Lu Sciampagnine: perché 'Nduccio rischia con l'aperitivo biodinamico. Evocazione dello Champagne e termini salutistici accostati al vino Germano D'Aurelio

Lu Sciampagnine: perché ‘Nduccio rischia con l’aperitivo biodinamico

IN BREVE
  • ‘Lu Sciampagnine’ è una bevanda a bassa gradazione alcolica creata da Germano D’Aurelio, rivisitando la tradizione abruzzese del vino miscelato con gazzosa.
  • La bevanda si presenta in tre varianti, ‘Tre Quarti’, ‘Mezz’ e Mezze’, e ‘Quartine’, e utilizza ingredienti biodinamici senza aggiunta di gazzosa o saccarosio raffinato.
  • Il nome ‘Sciampagnine’ richiama però chiaramente lo Champagne, suscitando preoccupazioni legali legate alla protezione delle denominazioni.
  • Il prodotto ha già avviato una promozione nei punti vendita abruzzesi, cercando di riproporre una bevuta povera in chiave moderna.
  • Il rischio principale risiede nel nome, che potrebbe attirare l’attenzione della Dop Champagne, minando la genuinità del progetto.

Nasce in Abruzzo “Lu Sciampagnine” versione “Mezz’ e mezze”, la bevanda a bassa gradazione alcolica lanciata da Germano D’Aurelio, in arte ’Nduccio. L’idea dichiarata dal 72enne comico, cabarettista, cantautore e musicista abruzzese – attivo in viticoltura con il progetto Sott’a la Capanne, ispirato alla terra e alla tradizione contadina della sua famiglia – è quella di recuperare una memoria popolare: il vino tagliato con la gazzosa. Una bevanda povera e quotidiana delle campagne abruzzesi, qui reinterpretata con mosto e vino bianco biodinamico.

Il progetto è curioso, territoriale, anche furbo. Ma proprio nel nome scelto rischia di aprire un fronte molto più delicato del previsto. Perché “Sciampagnine”, anche se in dialetto, suona come una chiara evocazione dello Champagne. E la storia recente insegna che, quando c’è di mezzo la denominazione francese più protetta al mondo, l’ironia, il folklore e la buona fede non bastano sempre a evitare guai.

UN PRODOTTO CHE GIOCA SULLA MEMORIA POPOLARE

Secondo quanto comunicato, “Lu Sciampagnine” nasce come bevanda frizzante a bassa gradazione, realizzata con «zuccheri naturali del mosto biodinamico, estratto di limone biodinamico, vino biodinamico certificato Demeter e frizzantatura naturale». Niente gazzosa. Niente saccarosio raffinato. Niente anidride carbonica aggiunta. E niente aromi artificiali di limone.

Le versioni previste sono tre. “Tre Quarti”, con 7 gradi alcolici e 75% di vino; “Mezz’ e Mezze”, con 4 gradi e 50% di vino; “Quartine”, di prossima uscita, con 2 gradi e 25% di vino. Non si tratta dunque di un aperitivo analcolico in senso stretto, ma di una bevanda a bassa gradazione, pensata per il consumo estivo e per l’aperitivo.

La narrazione scelta da ’Nduccio punta sulla tradizione. «Nella tradizione abruzzese lu “Mezz’ e mezze”, servito freddo e preparato con gazzosa e vino della casa, era un momento di festa, ma anche di necessità», spiega D’Aurelio. Il nuovo prodotto, chiarisce, non contiene gazzosa: «C’è solo il mosto che incontra il vino, che, come si diceva in campagna, “torna in amore”, in quanto riprende la fermentazione».

IL PROBLEMA È IL NOME: “SCIAMPAGNINE” EVOCA CHAMPAGNE

Il nodo, però, non è la ricetta. È il nome. “Lu Sciampagnine” richiama in modo evidente la parola Champagne, seppure attraverso una forma dialettale e popolare. La spiegazione culturale c’è. D’Aurelio ricorda che il vino e gazzosa veniva chiamato ironicamente “lo champagne”, anche per la forma delle vecchie bottiglie di gazzosa Peduzzi di Chieti.

Ma il diritto delle denominazioni non ragiona solo in termini di intenzioni. Ragiona anche in termini di evocazione, agganciamento alla reputazione e rischio di sfruttamento, diretto o indiretto, di una Dop. E Champagne è una Dop difesa con particolare attenzione dal Comité Champagne, che in Italia ha persino una sua diramazione.

