IN BREVE
- Le varietà di uva autoctone di Maiorca includono Manto Negro, Callet, Fogoneu e Gorgollassa e Prensal Blanc.
- Maiorca ha circa 2 mila ettari vitati. Le denominazioni di origine sono DO Binissalem e DO Pla i Llevant, oltre all’IGP Mallorca.
- L’IGP Mallorca rappresenta il 69,1% del vino commercializzato dell’isola, evidenziando l’importanza delle varietà locali in un contesto internazionale.
- L’IGP Mallorca ha dunque una maggiore ampiezza stilistica rispetto a DO Pla i Llevant e DO Binissalem.
- Ristoranti come Tomeu Caldentey Cuiner e Ca’n Tauleta offrono esperienze culinarie uniche, dalla cucina innovativa alla tradizionale paella.
Manto Negro, Callet, Fogoneu e Gorgollassa per i rossi. Prensal Blanc, noto anche col nome di Moll, Giró Ros e Malvasia sul fronte dei bianchi. Sono le varietà che distinguono l’isola di Maiorca dal resto del Mediterraneo vitivinicolo, affiancate da uve internazionali come Chardonnay, Viognier, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Noir.
Il vigneto poggia prevalentemente su terreni calcarei, spesso argillosi e ricchi di carbonati. La catena montuosa Serra de Tramuntana protegge le aree interne. Esposizione, altitudine e vicinanza al mare definiscono differenze sensibili tra il Raiguer, la pianura centrale e il Levante. Il disciplinare dell’Igp Mallorca indica una temperatura media annuale di 17 gradi, circa 427 millimetri di pioggia e 2.800 ore di sole. Condizioni che la accomunano ad alcune aree della Sardegna.
MAIORCA: DUE DO E UNA IGP IN 2 MILA ETTARI
Maiorca è la più grande dell’arcipelago spagnolo delle Baleari: per attraversarla in auto, da un’estremità all’altra, occorre circa un’ora e mezza. La viticoltura ruota attorno a circa 2 mila ettari vitati, un ordine di grandezza paragonabile al Brunello di Montalcino Docg. Eppure, il sistema vitivinicolo maiorchino prevede ben due denominazioni di origine: DO Binissalem e DO Pla i Llevant, entrambe riconosciute a livello europeo come DOP.
A queste si aggiunge l’IGP Mallorca, indicazione geografica protetta conosciuta attraverso la menzione tradizionale Vi de la Terra Mallorca. È quest’ultima a comprendere l’intera isola e ad autorizzare la gamma più ampia di varietà. Non esiste tuttavia una divisione netta tra uve locali e internazionali: vitigni come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Chardonnay sono ammessi anche nelle due DO.
TRA VITIGNI LOCALI E INTERNAZIONALI
La differenza riguarda soprattutto i vincoli di composizione previsti dalla DO Binissalem, circoscritta ai comuni di Binissalem, Consell, Santa Maria del Camí, Sencelles e Santa Eugènia. Il disciplinare assegna un ruolo centrale alle varietà identitarie: nei rossi il Manto Negro deve costituire almeno il 30% dell’uvaggio, mentre nei bianchi almeno il 50% deve provenire da Moll-Prensal Blanc o dalle varietà Moscato.
L’aggiornamento entrato in vigore nel febbraio 2026 ha inoltre introdotto la menzione facoltativa «Vinyet», riservata ai vini prodotti per almeno l’85% con varietà locali o Moscato (Moscatel de Alejandría e Moscatel de grano menudo), ottenuti da vigneti di almeno vent’anni, vendemmiati a mano e soggetti a rese e limiti di solforosa più restrittivi.
Pla i Llevant si estende invece su 19 comuni del centro e dell’est dell’isola. Oggi conta oltre 500 ettari di vigneto, 85 viticoltori e 12 cantine. Il quadro varietale è articolato: Callet, Manto Negro, Fogoneu, Gorgollassa, Prensal Blanc – localmente Moll – e Giró Ros convivono con Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Chardonnay e Viognier. Il disciplinare comprende inoltre Macabeo, Parellada, Riesling, Monastrell e Tempranillo.
