Agenti vino sotto pressione bottiglie omaggio e provvigioni per vendere nomi noti come bastianich e bibi graetz

Agenti vino sotto pressione: bottiglie omaggio e provvigioni per vendere nomi noti (agli stellati)

Il vino non è mai stato tanto bravo a raccontarsi e, allo stesso tempo, tanto costretto ad aiutarsi per vendersi, come negli ultimi tempi. Nei convegni si parla di valore, posizionamento e premiumizzazione. Nelle circolari commerciali dei distributori, destinate agli agenti e alla rete vendita, invece, il vocabolario cambia: bottiglie in omaggio, percentuali a doppia cifra, incentivi speciali. E ordini da piazzare nei ristoranti stellati, per continuare ad alimentare certe favole.

Due promozioni non possono diventare una statistica, né dimostrare, da sole, le dinamiche distorte di un intero settore alle prese con una congiuntura difficile. Ma possono fotografare perfettamente la temperatura di tante bolle che rischiano di scoppiare: “Puff“. Soprattutto quando riguardano marchi affermati come Bastianich e Bibi Graetz: non certo cantine sconosciute, alla disperata ricerca di una prima referenza sul mercato. I protagonisti, loro malgrado (?) di questa storia.

Le due operazioni giunte all’attenzione della nostra redazione, entrambe valide fino al 31 dicembre 2026 e frutto della strategia commerciale di un noto distributore di vino del Nord Italia, sono profondamente diverse. La prima riduce il costo effettivo del vino, attraverso bottiglie gratuite. La seconda aumenta la provvigione riconosciuta alla rete vendita. Insieme, raccontano quanto il prestigio del nome non sia più sufficiente a garantire la rotazione del vino. Forse, ormai.

NOVE BOTTIGLIE GRATIS, MA IL LISTINO RESTA IN PIEDI

La promozione dedicata al Vespa Bianco 2022 di Bastianich prevede «27 bottiglie a pagamento» e altre nove «in omaggio», con un unico ritiro e consegna. Le quantità possono essere modulate, ma soltanto verso l’alto.

Il calcolo è semplice: il cliente riceve 36 bottiglie pagandone 27. Significa una bottiglia gratuita ogni tre acquistate. E un abbattimento del 25% del costo unitario effettivo, rispetto all’acquisto delle stesse 36 bottiglie a prezzo pieno.

Formalmente il listino non cambia. Nella sostanza, però, il valore commerciale della bottiglia si riduce di un quarto. È lo sconto che non si chiama sconto, utile a proteggere sulla carta il posizionamento del marchio mentre si cerca di alleggerire il magazzino.

C’è poi il tema dell’annata. Un bianco strutturato del 2022 può essere ancora perfettamente integro e persino evolvere bene. Il problema non è enologico, ma commerciale: nel 2026, quella vendemmia deve evidentemente essere accompagnata verso l’uscita con nove bottiglie gratuite. Il vino può invecchiare. Il magazzino dei distrubutori, molto meno.

SE VENDI A UNO STELLATO, LA PROVVIGIONE SALE

Ancora più interessante è il piano dedicato ai vini di Bibi Graetz. Per Testamatta Rosso e Colore Rosso delle annate 2023, 2022 e 2021, la distribuzione in questione riconosce una provvigione unica del 20% agli agenti. La percentuale sale al 25% quando l’ordine riguarda un ristorante stellato Michelin.

Per accedere all’incentivo è necessario inserire sei bottiglie di Testamatta oppure tre di Colore, in entrambi i casi dell’annata 2023. L’operazione può essere utilizzata una sola volta per cliente e soltanto sulle referenze non scontate. La stessa differenza tra 20 e 25% riguarda i grandi formati. Per Soffocone è invece prevista una provvigione del 15% su un minimo di sei bottiglie, replicabile sul medesimo cliente.

