IN BREVE
- Il caso dei vini russi premiati al Concours Mondial de Bruxelles 2026 ha sollevato polemiche in Ucraina, portando a richieste parlamentari sui controlli e le sanzioni.
- Il concorso, come denunciato da Winemag, ha accettato vini da territori occupati, inclusa la Crimea, suscitando malumori tra i professionisti ucraini e non solo.
- Un deputato ucraino ha chiesto verifiche sull’origine dei vini russi e sulla loro ammissione al concorso, evidenziando la necessità di informazioni trasparenti.
- Fris ha richiesto a Vinpres la sospensione delle medaglie assegnate ai vini in questione fino a quando non verranno completate le verifiche necessarie.
- Il caso ha attirato attenzione diplomatica e legale, con l’Ucraina che intende chiarire il ruolo delle autorità e la gestione dei prodotti provenienti dalla Crimea.
Si allarga a macchia d’olio il caso dei vini russi premiati al Concours Mondial de Bruxelles 2026 in Armenia. Le rivelazioni effettuate da Winemag e riprese dalla stampa ucraina (Drinks+) hanno sollevato un polverone a Kiev. Il deputato Igor Fris ha annunciato in queste ore richieste parlamentari formali ai ministeri Esteri, Economia, Agricoltura e Servizi di sicurezza dell’Ucraina. Nel mirino l’origine dei campioni, i pagamenti, i controlli sulle sanzioni e la classificazione di «Crimée», “Crimea”, come voce separata dall’Ucraina.
Il CMB, a Yerevan, ha infatti acconsentito alla valutazione e alla premiazione di vini da territori ucraini occupati dai russi, oltre a invitare giudici russi al concorso, tra la sorpresa – e i malumori – dei professionisti ucraini (e non solo). La Russia viene infatti esclusa dalle competizioni enologiche più importanti al mondo, dal momento dell’invasione dell’Ucraina. Il Concours mondial de Bruxelles 2026 svoltosi in Armenia ha interrotto questa “consuetudine”, dal profondo significato etico e morale.
Alla base dell’interrogazione parlamentare, che tira in ballo Vinopres, la società della famiglia belga Baudouin che organizza il concorso, c’è la clamorosa scelta di inserire i vini russi nella banca dati ufficiale del CMB, sotto la voce autonoma «Crimée – Crimea». La penisola non viene indicata come parte dell’Ucraina né, almeno formalmente, come territorio della Federazione Russa.
Fris, deputato della Verkhovna Rada per il partito Servitore del Popolo, ha chiesto alle istituzioni ucraine di ricostruire l’origine dei vini, le modalità di iscrizione, il trasferimento dei campioni, i pagamenti e l’eventuale coinvolgimento di persone o società sottoposte a sanzioni.
DALLE RIVELAZIONI DI WINEMAG ALL’INIZIATIVA POLITICA
Il caso era stato sollevato da Winemag l’11 luglio. L’inchiesta aveva documentato il ritorno di vini e commissari della Federazione Russa al Concours Mondial de Bruxelles, senza una comunicazione preventiva ai giudici ucraini presenti in Armenia.
Il concorso si è svolto a Yerevan dal 21 al 23 maggio 2026, con un finanziamento pubblico armeno indicato in 1,6 milioni di euro. Secondo i dati diffusi dalla stampa russa, 125 campioni riconducibili alla Federazione Russa e ai territori ucraini occupati hanno ottenuto 42 riconoscimenti: sette Gran medaglie d’oro, 18 medaglie d’oro e 17 d’argento.
La testata ucraina Drinks+ ha successivamente raccolto le testimonianze di alcuni professionisti presenti in giuria. I giudici ucraini non sarebbero stati informati dell’ammissione dei vini russi e di quelli provenienti dalla Crimea occupata.
I campioni contestati non sono stati assegnati ai loro panel. La partecipazione sarebbe stata scoperta soltanto dopo la pubblicazione dei risultati. La vicenda è così passata dal piano giornalistico e professionale a quello politico e diplomatico.
LE RICHIESTE AL MINISTERO DEGLI ESTERI
Fris ha chiesto al Ministero degli Affari esteri di rivolgersi alla direzione del Concours Mondial de Bruxelles e a Vinopres. Il CMB dovrà chiarire chi abbia iscritto i vini, quali aziende li abbiano prodotti ed esportati, quali intermediari siano intervenuti e chi abbia pagato le quote di partecipazione.
