IN BREVE
- Villa Mosconi Bertani offre un paesaggio suggestivo con il suo laghetto e il Kaffeehaus, simbolo della storica tenuta vitivinicola.
- Dopo quattordici anni di divisione degli asset, i fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani tornano in scena con Tenuta Santa Maria.
- La divisione ha portato alla cessione di Cantine Bertani, mentre il padre Gaetano ha mantenuto le proprietà agricole, continuando a produrre vino di alta qualità.
- Vini come l’Amarone Classico Riserva e il Recioto della Valpolicella raggiungono i punteggi più alti nella degustazione: veri e propri fari per i produttori locali.
- La tenuta attira oltre 15 mila visitatori annuali, con tour e degustazioni che possono culminare con l’assaggio di Acinaticum 1928.
Al laghetto di Villa Mosconi Bertani, il Kaffeehaus affiora tra gli alberi e si riflette nell’acqua. Le chiome, la passerella e il piccolo padiglione compongono una scena immobile, in cui il tempo pare cristallizzarsi ad ogni sguardo. Come in un dipinto appeso alle nuvole. Eppure, tutto attorno, l’aria è frizzante. In movimento. Siamo ad Arbizzano, frazione di Negrar di Valpolicella dove i fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani portano avanti la primavera del progetto vitivinicolo avviato insieme al padre Gaetano: Tenuta Santa Maria.
L’inverno, pur operoso, non è durato poco da queste parti. Sono passati quattordici anni dalla divisione degli asset della famiglia Bertani. Solo oggi, l’ultima generazione ha deciso di riaffacciarsi con decisione sul mondo. Mostrandosi a taccuini e fotocamere, dopo una lenta e meditata digestione degli avvenimenti che hanno sconvolto l’assetto di una delle famiglie storiche della Valpolicella.
I BERTANI TRA VENDITA, DIVERGENZE E SEPARAZIONE
La cessione di Cantine Bertani rappresenta il punto d’arrivo di una vicenda societaria articolata. Fondata nell’Ottocento dai fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani, la casa vinicola attraversa generazioni e coinvolge diversi rami familiari. Nel 2011, durante la trattativa con il gruppo Angelini, la struttura proprietaria – composta da più società e holding – rende complessi i negoziati. Gaetano Bertani, omonimo pronipote del fondatore, non aderisce alla vendita. E mantiene la propria quota del 30%.
L’accordo sulla divisione degli asset arriva nel settembre 2012. Il marchio Cantine Bertani passa a Tenimenti Angelini. Gaetano e i figli Giovanni e Guglielmo riuniscono i beni rimasti alla famiglia nella nuova Agricola Gaetano Bertani e Figli. Nel perimetro entrano vigneti in Valpolicella Classica, Villa Mosconi e altre proprietà, insieme alla tenuta in Val d’Illasi.
La separazione ridisegna la presenza dei Bertani sul territorio e apre una fase autonoma per il ramo di Gaetano. La scelta di preservare le proprietà agricole e continuare a produrre diventa il punto di partenza per una struttura più concentrata sui vigneti e sui vini di fascia alta. Una strada che Tenuta Santa Maria prepara già negli anni Novanta, quando Gaetano avvia il proprio progetto personale.
DALLE ROTTE COMMERCIALI DELL’OTTOCENTO ALL’AMARONE
La famiglia Bertani guarda oltre i confini veronesi quando l’export italiano del vino muove i primi passi. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Giovan Battista e Gaetano Bertani contribuiscono a portare i vini della zona sui mercati di Inghilterra, Germania e Stati Uniti. La storia aziendale lega il loro lavoro anche alla diffusione del Soave, del Ripasso e dei vini da appassimento. Generazioni successive sperimentano affinamenti più lunghi sul Recioto, contribuendo all’evoluzione del rosso che diventa Amarone.
Gaetano Bertani cresce dentro questa storia e lavora per decenni nella casa vinicola di famiglia. Negli anni Novanta dà forma a Tenuta Santa Maria come propria impresa. La ricerca si sposta sul vigneto: selezione delle parcelle, densità d’impianto, studio delle varietà e attenzione alla maturazione delle uve. Quando Gaetano muore, nel 2020, i figli Giovanni e Guglielmo sono già coinvolti direttamente nel progetto.
ARBIZZANO: IL BROLO, IL PARCO E LA CANTINA
Ad Arbizzano di Negrar, il brolo murato raccoglie vigneti, fruttai e cantina. Al suo interno, 14 ettari di vigne convivono con una porzione di bosco e con un sistema di fonti e canalette in pietra che alimenta il laghetto. La villa settecentesca, il Salone delle Muse affrescato e il parco romantico rappresentano un’altra stratificazione di un luogo che incanta. Non a caso, nel Settecento, la proprietà accoglie il poeta Ippolito Pindemonte, che dedica versi a questi colli.