Il precedente più noto è quello di “Champanillo”, insegna utilizzata in Spagna da alcuni locali di tapas. Nel 2021 la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha chiarito che la protezione della Dop Champagne può estendersi anche ai servizi, non solo ai prodotti, quando l’uso di un segno evochi la denominazione protetta. Il caso riguardava proprio l’uso di “Champanillo”, traducibile come “piccolo Champagne”, per promuovere locali di ristorazione.

I PRECEDENTI INTERNAZIONALI NON AIUTANO ’NDUCCIO

Non è un caso isolato. La tutela dello Champagne è stata azionata più volte anche fuori dal perimetro stretto del vino. La Corte Ue si è già occupata del caso “Champagner Sorbet”, relativo a un sorbetto venduto da Aldi Süd, confermando la rilevanza della protezione della denominazione nei confronti di usi commerciali capaci di sfruttarne la reputazione.

Più di recente, il Comité Champagne ha contestato anche strategie pubblicitarie di brand di bollicine internazionali. Il caso Della Vite, il Prosecco legato alle sorelle Delevingne, è finito al centro dell’attenzione per una campagna che giocava sul confronto con lo Champagne, con slogan provocatori come “Cheat on champagne”. Il Comité Champagne ha inviato una diffida, ritenendo che la comunicazione potesse sfruttare o svilire la reputazione della denominazione francese.

In Gran Bretagna, anche Bollinger è intervenuta contro il marchio inglese Folc per una pubblicità che richiamava “Bollie” e “pink champers”. La contestazione riguardava proprio il tentativo di utilizzare, con tono ironico, il mondo simbolico dello Champagne e dei suoi marchi per promuovere un altro prodotto.

Il punto è chiaro: nel settore delle bollicine, scimmiottare lo Champagne è un gioco pericoloso. Lo è per grandi brand internazionali, figurarsi per un aperitivo abruzzese che, pur con tutte le attenuanti della tradizione locale, sceglie un nome foneticamente vicino alla denominazione più sorvegliata del pianeta vino.

TRA FOLKLORE, MARKETING E RISCHIO GIURIDICO

“Lu Sciampagnine” potrebbe difendersi sostenendo la radice dialettale del nome, il riferimento storico al vino e gazzosa e l’assenza di qualsiasi pretesa di imitare lo Champagne. Ma il rischio resta. La categoria merceologica è comunque vicina al mondo delle bevande frizzanti a base vino. Il prodotto viene proposto in bottiglia e lattina, in contesti di degustazione, aperitivo e consumo conviviale. E il richiamo fonetico alla parola Champagne è difficile da negare.

Altro punto delicato è il lessico. Nel comunicato di presentazione de “Lu Sciampagnine”, il vino biodinamico utilizzato come ingrediente viene definito letteralmente «naturale e salutare». In materia di bevande alcoliche, anche a bassa gradazione, la comunicazione salutistica è sempre un terreno scivoloso.

Il prodotto, distribuito da Viticoltori del Mediterraneo, è già stato presentato in diversi punti vendita e locali abruzzesi, con un tour che proseguirà fino all’autunno. Le tappe coinvolgono supermercati, lidi, bar, agriturismi, feste dell’uva e sfilate agricole. Una promozione capillare, molto popolare, coerente con il personaggio di ’Nduccio e con il racconto del vino quotidiano.

UNA BUONA IDEA CON UN NOME SBAGLIATO?

L’operazione ha una sua forza. Recupera una bevuta povera, la rilegge in chiave contemporanea. Usa materie prime biodinamiche. E intercetta il momento favorevole delle bevande leggere, frizzanti, meno alcoliche e più informali. Il problema è che tutto questo poteva essere fatto senza avvicinarsi così tanto allo Champagne.

Il rischio è che la parte più interessante del progetto – la memoria abruzzese del “Mezz’ e mezze” – venga oscurata da una scelta nominale troppo esposta. Se il nome dovesse attirare l’attenzione dei difensori della Dop francese, ’Nduccio potrebbe scoprire che il confine tra ironia popolare e violazione per evocazione è molto più sottile di quanto sembri. Per ora “Lu Sciampagnine” fa sorridere. Ma nel mondo del vino, quando si gioca con Champagne, il sorriso può durare poco.

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