Valoritalia 2026 Liantonio, Liberatore e Pantini leggono la crisi del vino italiano

Valoritalia 2026: Liantonio, Liberatore e Pantini leggono la crisi del vino italiano

L’Annual Report Valoritalia 2026 fotografa un vino italiano in fase di contrazione, tra calo degli imbottigliamenti, consumi più deboli e mercati internazionali instabili. A leggere questa crisi sono Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, Giuseppe Liberatore, direttore generale dell’ente, e Denis Pantini, responsabile Agroalimentare di Nomisma.

Dalle loro dichiarazioni emerge una linea comune: la filiera vitivinicola italiana deve usare dati più tempestivi, sostenibilità e ruolo dei Consorzi di Tutela per affrontare una fase che non appare congiunturale. Nel 2025 gli imbottigliamenti certificati da Valoritalia sono diminuiti del 2,1% sul 2024. Nei primi cinque mesi del 2026 il calo provvisorio è salito al 5,4%.

Il quadro conferma la pressione sui volumi, ma anche la necessità di strumenti più rapidi per leggere la domanda. Servono inoltre strumenti per regolare l’offerta e sostenere le denominazioni più esposte. In questo scenario si inserisce TESSA, la piattaforma digitale sviluppata da Valoritalia con Microsoft ed EOS, pensata per trasformare i dati della certificazione in report operativi per Consorzi, istituzioni e media.

LE DICHIARAZIONI DI LIANTONIO, LIBERATORE E PANTINI

Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, ha collegato sostenibilità, competitività e gestione dell’offerta. «In un momento di grandi sfide e di forte instabilità dobbiamo fermarci, analizzare i cambiamenti e imparare dagli errori», ha dichiarato Liantonio. «La sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più centrale, diventando un fattore determinante sia per la competitività delle imprese sia per l’accesso ai mercati internazionali.

«Allo stesso tempo però – continua Liantonio – dovremmo agire su un doppio binario: da un lato è necessario rendere più competitiva la filiera con politiche meglio attrezzate per cogliere le innegabili diversità che attraversano la nostra filiera, che sappiano cioè interpretare i differenti bisogni di imprese e territori; dall’altro, dobbiamo trovare le giuste modalità per riequilibrare la ripartizione dei margini economici, soprattutto lungo la catena distributiva, e affrontare con coraggio il tema della sovracapacità produttiva, conseguenza di una contrazione dei consumi che si manifesta ormai da decenni a livello globale».

Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, ha sottolineato il peggioramento del quadro nei primi mesi del 2026. «Se nel 2025 gli imbottigliamenti hanno registrato una contrazione del 2,1%, i dati provvisori relativi ai primi cinque mesi del 2026 indicano un’ulteriore flessione del 5,4%, evidenziando una fragilità strutturale soprattutto nelle realtà più piccole.

«Che il momento sia oggettivamente delicato – continua Liberatorio – lo confermano tutti gli indicatori che abbiamo preso in esame – dal numero di campioni inviati ai laboratori ai volumi imbottigliati – e che non fanno pensare ad una rapida inversione di tendenza. Grazie alla tecnologia però, i Consorzi hanno oggi la possibilità di adottare misure tempestive per regolare l’offerta, senza dover scontare quei ritardi nella disponibilità di informazioni che fino a ieri ne limitavano l’efficacia».

Denis Pantini, responsabile Agroalimentare di Nomisma, ha richiamato il ruolo della sostenibilità nelle scelte dei consumatori e dell’enoturismo. «In uno scenario di mercato del vino dominato dall’incertezza, l’attenzione del consumatore verso la sostenibilità resta alta, sia nei confronti del prodotto che dell’azienda che del territorio di produzione.

«Si tratta di un valore ricercato anche in ambiti direttamente collegati al vino – evidenzia ancora Pantini – come nel caso dell’enoturismo, tanto che due italiani su tre la reputano importante anche nella scelta della meta delle proprie vacanze, confermando una volta di più il ruolo strategico che la sostenibilità può esprimere per l’intera filiera vitivinicola italiana».

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