La verifica dovrà comprendere i documenti utilizzati per attestare il Paese d’origine, il percorso seguito dai campioni, i luoghi di ricezione e conservazione e le procedure applicate per controllare produttori, richiedenti e titolari effettivi sotto il profilo delle sanzioni.
Il deputato ha chiesto anche la cronologia delle modifiche apportate alla banca dati ufficiale dei risultati, per verificare se le indicazioni relative a Paese, regione e provenienza siano state cambiate durante o dopo la pubblicazione.
SOSPENSIONE E POSSIBILE ANNULLAMENTO DELLE MEDAGLIE
Tra le richieste rivolte al Concours Mondial de Bruxelles figura la sospensione delle medaglie assegnate ai vini interessati, fino alla conclusione delle verifiche. I riconoscimenti dovranno essere annullati qualora emergano informazioni false, documenti rilasciati dalle autorità di occupazione, violazioni del regolamento del concorso o inosservanze delle restrizioni internazionali.
Fris ha chiesto inoltre al CMB di non classificare più la Crimea come Paese separato o territorio dal carattere giuridico indefinito. La banca dati dovrà precisare che la Repubblica autonoma di Crimea è un territorio dell’Ucraina temporaneamente occupato. Dovranno essere eliminate anche le indicazioni che attribuiscano direttamente o indirettamente la penisola alla Federazione Russa.
Il concorso, sino ad ora in silenzio tombale, dovrà inoltre pubblicare una dichiarazione a sostegno dell’integrità territoriale dell’Ucraina nei confini internazionalmente riconosciuti. E introdurre una procedura obbligatoria per la verifica dei prodotti provenienti dai territori occupati.
LE VERIFICHE RICHIESTE IN BELGIO
Fris ha chiesto all’Ambasciata ucraina in Belgio di coinvolgere le autorità locali. Vinopres ha sede nel Paese ed è la società responsabile dell’organizzazione del Concours Mondial de Bruxelles. Le autorità belghe dovranno verificare l’eventuale ricezione di pagamenti, documenti o prodotti da parte di imprese attive nella Crimea occupata.
Un altro accertamento dovrà riguardare il possibile ingresso dei campioni nel territorio doganale dell’Unione europea e il rispetto del Regolamento Ue 692/2014 sulle restrizioni applicate alle merci originarie della Crimea e di Sebastopoli.
La verifica dovrà comprendere anche eventuali operazioni finanziarie con persone sanzionate o soggetti economici collegati. Alle autorità belghe è stata inoltre richiesta una valutazione giuridica sull’utilizzo della Crimea come voce geografica separata da parte di una società con sede nel Paese.
Drinks+ ha osservato che l’invio dei vini dalla penisola potrebbe contrastare con il regime europeo qualora i campioni non siano accompagnati da certificazioni rilasciate dalle autorità ucraine competenti. Si tratta, tuttavia, di una valutazione giornalistica e non dell’esito di un accertamento ufficiale.
DOCUMENTI DOGANALI E RUOLO DELL’ARMENIA
Fris ha coinvolto anche l’Ambasciata dell’Ucraina in Armenia. Le autorità armene dovranno chiarire chi abbia importato i campioni, quali documenti siano stati presentati durante lo sdoganamento e quale Paese d’origine sia stato dichiarato.
Dovranno inoltre verificare il ruolo delle organizzazioni pubbliche e private armene nella gestione del concorso e valutare una possibile presa di posizione ufficiale sulla partecipazione di prodotti provenienti dalla Crimea occupata.
Il Ministero degli Esteri dovrà informare il Servizio europeo per l’azione esterna, la Commissione europea e gli altri organismi competenti dell’Unione. Tra le iniziative richieste figurano una nota diplomatica agli organizzatori e un intervento presso gli Stati nei quali siano avvenuti la registrazione, il pagamento, la ricezione o la valutazione dei vini.
Fris ha proposto anche consultazioni tra il Concours Mondial de Bruxelles e la parte ucraina, con la partecipazione dei ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura, della Rappresentanza del presidente ucraino in Crimea e delle associazioni professionali del vino.
INDICAZIONI GEOGRAFICHE E PAESE D’ORIGINE
Il Ministero dell’Economia dovrà valutare l’utilizzo delle indicazioni PGI e di altre menzioni geografiche per i vini prodotti nella Crimea occupata. Il dicastero dovrà individuare gli strumenti per tutelare le indicazioni geografiche ucraine, le denominazioni d’origine e la corretta dichiarazione del Paese di provenienza.