L’IGP MALLORCA PRODUCE PIÙ DELLE DUE DO SOMMATE
I numeri più recenti confermano il peso dell’Igp. Nel 2025 Vi de la Terra Mallorca ha commercializzato 30.293 ettolitri, contro gli 8.383 ettolitri della DO Pla i Llevant e i 5.133 della DO Binissalem. Le due denominazioni di origine si sono fermate complessivamente a 13.516 ettolitri: meno della metà del volume raggiunto dall’IGP.
Considerando le sole tre sigle maiorchine, Vi de la Terra Mallorca ha rappresentato quindi il 69,1% del vino commercializzato e si appresta a confermare questi dati in occasione della vendemmia 2026.
Il quadro è coerente con l’andamento produttivo generale delle Baleari: nel 2025 i vini con denominazione di origine hanno perso il 4,2%, mentre i Vins de la Terra sono cresciuti del 7%. La produzione complessiva dei vini di qualità dell’arcipelago ha raggiunto 55.126 ettolitri, il 3,5% in più rispetto al 2024.
VERSO UNA FUTURA DO MALLORCA?
Una proporzione simile è emersa dal tasting esclusivo organizzato per Winemag nella sede della DO Pla i Llevant. Dei 139 vini presentati, 91 appartengono all’IGP Mallorca, 36 alla DO Pla i Llevant e 12 alla DO Binissalem. L’IGP ha rappresentato così il 65,5% dei campioni.
Numeri che lasciano intravedere la possibilità – forse meglio chiamarla necessità – di una futura revisione del sistema viticolo locale di Maiorca, sotto il capello univoco e identitario di una potenziale DO Mallorca. Una mossa in ottica di semplificazione e chiarezza nei confronti dei consumatori che il mercato non potrebbe che gradire, soprattutto sul fronte dell’export.
Interessanti i risultati della degustazione, distribuiti tra le due denominazioni e l’indicazione geografica. Pla i Llevant ha ottenuto la media più alta e la distribuzione più regolare. Binissalem ha registrato i due picchi assoluti. L’IGP Mallorca ha mostrato la maggiore ampiezza stilistica, insieme a una dispersione superiore dei punteggi.
IGP MALLORCA: FRUTTO, SAPIDITÀ E AMPIEZZA
I 90 vini IGP valutati hanno ottenuto una media di 88,64/100 . Sono 26, pari al 28,9%, le etichette da almeno 90 punti. Nessuna ha superato quota 92. Tutti e quattro i vini da 92 punti sono bianchi. Blanc de Mantonegro 2025 di 7103 Petit Celler unisce agrumi, macchia mediterranea, frutto e sapidità, senza cedimenti amaricanti.
Il Sauvignon Blanc 2025 di Macià Batle si distingue per maturità del frutto, volume e rotondità. Atrevido 2023 di Oloron, Chardonnay in purezza, abbina mineralità, sale e un uso preciso del legno. Gran Selección Chardonnay Premsal Blanc di Macià Batle punta invece su frutto giallo ed esotico, freschezza e chiusura agrumata.
La prevalenza dei bianchi al vertice non esaurisce il profilo dell’IGP. Tianna Organic Rosé 2025 di Tianna Negre, 91 punti, è un rosato sapido, speziato e gastronomico. Terra Manto di Karretania, anch’esso a 91, interpreta il Manto Negro in una chiave leggera e contemporanea, con frutto, pepe ed erbe mediterranee. Stesso punteggio per Margalida Llompart di Macià Batle, Bocchoris Blanc 2025 di Tianna Negre e Camins de Son Antem Negre 2025 dell’omonima cantina Son Antem.
Frutto, sapidità, freschezza e buona facilità di beva sono i tratti distintivi che accomunano la gran parte dei vini dell’Igp Mallorca – Vi de La Terra Mallorca. Il Manto Negro domina la scena nel tasting di Winemag, davanti a Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon. È il segnale di un’indicazione geografica piuttosto eterogenea, nella quale le varietà autoctone rappresentano il principale elemento di riconoscibilità, pur convivendo con un’importante componente internazionale.
