IN BREVE
- Le 33 Uga del Soave non cambiano nome, ma potrebbero cambiare peso nella gerarchia della denominazione.
- La revisione prevede l’uscita delle Unità geografiche aggiuntive dalla Doc verso la Soave Superiore Docg.
- Il termine ‘Classico’ rimane nella Soave Superiore Docg, mentre ‘Colli Scaligeri’ non verrà riproposto come sottozona autonoma.
- La riforma punta a semplificare la comunicazione in etichetta e migliorare la distingibilità delle uve e dei vini.
- Si prevede un incremento della resa massima per ettaro e una minore restrittività su parametri come il titolo alcolometrico.
Le 33 Uga del Soave non cambiano nome né confini, ma potrebbero cambiare peso nella gerarchia della denominazione. La revisione dei disciplinari approvata dal Consorzio Tutela Soave prevede infatti l’uscita delle Unità geografiche aggiuntive dalla Doc e la loro concentrazione nella Soave Superiore Docg. Dalla Doc scomparirebbero anche «Classico» e «Colli Scaligeri».
Il progetto ha già ottenuto il via libera del consiglio di amministrazione e dell’assemblea del Consorzio. Ora attende l’approvazione del Ministero. Fino alla conclusione dell’iter, restano naturalmente in vigore le regole attuali. Le proposte di modifica della Doc Soave e della Soave Superiore Docg erano state pubblicate dalla Regione Veneto nell’aprile 2026.
«Vogliamo portare avanti due binari, paralleli ma diversi, con destinazioni diverse tra il Soave Doc e il Soave Superiore – ha spiegato a Winemag Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio Tutela Soave –. Le Uga ci possono aiutare in questo lavoro».
LE UGA ESCONO DALLA DOC SOAVE
Oggi le Uga possono accompagnare in etichetta tanto il Soave Doc, anche Classico o Colli Scaligeri, quanto il Soave Superiore Docg. La modifica cancella invece dal disciplinare della Doc l’intero riferimento alle Unità geografiche aggiuntive, compreso l’allegato con i 33 nomi. Lo stesso elenco rimane invariato nel disciplinare della Docg.
Non si tratta quindi della creazione di nuovi cru, ma di una loro diversa collocazione nella piramide. Per continuare a riportare una Uga in etichetta, un vino Soave secco dovrebbe essere rivendicato come Soave Superiore Docg e rispettarne le condizioni. Le 33 Unità geografiche sono entrate ufficialmente nei disciplinari dalla vendemmia 2019, dopo il riconoscimento europeo del percorso di zonazione avviato dal territorio (Consorzio Tutela Soave).
«Quel contenitore è un contenitore di collina, di Uga, di vigne vecchie e di tante storie familiari», ha sottolineato Ridolfi. La zona di produzione della Doc, tuttavia, non viene materialmente ridisegnata: la modifica riguarda soprattutto le possibilità di rivendicazione e il linguaggio utilizzabile in etichetta.
IL CLASSICO SALE ALLA DOCG, ADDIO COLLI SCALIGERI
Il nuovo assetto eliminerebbe dalla Doc sia la specificazione «Classico» sia la sottozona «Colli Scaligeri». Il riferimento «Classico» rimarrebbe nella Soave Superiore Docg e potrebbe essere anteposto alla parola «Superiore». In etichetta diventerebbe quindi possibile leggere Soave Classico Superiore Docg, anziché Soave Superiore Classico.
È uno dei passaggi centrali della riforma: il Soave Doc resterebbe la denominazione più ampia e immediata, mentre colline, Uga e riferimenti territoriali verrebbero concentrati nel livello superiore. «Classico» continuerebbe a identificare la zona storica; «Colli Scaligeri», invece, non viene riproposto come sottozona autonoma nel nuovo testo della Docg.
PIÙ ATTESA PER UGA E VIGNA, MA SALE LA RESA DELLA DOCG
La proposta attribuisce alle Uga anche una precisa differenza temporale. Il Soave Superiore, compreso il Classico, potrebbe essere commercializzato dal 1° febbraio dell’anno successivo alla vendemmia. I vini con Uga e/o menzione «Vigna» dovrebbero invece attendere il 1° febbraio del secondo anno successivo.
Scomparirebbe contestualmente la tipologia «Riserva». Il titolo alcolometrico totale minimo sarebbe fissato all’11% per il Soave Superiore e all’11,5% per Uga e Vigna.
La Docg di base diventerebbe però meno restrittiva dell’attuale su altri parametri. La resa massima salirebbe da 10 a 12,5 tonnellate per ettaro, mentre il titolo alcolometrico naturale minimo delle uve scenderebbe dall’11 al 10%. Il disegno appare quindi orientato a creare un contenitore più ampio per il Soave di collina, affidando soprattutto all’origine dichiarata e al maggiore affinamento la distinzione delle Uga.
Resterebbe al 70% la quota minima di Garganega. Il Chardonnay non comparirebbe più esplicitamente accanto al Trebbiano di Soave nella quota massima del 30%, mentre le altre uve bianche non aromatiche idonee alla provincia di Verona potrebbero concorrere fino al 15%, contro l’attuale 5%.
IL TAGLIO DEL 50% È GIÀ IN VIGORE
La riforma dei disciplinari non va confusa con la limitazione produttiva già operativa. Per le vendemmie 2026, 2027 e 2028, la superficie massima rivendicabile come Soave Doc senza «Classico» o «Colli Scaligeri» è pari al 50% della superficie aziendale di Garganega idonea alla denominazione. Una superficie equivalente deve essere destinata ad altra denominazione, a Igt o a vino senza indicazione geografica. Sono previste deroghe per le produzioni biologiche e per le aziende che non hanno generato esuberi nelle due campagne precedenti (decreto della Regione Veneto).
Per la vendemmia 2026 sono state inoltre ridotte le rese effettivamente classificabili: 13,5 tonnellate per ettaro per il Soave e 12,5 per Soave Classico e Colli Scaligeri (provvedimento regionale).
«È un inizio di percorso, un inizio di presa di consapevolezza», ha concluso Ridolfi. Un percorso che punta a ridurre il peso del Soave generico e a rendere più leggibile, finalmente, la gerarchia territoriale della denominazione.