Dovrà inoltre preparare una posizione giuridica da sottoporre alle istituzioni europee sull’uso delle indicazioni geografiche da parte delle aziende operanti sotto l’amministrazione russa. Un ulteriore accertamento dovrà stabilire se le informazioni fornite dai richiedenti e dagli organizzatori abbiano tratto in inganno consumatori e operatori internazionali.
Nella banca dati ufficiale del CMB, al momento dell’interrogazione, «Crimée – Crimea» risultava ancora classificata come voce autonoma. Nella categoria compaiono vini di Massandra, Alma Valley, Aranchi, Chateau Ay-Daniel e Valery Zaharin. Alcune etichette hanno ottenuto la Gran medaglia d’oro.
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IL COINVOLGIMENTO DEL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA
Il Ministero dell’Agricoltura dovrà definire una posizione ufficiale sulla partecipazione delle aziende dei territori occupati a concorsi, fiere, esposizioni e degustazioni internazionali. Il dicastero dovrà preparare, insieme alle associazioni vitivinicole ucraine, un documento da inviare al Concours Mondial de Bruxelles e alle altre competizioni internazionali.
Dovrà inoltre avviare consultazioni con produttori, associazioni, sommelier, giudici e media specializzati per stabilire una procedura comune di intervento in casi analoghi. Tra le misure richieste figura la preparazione di un elenco di aziende, marchi e brand attivi nella Crimea occupata. Il documento dovrà essere trasmesso a concorsi, fiere, importatori, distributori e catene commerciali.
Il ministero dovrà anche elaborare raccomandazioni per verificare l’origine dei prodotti provenienti dai territori occupati. Secondo il principio indicato nella richiesta parlamentare, un vino prodotto nella Repubblica autonoma di Crimea potrà essere presentato come prodotto ucraino soltanto in presenza di documenti rilasciati o riconosciuti dalle autorità dell’Ucraina.
LE INDAGINI AFFIDATE ALLA SBU
Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina dovrà verificare produttori, richiedenti, esportatori, intermediari e titolari effettivi collegati ai vini premiati. La Sbu dovrà accertare l’eventuale presenza di sanzioni adottate da Ucraina, Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e altri Paesi partner.
L’indagine dovrà comprendere i possibili legami con le autorità di occupazione, le società pubbliche russe e le persone coinvolte nell’appropriazione illegale di beni pubblici o privati ucraini. Dovranno essere verificati anche eventuali collegamenti con il finanziamento della guerra contro l’Ucraina e la provenienza del denaro utilizzato per pagare le quote di iscrizione, il trasporto dei vini, la promozione pubblicitaria e la partecipazione dei rappresentanti aziendali agli eventi internazionali.
In presenza dei presupposti previsti dalla legge, la Sbu dovrà proporre nuove sanzioni o l’estensione di quelle già applicate. Le informazioni raccolte dovranno poi essere trasmesse al Ministero degli Esteri per il coordinamento con i partner internazionali. Fris ha concluso il proprio intervento citando il collega Bohdan Yaremenko: «La verità è nel vino, ma la questione riguarda la sovranità».
IL PRECEDENTE: IN ITALIA SOLDI PER IL CMB INTERCETTATI DAL FISCO
Non è la prima volta che il CMB finisce in casi istituzionali e politici. Sul piano amministrativo e finanziario, un precedente italiano aveva già riguardato la gestione delle risorse pubbliche destinate al Concours Mondial de Bruxelles in Calabria.
Nel 2023, durante la liquidazione di una fattura da 19.500 euro per il trasporto dei giurati della Sessione Rosati 2022 di Rende, l’Arsac aveva accertato un debito fiscale della società fornitrice SAP Srl Servizi Automobilistici Pizzo. L’ente regionale aveva quindi versato 12.255,17 euro direttamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, 5.472,10 euro all’azienda e 1.772,73 euro per l’Iva.
L’episodio non aveva comportato contestazioni nei confronti di Vinopres o del concorso, ma aveva documentato come una parte dei fondi pubblici destinati alla logistica del CMB fosse stata intercettata dal fisco per recuperare un debito pregresso del fornitore privato. La sola edizione calabrese del 2022 era costata oltre 300 mila euro di risorse pubbliche. All’Italia, le diverse edizioni del CMB sono costate in totale oltre 1 milione di euro.