PLA I LLEVANT: LA DENOMINAZIONE PIÙ CONTINUA
Pla i Llevant ha ottenuto la media più alta del tasting: 89,78/100. Nessuno dei 36 vini è sceso sotto quota 87/100. Sono 20, il 55,6%, le etichette valutate almeno 90 punti. Tre hanno raggiunto 93. Ses Hereves 2022 di Vins Toni Gelabert, blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, associa la trama tannica a una vena minerale e sapida. Il risultato è una beva di carattere, elegantemente rustica.
Torre des Canonge Negre 2021, della stessa cantina, lavora invece sulle erbe aromatiche e sulla purezza del frutto, esaltando il contributo del Pinot Noir nell’uvaggio. Tripletta per Vins Toni Gelabert – cantina di Maiorca da non perdere – grazie allo Chardonnay 2025 che completa il terzetto da 93 punti con agrumi, fiori e una mineralità ben definita.
Il Giró Ros emerge in Torre des Canonge Blanc 2025, 92 punti: vino dal profilo singolare, con legno misurato e una lieve presa tannica. Blanc Selecció 2023, uvaggio Macabeu e Viognier, raggiunge lo stesso score grazie a note floreali, frutto esotico, mineralità e profondità.
Componente fruttata equilibrata, facilità di beva, aromaticità e sapidità costituiscono gli altri assi portanti dei campioni degustati. Nei bianchi prevalgono slancio agrumato, componente floreale e mineralità. I rossi mostrano maggiore struttura, spezia, balsamicità ed erbe mediterranee, con tannini ed alcol spesso ben integrati. Quando il frutto diventa più maturo e aumenta la sensazione di calore, gli score tendono invece a scendere verso la fascia 87-89.
BINISSALEM: MENO VINI, I PICCHI PIÙ ALTI
Binissalem è rappresentata da soli 12 campioni nel tasting di Winemag dei vini di Maiorca. Una base ridotta, che rende meno stabile il confronto statistico e stilistico. Ma che rispecchia le dimensioni ridotte della denominazione. La media è comunque di 89,17/100. Quattro vini raggiungono almeno 90 punti e due si collocano nettamente sopra tutti gli altri assaggi della giornata.
Raf 110 2022 di Vins Nadal, Manto Negro in purezza, ottiene 96 punti. Il profilo è talcato, leggermente selvatico, caratteriale; tannino presente ma garbato e forte vocazione gastronomica. Supernova Negre 2025 di Can Verdura Viticultors raggiunge 95 punti. Pepe e spezia nera dominano un rosso agile, collocabile per impostazione tra Gamay e Pinot Noir, con richiami alla leggerezza aromatica del Verduno Pelaverga.
Negre 110 2025 di Vins Nadal, con 90 punti, conferma il carattere del Manto Negro: mineralità, tannino sottile e possibilità di evoluzione. Tra i bianchi, Pedra Blanc Biologico 2025 di Bodegas José L. Ferrer, dalle varietà Moll-Prensal Blanc e Giró Ros, raggiunge 90 grazie ad agrumi, sapidità e chiusura minerale.
Sette dei 12 vini contengono Manto Negro. Il tannino integrato è il descrittore più ricorrente, seguito da agrumi e mineralità. I bianchi risultano meno continui: accanto alla precisione di Pedra Blanc e alla morbidezza agrumata di Jaume de Puntiró Blanc 2025 di Celler Jaume de Puntiró emergono anche finali amaricanti e qualche imprecisione.
TRE SIGLE, TRE RISULTATI, UNA SOLA ISOLA
Il tasting restituisce tre fotografie distinte. L’IGP Mallorca domina per ettari, produzione e varietà di interpretazioni. Pla i Llevant presenta il quadro più continuo, con la media più alta e oltre metà dei vini sopra i 90 punti. Binissalem, pur con il campione più piccolo, firma i due risultati assoluti migliori.
Il punto comune è il peso crescente delle uve locali. Manto Negro, Giró Ros, Callet, Prensal Blanc e Gorgollassa non rappresentano più soltanto un richiamo territoriale inserito nei blend. Nei vini più convincenti diventano l’elemento che separa Maiorca da qualsiasi altra regione mediterranea e internazionale.
