IN BREVE
- La prima vendemmia sperimentale di vitigni Piwi si è svolta a Scerni, testando l’adattamento al territorio abruzzese.
- Il progetto è finanziato dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo e prevede la microvinificazione delle uve raccolte.
- I vitigni monitorati mostrano resistenza a peronospora e oidio, secondo i rilievi tecnici effettuati settimanalmente.
- Il progetto durerà almeno 5-6 anni e include anche ricerche su Tea e vini autoctoni regionali.
- L’obiettivo finale è registrare le varietà idonee nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo.
È terminata a Scerni, in provincia di Chieti, la prima vendemmia sperimentale di vitigni Piwi coltivati presso l’azienda agraria dell’Istituto Tecnico Agrario «Cosimo Ridolfi». Il progetto, promosso e finanziato dal 2024 dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, punta a valutare nel tempo l’adattamento al territorio abruzzese, le caratteristiche produttive e il potenziale enologico di varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite.
La vendemmia è iniziata il 29 luglio, a tre anni dall’impianto del vigneto. Le uve raccolte sono state sottoposte a microvinificazione. I vini ottenuti saranno analizzati insieme ai dati agronomici raccolti in campo per aggiungere nuovi elementi alla valutazione delle singole varietà.
18 VARIETÀ PIWI IN SPERIMENTAZIONE
Nel vigneto di Scerni sono presenti 18 varietà: Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Sauvignier Gris, Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis.
Il monitoraggio è stato affidato all’agronomo Fausto Cimini. Per ciascuna cultivar sono state seguite dieci piante, contrassegnate individualmente. I rilievi tecnici sono stati effettuati ogni settimana dalla fase di gemma cotonosa fino alla maturazione.
Sono stati registrati i principali parametri fenologici e produttivi: germogliamento, fioritura, allegagione, invaiatura, numero di germogli e grappoli, fertilità delle gemme, posizione del primo grappolo sul tralcio, peso dell’uva, numero e peso dei grappoli e peso medio degli acini.
Il monitoraggio ha riguardato anche l’aspetto fitosanitario, con particolare attenzione a peronospora e oidio. Secondo la relazione tecnica, tutte le piante osservate hanno mostrato completa resistenza alle due patologie.
NICODEMI: «SERVONO ANNI DI OSSERVAZIONE»
«Quella dei vitigni resistenti è una sfida enologica, ma anche una sfida di sostenibilità, che abbiamo scelto di affrontare mettendo insieme partner importanti e competenze diverse – sottolinea Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo -. La prima vendemmia è un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna. Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà. Ma il progetto non si esaurisce con una vendemmia: servono anni di osservazione, dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio».
«Come Consorzio, crediamo che la ricerca sui vitigni resistenti sia un investimento strategico poiché la sostenibilità non può essere soltanto una dichiarazione di principio ma deve tradursi in capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio. Per questo – aggiunge Nicodemi – abbiamo costruito una squadra con partner importanti, ciascuno con una competenza specifica: dalla scuola all’università del sapere tecnico, dal mondo vivaistico agli enologi, dagli agronomi ai periti agrari. È proprio questa integrazione di competenze che può permetterci di affrontare seriamente una sfida che riguarda l’intera filiera».
IL PROGETTO DEL CONSORZIO
La sperimentazione sui vitigni Piwi rientra negli studi di filiera promossi dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. Sono previsti anche altri due filoni di ricerca.
Il primo riguarda le Tea, Tecnologie di evoluzione assistita, attraverso le quali è possibile generare nuovi cloni migliorati di varietà già esistenti, autoctone e internazionali, meno suscettibili alle malattie e agli stress biotici e abiotici.
Il secondo sarà dedicato ai vini autoctoni regionali, con l’obiettivo di aumentare le conoscenze a disposizione dei viticoltori e ampliare le possibilità di scelta per le future strategie produttive.
SEI ANNI DI OSSERVAZIONE
Il progetto coinvolge l’Istituto «Ridolfi-Zimarino» di Scerni, i Vivai Cooperativi Rauscedo, il CIVIT – Consorzio Innovazione Vite, Assoenologi Abruzzo-Molise, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo e il Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Chieti-L’Aquila.
L’orizzonte della sperimentazione è di almeno 5-6 anni. Sono previste almeno tre microvinificazioni e la costruzione, per ciascun genotipo, di un profilo quantitativo e qualitativo completo.
L’obiettivo è raccogliere dati sufficienti per valutare le singole varietà. Per quelle che dimostreranno caratteristiche adeguate, il percorso potrà proseguire con l’eventuale richiesta di iscrizione nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo.
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