Il Riesling della Mosella è in crisi vigneti eroici e cantine a rischio (1)

Il Riesling della Mosella è in crisi: vigneti eroici e cantine a rischio

IN BREVE
  • Il Riesling della Mosella ha registrato un calo dell’11% nell’export nei primi quattro mesi del 2026, situandosi peggio rispetto ad altri vini Dop tedeschi.
  • Le difficoltà del Riesling si concentrano soprattutto nei vini sfusi e di fascia bassa, mentre i vini di alta qualità continuano a mantenere buone quotazioni.
  • La crisi non dipende dalla qualità, ma da un modello economico insostenibile che non remunera adeguatamente il lavoro dei produttori in condizioni difficili.
  • La Zukunftsinitiative Deutscher Weinbau invita i consumatori a scegliere vini tedeschi rispetto a quelli importati, per cercare di sostenere il settore.
  • La situazione attuale minaccia l’immagine della Mosella e la sostenibilità delle microaziende vinicole, con molte già costrette a chiudere.

Il Riesling della Mosella perde l’11% nell’export nei primi quattro mesi del 2026. Il dato di Nomisma Wine Monitor, pubblicato da Winemag, segnala una flessione più marcata rispetto al -5,5% registrato complessivamente dai vini Dop tedeschi. Un risultato in controtendenza anche rispetto alla maggiore capacità di tenuta mostrata, a livello europeo, dai bianchi fermi rispetto ai vini rossi.

Il dato non consente di distinguere tra Riesling Trocken, Feinherb, Kabinett o Spätlese, né di suddividere le esportazioni per fascia di prezzo. Le informazioni raccolte in Germania permettono però di restringere il campo. La crisi riguarda innanzitutto lo sfuso e le bottiglie di fascia bassa e medio-bassa, mentre i grandi vini da singolo vigneto e le rarità da collezione continuano a sostenere quotazioni elevate.

La difficoltà della Mosella nasce dalla distanza crescente tra il costo della viticoltura eroica sui pendii e il prezzo riconosciuto dal mercato. Il prestigio internazionale del Riesling non basta più a garantire redditività alla parte più ampia del sistema produttivo, formata da piccole aziende, parcelle difficili da meccanizzare e vendite ancora legate alla clientela privata.

NON TUTTO IL RIESLING È IN CRISI

Il segmento più fragile è quello del Fasswein, il vino sfuso ceduto a commercianti, imbottigliatori e operatori che riforniscono supermercati e discount. In alcuni casi viene pagato appena 60-70 centesimi al litro, mentre i costi di produzione sono almeno doppi. Una dinamica già insostenibile in pianura e ancora più penalizzante nelle Steillagen, dove potatura, gestione del vigneto e vendemmia richiedono un forte impiego di manodopera.

La Mosella è parzialmente protetta dalla vendita diretta e da ricavi medi superiori rispetto alle grandi aree tedesche dello sfuso, come Rheinhessen e Pfalz. Anche questa difesa, però, si sta indebolendo. Secondo un produttore della Mittelmosel intervistato dall’emittente televisiva SWR, vendere una bottiglia a meno di 7-8 euro franco cantina rende quasi impossibile vivere coltivando esclusivamente vigneti ripidi. Sul mercato finale, dopo logistica, distribuzione e margini commerciali, il prezzo dovrebbe essere necessariamente più alto.

La pressione interessa quindi soprattutto i Riesling sotto i 15 euro e una parte della fascia intermedia: vini spesso validi, ma privi della notorietà necessaria per trasferire sul prezzo il costo della produzione. Le aziende senza una distribuzione consolidata finiscono per accumulare scorte o cedere come sfuso partite inizialmente destinate all’imbottigliamento.

Più difficile attribuire il calo a uno stile preciso. Il Riesling Trocken economico soffre la concorrenza di bianchi più semplici e meno costosi. Kabinett, Feinherb e versioni con residuo zuccherino dipendono maggiormente dai mercati esteri, dove la complessità delle classificazioni tedesche continua a rappresentare un ostacolo commerciale. La crisi appare dunque legata soprattutto al prezzo e al canale di vendita, più che al grado di dolcezza.

IL VERTICE DELLA PIRAMIDE CONTINUA A VENDERE

Le aste del Vdp dedicate ai vini di Mosella, Saar e Ruwer hanno superato nel 2025 gli 1,5 milioni di euro di ricavi lordi. La domanda rimane elevata per i Riesling rari, le selezioni da singolo vigneto e i Prädikatswein dei produttori più conosciuti.

Il successo delle aste riguarda tuttavia quantità minime rispetto alla produzione regionale. Le quotazioni raggiunte da Egon Müller, Joh. Jos. Prüm e dagli altri nomi di riferimento non descrivono la situazione delle centinaia di famiglie che vendono Riesling tra 8 e 20 euro.

