Mezzacorona punta sul vino in anfora: quattro cru trentini in terracotta

TRENTO – C’erano una volta la Georgia, l’Armenia e i vignaioli controcorrente come Josko Gravner ed Elisabetta Foradori. Oggi, l’idea di produrre vini in anfora è meno “pazza” e rivoluzionaria rispetto al passato. Anzi, sembra seguire una precisa logica di mercato.

Chiedere per credere al colosso Mezzacorona, cooperativa trentina da 1600 soci a cui sono stati liquidati quasi 64 milioni di euro nel 2017, anno record per il fatturato (185 milioni di euro).

Da qualche mese, nella nuova (splendida) barricaia di Mezzacorona si possono trovare 8 anfore di terracotta, accanto alle solite piccole botti di rovere e ai tonneaux. A cullarle, una luce blu soffusa e un sottofondo di musica classica, in pieno stile biodinamico.

Pinot Grigio, Chardonnay, Traminer e Teroldego Rotaliano sono le quattro varietà su cui la cooperativa ha puntato al termine di numerosi anni di studio.

“Un elemento nuovo – spiega Davide Semenzato, brand ambassador di Mezzacorona – ancora in fase di sperimentazione. Tutto è partito da un progetto di zonazione che, tra gli altri obiettivi, si poneva quello di individuare i vigneti in grado di offrirci le uve migliori per questo tipo di vinificazione”.

A differenza di Elisabetta Foradori, che ha scelto anfore per la maggior parte spagnole, Mezzacorona ha puntato su un produttore trentino. “Si tratta di terracotta non vetrificata – precisa Semenzato – nella quale andremo a vinificare veri e propri cru di quattro uvaggi tipici trentini. Sarà una produzione di nicchia: circa 500 bottiglie riservate all’Horeca”.

Vini che, dunque, non saranno reperibili nei supermercati come gran parte delle etichette a marchio Mezzacorona. “Anche se non parliamo di macerati in stile friulano – anticipa Semenzato – quello delle anfore è un mondo molto interessante sul quale vogliamo sperimentare, per capire come poter adattare questa tecnica ai nostri prodotti”.

D’altro canto, Mezzacorona sta raccogliendo i primi risultati dei test sui Piwi (acronimo del tedesco Pilzwiderstandfähig) le varietà di vite resistenti agli attacchi fungini. In particolare, la cooperativa trentina ha puntato tutto sulla Solaris, che sta dando ottimi risultati.

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