto rispetto, su note fruttate e salate. Un Gavi garbato, in cravatta, che lasciato nel calice rivela, addirittura, sbuffi di talco.

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