IN BREVE
- Big Wines rinuncia ai premi ottenuti al Concours Mondial de Bruxelles 2026 per i marchi Big Wines Big Art e 46 Parallel Wine.
- La decisione nasce dalla creazione di una categoria nazionale «Crimea» che ammette vini non riconosciuti come ucraini.
- Il produttore proteste contro l’ammissione di vini russi e aziende attive nella Crimea occupata dalla Russia.
- La scelta è supportata da richieste parlamentari formalizzate dal deputato ucraino Igor Fris.
- Big Wines afferma il suo sostegno al diritto internazionale e all’integrità territoriale dell’Ucraina, dichiarando che la Crimea è Ucraina.
«Rinunciamo ai riconoscimenti ottenuti al concorso Concours Mondial de Bruxelles, svoltosi in Armenia dal 21 al 23 maggio 2026, per i nostri marchi Big Wines Big Art e 46 Parallel Wine. La decisione è motivata dal fatto che la società organizzatrice ha abusato della fiducia dei partecipanti, creando a propria discrezione una categoria nazionale denominata «Crimea» e una regione denominata «Crimea».
«In questo modo ha consentito la partecipazione al concorso di vini prodotti nella Repubblica autonoma ucraina di Crimea, rifiutandosi però di riconoscerli come prodotti realizzati nel territorio dell’Ucraina, occupato e tuttora illegalmente controllato dalla Federazione Russa».
SCONTRO FRONTALE CON IL CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES
Big Wines annuncia così la propria rinuncia ai premi ottenuti al Concours Mondial de Bruxelles 2026 con i marchi Big Wines Big Art e 46 Parallel Wine. Il produttore ucraino trasforma in un gesto concreto la protesta per l’ammissione e la premiazione di vini russi e di aziende attive nella Crimea occupata.
La presa di posizione arriva dopo quella del deputato ucraino Igor Fris, che ha presentato richieste parlamentari formali ai ministeri Esteri, Economia, Agricoltura e Servizi di sicurezza dell’Ucraina.
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Una scelta che riguarda tutti i riconoscimenti assegnati ai due brand ucraini durante la sessione organizzata in Armenia da Vinopres, società della famiglia belga Baudouin che detiene i marchi del CMB. Secondo Big Wines, la società organizzatrice avrebbe «abusato della fiducia dei partecipanti», creando arbitrariamente una categoria-Paese denominata «Crimea» e una regione indicata ancora una volta come «Crimea».
Una classificazione che avrebbe consentito la partecipazione dei vini prodotti nella Repubblica autonoma di Crimea senza riconoscerli come provenienti dal territorio ucraino occupato dalla Federazione Russa. «Sosteniamo il diritto internazionale e l’integrità territoriale dell’Ucraina. La Crimea è Ucraina», conclude il comunicato diffuso sui social dal produttore.
La penisola si trova sotto il controllo russo de facto dal febbraio 2014, a seguito di un’operazione militare lampo e di un successivo referendum di annessione non riconosciuto dalla quasi totalità della comunità internazionale.