SevenFifty Daily ha definito quella tedesca una “crisi invisibile”: vini celebrati dai professionisti e degustazioni internazionali spesso esaurite convivono con aziende incapaci di coprire costi aumentati, eccedenze produttive e un mercato dello sfuso saturo. Secondo gli esperti interpellati dalla testata statunitense, due terzi dei produttori indipendenti tedeschi si trovano in difficoltà.

Il paradosso è noto anche al trade britannico. Il Riesling è considerato un vino che gli operatori amano bere, ma faticano a vendere. Reputazione critica e successo commerciale continuano a procedere su binari differenti.

IL COSTO DEI VIGNETI IN PENDENZA (STEILLAGEN)

La crisi economica si riflette direttamente sul paesaggio. Lungo la Mosella aumentano le parcelle ripide abbandonate perché non più remunerative. I vigneti si ricoprono di vegetazione, i terrazzamenti si deteriorano. E diventa più complessa la manutenzione dei versanti. Non è in gioco soltanto la produzione di vino, ma l’immagine stessa della regione e la sua attrattività turistica.

Secondo Simone Loose, docente di economia del vino a Geisenheim e volto noto dei Business Report di Prowein, nella Mosella operano circa mille microaziende con prospettive fragili. Meno della metà potrebbe rimanere economicamente sostenibile. In diversi paesi della regione le chiusure sono già evidenti: a Kröv hanno cessato l’attività otto o nove aziende in un anno, mentre a Mehring altri cinque produttori hanno manifestato l’intenzione di fermarsi.

Anche le imprese che vendono direttamente operano ormai col freno a mano tirato. Un produttore di Longen, con circa 60 mila bottiglie commercializzate ogni anno, ha registrato una flessione delle vendite vicina al 10%. La clientela più fedele è composta soprattutto da persone anziane, mentre le nuove generazioni acquistano meno vino, cambiano più frequentemente etichetta o rinunciano del tutto all’alcol.

CONSUMI IN CALO E CHIUSURE ECCELLENTI

La Mosella risente di una contrazione che coinvolge l’intero vino tedesco. Il ricambio generazionale non compensa la progressiva uscita dal mercato dei consumatori più anziani, responsabili di oltre due terzi degli acquisti. Secondo le proiezioni di Geisenheim, nei prossimi vent’anni la domanda tedesca potrebbe ridursi fino alla metà dei livelli attuali.

La concorrenza dei vini importati aggiunge pressione. Circa il 60% del vino consumato in Germania proviene dall’estero, mentre la produzione nazionale si ferma attorno al 40%. Italia, Francia e Spagna dispongono di volumi, strutture produttive e costi difficilmente replicabili sui pendii della Mosella. Anche per questo, le aziende tedesche chiudono.

Nella primavera 2025, la storica azienda Dr. Wagner di Saarburg ha rinunciato a imbottigliare l’annata 2024, vendendo il vino sfuso e affittando gran parte dei vigneti. All’inizio del 2026 ha chiuso anche Weingut Von Hövel, azienda della Saar fondata nel 1803 e membro storico del Vdp. Nel secondo caso, alle difficoltà economiche si sono aggiunte questioni familiari e societarie.

“DEIN WEIN VON HIER”: LA MOBILITAZIONE DEI VITICOLTORI

La gravità della situazione ha favorito la nascita della Zukunftsinitiative Deutscher Weinbau, ovvero “Iniziativa per il futuro della viticoltura tedesca”. Fondata nel maggio 2025, l’associazione riunisce 172 membri ed è sostenuta da altre centinaia di famiglie. Aziende che producono complessivamente circa 85 milioni di litri, che hanno conferito un mandato di rappresentanza al viticoltore Thomas Schaurer.

La campagna “Dein Wein von hier”, “Il tuo vino di qui”, non chiede nuovi contributi pubblici. Invita invece i cittadini a sostituire ogni anno una sola bottiglia importata con una bottiglia tedesca. Non si propone di aumentare il consumo di alcol, ma di spostare una piccola parte degli acquisti verso la produzione nazionale. Oggi, sui circa 20 litri di vino consumati annualmente pro capite in Germania, soltanto otto sono tedeschi.

La mobilitazione culminerà il 30 agosto 2026 con il primo “Tag des Deutschen Weins”, la “Giornata del vino tedesco“. L’iniziativa invita ad acquistare una bottiglia nazionale in più, oppure vino analcolico o succo d’uva. Un appello rivolto direttamente ai consumatori, dopo che una parte dei produttori ha dichiarato di non sentirsi adeguatamente rappresentata dalle organizzazioni tradizionali.

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