Nel vigneto più alto si trova il Brolo dei Poeti, selezione da cui nasce un Amarone prodotto soltanto nelle annate eccezionali. Le uve – frutto di vigneti oggetto di un progetto di selezione massale – vengono raccolte a mano e appassiscono per circa tre mesi sulle arele. Il tempo torna poi in cantina. L’Amarone Classico Riserva affina per 66 mesi in botte grande; e il Brolo dei Poeti resta quattordici anni in botti di rovere di Slavonia, prima dell’assemblaggio in cemento e di un ulteriore riposo in bottiglia.
Ma il lavoro dei fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani procede anche in altre direzioni. In Val d’Illasi, per l’esattezza a Colognola ai Colli, la Garganega è alla base della produzione di Soave accanto a Chardonnay, Merlot e Syrah. In Valpantena, a circa 350-400 metri di quota, prende forma un progetto viticolo che si interfaccia con quello in Valpolicella Classica.
- Vendemmia in Valpolicella, raccolta della Corvina in anticipo di due settimane
- Rubinì, l’inno di Rubinelli Vajol alla freschezza della Valpolicella
- La Valpolicella Totale di Buglioni: movida da Mona e Bugiardo. Poi in Dimora a riposare tra le vigne
- Valpolicella: come sarà l’Amarone 2026? Lo rivela Tedeschi
- Christian Marchesini confermato presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella fino al 2028
TENUTA SANTA MARIA BERTANI: DALLA GARGANEGA ALL’AMARONE
La degustazione dei vini della Tenuta mette in evidenza un filo comune: la ricerca di freschezza e definizione, anche nelle etichette più strutturate. L’imprinting aziendale è opera dell’enologo Stefano Gabrieli e del consulente Luca Rettondini. Tra i bianchi, il Lepiga Soave Doc 2025 – Garganega in purezza – raggiunge quota 91/100. Fiori, agrumi e mandorla amara accompagnano un sorso sapido, sostenuto dalla cremosità di sei mesi sulle fecce fini, in acciaio.
C’è poi Torre Pieve Chardonnay Igt 2024 (92/100): metà del vino passa in barrique da 300 litri; nel calice emergono lemon curd, pesca e ananas, con una chiusura agrumata e una trama fenolica tesa. Vino che dimostra di prestarsi al lungo affinamento, grazie all’ottima performance della vendemmia 2008 (95/100).
Il Valpolicella Classico Superiore 2024 (93/100) offre una lettura nitida della denominazione: un faro verso cui dovrebbe tendere l’intero territorio. Avendo deciso di non produrre Valpolicella “base” lo precede, nella gamma di Tenuta Santa Maria, solo il Pràgal Rosso Verona Igt 2024 (89/100), vino d’ingresso costruito generosamente su Corvina, Merlot e Syrah. Il Ripasso Classico Superiore 2022 (94/100), convince per prugna e ciliegia mature a guidare il profilo, con un tannino ben calibrato e in evoluzione.
BROLO DEI POETI AMARONE CLASSICO RISERVA 2007: 97/100
L’Amarone della Valpolicella Classico Riserva Docg 2020 raggiunge i 95/100. Spezie, frutto maturo e tannini fini si muovono dentro una struttura fresca, con residuo sotto i tre grammi per litro. Il Brolo dei Poeti Amarone Classico Riserva Doc 2007 è una chicca (97/100). Il colore porta il segno dell’evoluzione, mentre il tannino conserva presa e sostegno. Il vino nasce dal progetto di Gaetano Bertani, che cerca un’espressione capace di sorprendere anche chi conosce l’Amarone.
Il Decima Aurea Merlot Igt 2020 (92/100), cambia registro: frutto aperto, tannini più affilati e una grande prospettiva di evoluzione ancora davanti. A chiudere la degustazione è il Recioto della Valpolicella Docg 2022 (97/100). Un altro grande faro per i produttori della zona, con circa 100 grammi di zucchero residuo e una produzione di 1.500–2.000 bottiglie. Brilla per equilibrio tra polpa, piacevolezza e tensione, come solo i grandi vini della denominazione.
VILLA MOSCONI: VISITE E DEGUSTAZIONI NELLA TENUTA SANTA MARIA
La tenuta lavora anche sulle visite, accogliendo gruppi anche numerosi di operatori del settore e winelovers. I percorsi attraversano villa, vigneti, brolo, fruttai e cantine, con degustazioni dedicate alle diverse proprietà e alle annate storiche. Ogni anno arrivano oltre 15 mila ospiti da tutto il mondo. Tra gli assaggi proposti c’è l’Acinaticum 1928, vino della riserva di famiglia imbottigliato nel 1938 e custodito nella collezione privata.
La bottiglia, venduta a poco più di 5 mila euro, racconta un passaggio cruciale per la storia locale: uve appassite, un vino secco di grande struttura e un nome antico legato al Recioto. Oggi, mentre il laghetto conserva il riflesso del Kaffeehaus, le ultime bottiglie di quella vendemmia riposano nella cantina guidata da Giovanni e Guglielmo Bertani. Gemme rare di una primavera ormai sbocciata.





