La brutta figura dell’Italia tra Prosecco e Prosek croato

Siamo deboli in Europa e “distratti” nel Bel paese

EDITORIALE – La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale Prosek (Prošek) avanzata dalle autorità croate è al centro di una feroce polemica da parte dell’Italia, che vede così minacciato l’universo Prosecco.

Secondo Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, si tratta di «un segnale di marcata debolezza da parte della Ue nella strategia di difesa dell’intero sistema delle Do e Ig europee».

Il numero uno della Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini italiani aggiunge che si tratta di «una sconsiderata accelerazione della confusione presso i consumatori».

«Su questo secondo aspetto poi – continua Ricci Curbastro – credo che occorra insistere, dato che è proprio il consumatore che fa la differenza nel successo di un prodotto. E sappiamo bene come la pronuncia di Prosecco e Prosek siano talmente simili da poter indurre all’errore».

Non basta leggere le etichette, notare le differenze di luogo di produzione e via dicendo. Sappiamo tutti benissimo come una parola assonante diventi identitaria nell’immaginario collettivo, con la rapidità della luce. Tutto ciò non solo a discapito di chi acquisterà erroneamente un Prosek invece del Prosecco, ma anche di un intero territorio ben definito».

Premettendo che le autorità italiane sembrano (voler) generalmente ignorare che il Prosek sia un passito e non un vino spumante, vien da dire che se c’è qualcuno che sta mostrando «marcata debolezza», quella è proprio l’Italia.

DEBOLI IN EUROPA, “DISTRATTI” IN ITALIA?

Alzi la mano, per esempio, chi ha mai visto sullo stesso scaffale Prosecco e Prosek? Si faccia avanti, poi, chi ha mai sentito parlare del vino passito croato Prosek a livello internazionale, prima di questa polemica innescata dalle autorità italiane.

Uno sconosciuto di cui tutti però hanno paura, come confermano le parole (sempre “ad effetto” più che “efficaci”) del viceministro alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio a Repubblica: «Se ho mai assaggiato un Prosek croato? Mai sentito prima e piuttoso bevo una gazzosa!». Bingo, ma più su Twitter che a Bruxelles.

Per non parlare dei numeri dei due vini: impari. Le tre denominazioni di origine del Prosecco (Doc, Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Docg) si assestano sui 620 milioni di bottiglie. Il Prosek croato su un totale di 80 milioni annui.

Del tutto diversa anche la base ampelografica. L’uvaggio del vino dolce croato prevede Bogdanuša, Maraština, Vugava e Plavac Mali. Nulla a che fare con la Glera. Tantomeno col Pinot nero, bisognerebbe aggiungere.

Da giganti quali siamo, sembriamo pronti alla guerra alle formiche, a livello internazionale. Mentre in casa, le autorità italiane paiono quantomeno “distratte”, o assopite. In Sicilia, ormai da diversi anni, Cantine Patria produce e commercializza uno spumante Martinotti chiamato Pros.it, nell’ambito della “Linea delle Grazie“.

Accanto al classico Extra Dry da uve Catarratto – si è aggiunto da qualche tempo l’immancabile Rosé, base Nerello Mascalese e Petit Verdot. Per l’Italia pronta alle barricate contro un passito della Dalmazia, evidentemente, il nome “Pros.it” non ricorda affatto il “Prosecco”.

COLDIRETTI ALLARMATA DAL PROSEK

«È necessario preparare subito l’opposizione da presentare non appena avvenuta la pubblicazione per fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo», tuona il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

«La decisione della Commissione Europea – continua – cade a pochi giorni dalla storica sentenza della Corte di Giustizia Ue che si è pronunciata chiaramente contro l’utilizzo di termini storpiati o grafiche per richiamare tipicità protette dalle norme Ue».

«Per questo è importante – conclude Prandini – l’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del Governatore Luca Zaia e degli europarlamentari italiani ad intervenire per far respingere la domanda, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi».

UNIONE ITALIANA VINI: DUE MESI PER SCONGIURARE IL PERICOLO

Cannoni puntati sulla Croazia (e su Bruxelles) anche in casa Unione italiana vini. «Il tempo per opporsi previsto dalla procedura Ue – sottolinea Uiv in una nota – deve essere utilizzato con ogni sforzo contro al riconoscimento della menzione croata Prosek, annunciato dalla Commissione europea».

In questi 2 mesi di tempo per opporsi, Uiv continuerà a sostenere il Mipaaf e gli organismi di tutela del nostro Prosecco per difendere il prodotto con tutte le argomentazioni giuridiche e politiche di un caso che rischia di rivelarsi un pericoloso precedente, soprattutto per la protezione in alcuni mercati internazionali, dove il nome della denominazione è utilizzato da altri produttori, indebolendo l’immagine del prodotto italiano».

Il Prosecco, ricorda ancora Unione italiana vini, «sostiene l’organizzazione italiana delle imprese che rappresenta l’85% dell’export di vino del Belpaese ed è un nome geografico».

«Pertanto – conclude Uiv – la protezione dell’Ue si estende contro fenomeni di usurpazione, compresi quelli generati da sinonimi. L’Unione non può sottovalutare il rischio di confusione per il consumatore: il nome Prosek richiama inevitabilmente, per un “consumatore normalmente informato”, le bollicine del nostro Paese».

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