È indispensabile chiarirlo: il 25% non risulta destinato al ristorante, allo chef o al sommelier. È un incentivo provvigionale riconosciuto a chi vende. Neppure Michelin ha alcun ruolo nell’operazione. Ma, per il venditore, chiudere un ordine con uno stellato vale cinque punti percentuali in più.

Non è illegale e non rappresenta neppure un’anomalia assoluta nel commercio. Gli incentivi alla forza vendita esistono in qualsiasi settore. La scelta curiosa, e certamente discutibile, è utilizzare esplicitamente la stella Michelin come criterio per stabilire quanto debba essere remunerato il collocamento di una bottiglia. Proprio in questo momento di crisi dei consumi.

QUANTO VALE UNA STELLA SULLA CARTA DEI VINI

Entrare nella carta di un ristorante stellato non significa soltanto vendere qualche bottiglia. Significa ottenere una vetrina, un’attestazione indiretta di prestigio e un argomento da utilizzare successivamente con altri clienti. La presenza nello stellato diventa comunicazione, reputazione e leva commerciale.

Ecco perché quell’ordine viene pagato di più. Non necessariamente per il volume generato, ma per il valore simbolico dell’indirizzo nel quale il vino viene collocato.

Questo non dimostra che un sommelier scelga un’etichetta per effetto di una provvigione riconosciuta altrove. Dimostra però che, a monte della carta dei vini, esiste una macchina commerciale disposta a investire di più per raggiungere proprio quel ristorante.

La carta resta una selezione culturale e gastronomica, ma anche un territorio conteso da aziende, agenti e distributori. I marchi capaci di finanziare incentivi più generosi conquistano inevitabilmente maggiore attenzione da parte della rete vendita. La qualità continua a essere decisiva. Ma non gioca mai da sola. Forse, ormai.

IL VINO CAMBIA MAGAZZINO, NON NECESSARIAMENTE CLIENTE

Il limite di queste operazioni è antico: il sell-in non coincide con il sell-out. Portare 36 bottiglie nella cantina di un ristorante pagandone 27 significa spostare il vino da un magazzino all’altro. Lo stesso vale per un ordine ottenuto grazie a una provvigione particolarmente ricca.

La domanda reale nasce soltanto quando il cliente sceglie quella bottiglia dalla carta, la paga e la beve. Tutto ciò che accade prima può migliorare i numeri della rete commerciale, ma non garantisce che sia aumentato il desiderio del consumatore.

Nel breve periodo, omaggi e incentivi aiutano a liberare stock e generare fatturato. Nel lungo, però, abituano il mercato ad attendere la promozione successiva. E rischiano di indebolire proprio quel posizionamento premium che il prezzo ufficiale dovrebbe difendere.

Il dato più significativo è che questa pressione riguardi etichette riconoscibili, alcune delle quali collocate nella fascia alta o altissima del mercato. Se persino i grandi nomi devono aggiungere prodotto gratuito o spingere le distribuzioni di vino a remunerare fino al 25% la vendita, significa che la notorietà non garantisce più automaticamente la rotazione.

LA CRISI DEL VINO È ANCHE UNA CRISI DI CREDIBILITÀ

Il problema non sono le promozioni in sé. Il commercio vive di trattative, premi, sconti e condizioni differenziate. Il problema nasce quando l’eccezione rischia di diventare il sistema: il listino continua a raccontare scarsità e prestigio, mentre dietro le quinte il valore viene corretto con omaggi e super provvigioni.

Da anni il settore ripete di voler vendere meno vino, ma a un prezzo più alto. Poi, per venderlo davvero, aggiunge nove bottiglie gratuite o assegna un premio speciale a chi riesce a portarlo dentro uno stellato. Più che una crisi di prezzo, è una crisi di coerenza.

Il vino viene così venduto due volte: prima al ristorante, poi al cliente seduto al tavolo. La prima vendita può essere incentivata. La seconda deve essere meritata. E nessuna circolare commerciale, per quanto generosa, può sostituire il desiderio di ordinare una bottiglia e berla. Forse, ormai.

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