Ma ciò che sorprende forse ancor più sono le espressioni dei vitigni internazionali, che a Maiorca si spogliano di alcuni dei tratti più comuni per lasciare spazio alla voce del terroir dell’isola. Bianchi, rossi e rosati performano benissimo da queste parti, vestiti della tipica mediterraneità maiorchina.
Insieme a una semplificazione delle tre denominazioni sotto a un unico “cappello amministrativo”, la chiave per il successo futuro dell’isola delle Baleari è qui: e fa rima, ancora una volta, con “autenticità”.
DOVE MANGIARE A MAIORCA: IL RISTORANTE DA NON PERDERE è TOMEU CALDENTEY CULINER

Tomeu Caldentey Culiner sembra pensato apposta per sintetizzare l’anima dei vini dell’isola. Il viaggio dalla “capitale” Palma di Maiorca per raggiungere il miglior ristorante di Maiorca, dura un’ora spaccata (70 chilometri). Ed è un peccato mortale non prenotare almeno una volta un posto a sedere nel tempio dello chef Tomeu Caldentey. Soprattutto se, per la permanenza sull’isola delle Baleari, si è scelta la zona orientale, ovvero il Llevant.
Il ristorante si trova per l’esattezza a Sa Coma, popolare destinazione balneare maiorchina non lontana da spiagge dall’acqua cristallina come Cala Agulla e Cala Mesquida (Capdepera), Cala Varquez (Manacor) e Cala Marçal (nei pressi di Felanitx). Il percorso di Caldentey aiuta a comprendere il carattere del locale.
Nel 2004, alla guida di Es Molí d’en Bou, è stato il primo chef maiorchino a conquistare una stella Michelin, riconoscimento confermato per 15 edizioni consecutive. Nel 2018 vi ha rinunciato volontariamente per dare vita a Tomeu Caldentey Cuiner. Un formato più semplice e accessibile, senza abbandonare tecnica, prodotti stagionali e radici maiorchine. La sua è una «cucina intuitiva», aperta alle influenze internazionali, soprattutto giapponesi e coreane, ma saldamente ancorata alla dispensa mediterranea dell’isola.
La proposta gastronomica permette di scegliere tra formule differenti. Da BARtomeu, il percorso più informale, a 25 euro, ai menu degustazione Caldentey, Soler e Tomeu, che prevedono cinque, otto e dieci passaggi, rispettivamente a 45, 55 e 75 euro. Le portate non vengono comunicate in anticipo e cambiano secondo la stagione e la disponibilità del mercato.
PAELLA NEL LLEVANT DI MAIORCA? DA CA’N TAULETA

Se Tomeu Caldentey Cuiner rappresenta la tavola gastronomica più ambiziosa della costa orientale di Maiorca, Ca’n Tauleta è il posto per la paella, nel Llevant. Nulla a che vedere con Restaurante Vista Mar di Sant Elm, la più nota (e validissima) destinazione per gli amanti del piatto tradizionale spagnolo a Maiorca, nell’esteremo occidentale dell’isola.
Ca’n Tauleta si trova nel centro di Porto Cristo, in Carrer de la Mar 11, a pochi passi dal porto. L’ambiente è (molto) semplice e (del tutto) informale. Qui si viene in pantaloncini corti, anche se nessuno guarderebbe male persino il costume. Qui ci viene per il riso o, meglio, per l’arroz. Gli arroces, piatti a base di riso, vengono serviti al tavolo oppure preparati da asporto.
La protagonista assoluta è di fatto la paella di pesce e frutti di mare, affiancata dalla versione mista, dall’arroz negro e dalla fideuà. Preparazioni generose, dai sapori netti e senza inutili complicazioni, che hanno costruito la reputazione del locale tra residenti e turisti.
I prezzi medi si collocano indicativamente tra 20 e 30 euro a persona e, soprattutto in alta stagione, è consigliabile prenotare. Per i palati più fini – e i portafogli più pesanti – da non perdere c’è anche la paella all’astice a 70 euro a persona. Magari portandosi il vino da casa: l’oste, probabilmente, non dirà di no, se avvisato per tempo.






