Altro che Gerry Scotti e l’assessore Rolfi. All’Oltrepò servono “fame” e Dalai Lama

Ennesimo obolo dalla Regione: 600 mila euro in tre anni. E lo “Zio” diventa cittadino “onorario” a Canneto


EDITORIALE –
C’è una metafora che funziona bene per l’Oltrepò pavese del vino che si appresta a ricevere 600 mila euro in tre anni di fondi pubblici dalla Regione Lombardia, nei giorni in cui Canneto Pavese conferisce la cittadinanza onoraria al faccione di Gerry Scotti, presente sulle etichette del produttore più influ(encer) della zona: Fabiano Giorgi. La metafora, senza sforare troppo dalla viticoltura, è quella “competizione radicale“.

Si tratta di un aspetto connesso alla densità d’impianto del vigneto. In sintesi, più le viti vengono piantate vicine, più le radici delle singole piante entreranno in “competizione” tra loro, pescando in profondità le sostanze nutritive migliori per sopravvivere.

All’Oltrepò servirebbe questo: competizione radicale tra una cantina e l’altra, al posto delle continue secchiate d’acqua scintillante (tradotto: cash, liquidità, dinero, 钱) dal Pirellone. Se non fosse ancora chiaro: l’Oltrepò ha bisogno di essere messo alla fame, al posto di essere continuamente “alimentato” dalla politica.

La cosa che mi lascia letteralmente sconvolto, in merito alla questione dei “Tavoli di Denominazione” avallati dalla Regione e descritti da alcuni produttori come la “panacea” di tutti i mali dell’Oltrepò pavese, è la presenza di piccoli e validissimi produttori, accanto a noti big e imbottigliatori.

Gente, quest’ultima, che parla di “qualità” e di “rilancio del territorio” mentre firma la bolla di consegna di 10 bancali di Bonarda “primo prezzo” ai supermercati Gulliver, che finiranno a scaffale per pochi miseri euro di “rilancio” e di “qualità” per il proprio portafogli.

Cosa ci fanno a quei “Tavoli” dei vignaioli come Matteo Maggi, Alessio Brandolini o Fabio Marazzi di Cantina Scuropasso, per citarne solo alcuni? “Tavolo” per “tavolo”, sedia per sedia, non era meglio discutere all’interno del Consorzio?

Fa sorridere l’Oltrepò che parla di “rivoluzione” e “qualità” per bocca di imbottigliatori e prestanome. Basta spulciare i tavoli per vedere nel ruolo di coordinatori i rappresentanti di cantine come Losito & Guarini, che conta più vigneti in Puglia che nel pavese.

Fa davvero incazzare, invece, che dei produttori di straordinari Metodo classico base Pinot Nero come Fabio Marazzi accettino di essere rappresentati, al tavolo degli “spumanti”, dal direttore della Tenuta oltrepadana di Zonin.

Sì, Zonin, il banchiere sotto processo a Vicenza che ha ceduto ai figli i possedimenti vitivinicoli, per salvare il salvabile in caso di mayday. Lo stesso che ha appena stretto una succosa partnership con Benetton, chiamato a rilanciare il brand veneto nel mondo.

L’assessore Rolfi, bresciano e franciacortino dalla nascita, queste cose le sa. E sa bene, in cuor suo, che saranno gettati nel water anche questi 600 mila euro in tre anni, nonostante la promessa di elagirne degli altri “ma solo se fanno i bravi”.

Quel che è certo è che a qualcuno, ormai da generazioni e generazioni di Pirelloniani governi, basta dire: “Ci ho provato anch’io a salvare l’Oltrepò”. E allora “Cin, cin“, anche stavolta. Aspettando il Dalai Lama.

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