Il vino incide sulle cosiddette “maniglie dell’amore”? La risposta breve è sì, ma il punto non è solo quante calorie apporta un calice di vino. Conta il contesto metabolico in cui viene consumato. Nella rubrica “Alcol e Salute” di Winemag, il biologo nutrizionista Umberto Rossi spiega perché l’ordine con cui si mangiano fibre, proteine e carboidrati può fare la differenza quando il pasto include uno o due bicchieri di vino.
ALCOL, CALORIE E DEPOSITO DI GRASSO ADDOMINALE
Un bicchiere di vino da 125 ml apporta in media tra 80 e 100 kcal, a seconda del grado alcolico. Due bicchieri possono quindi superare le 180 kcal. L’alcol fornisce 7 kcal per grammo e viene metabolizzato con priorità dal fegato. Durante questo processo, l’ossidazione dei grassi si riduce.
«Quando introduciamo alcol – spiega Umberto Rossi – l’organismo lo considera una sostanza da smaltire rapidamente. Finché il fegato è impegnato a metabolizzare l’alcol, l’utilizzo dei grassi come fonte energetica si riduce. Se nel frattempo assumiamo molti carboidrati raffinati, l’accumulo adiposo diventa più probabile, soprattutto a livello addominale».
Le “maniglie dell’amore” sono legate al grasso viscerale e sottocutaneo nella zona dei fianchi. Non dipendono solo dal vino, ma dall’equilibrio complessivo tra introito calorico, qualità della dieta e stile di vita.
L’ORDINE CON CUI MANGIARE: FIBRE, PROTEINE, CARBOIDRATI
Secondo Rossi, un elemento spesso trascurato è l’ordine di assunzione dei macronutrienti durante il pasto. «Iniziare con le fibre, proseguire con le proteine e terminare con i carboidrati è una strategia semplice che aiuta a modulare la risposta glicemica. Le fibre – sottolinea il biologo nutrizionista, consulente di Winemag – rallentano lo svuotamento gastrico e l’assorbimento degli zuccheri. Le proteine aumentano il senso di sazietà e stabilizzano ulteriormente la glicemia. Se i carboidrati arrivano per ultimi, il picco glicemico è più contenuto».
In pratica, significa aprire il pasto con verdure ricche di fibre (crude o cotte), proseguire con una fonte proteica (pesce, carne magra, legumi, uova). E, solo dopo, introdurre pane, pasta o altri carboidrati. Il vino può accompagnare la parte centrale del pasto, preferibilmente durante il consumo delle proteine. E non a stomaco vuoto.
VINO A STOMACO VUOTO E RISCHIO METABOLICO
Consumare vino senza cibo accelera l’assorbimento dell’alcol e può favorire un maggiore impatto metabolico. «Bere a stomaco vuoto – spiega Rossi – espone a picchi più rapidi di alcolemia e può aumentare il rischio di eccesso calorico non compensato. All’interno di un pasto equilibrato, con fibre e proteine adeguate, l’assorbimento è più graduale».
Il nutrizionista sottolinea che uno o due bicchieri di vino, inseriti in un’alimentazione bilanciata e in un contesto di attività fisica regolare, non determinano automaticamente un aumento del grasso addominale. Il problema nasce dall’associazione con pasti ricchi di carboidrati raffinati, grassi saturi e porzioni abbondanti.
QUANTO CONTA LA QUALITÀ DEL PASTO
Un esempio pratico: antipasto di verdure, secondo di pesce o carne bianca con contorno, una porzione moderata di pane o cereali integrali e uno o due bicchieri di vino distribuiti durante il pasto. Diverso l’effetto metabolico di un aperitivo con snack salati, pizza o dolci accompagnati da più calici.
«Non è il singolo bicchiere – evidenzia Rossi – a creare le “maniglie dell’amore”. È l’eccesso calorico cronico. L’alcol aggiunge calorie “vuote”, cioè prive di fibre e micronutrienti. Per questo è fondamentale che il resto del pasto sia strutturato in modo intelligente». Il nutrizionista invita inoltre a considerare la frequenza: consumo quotidiano, anche moderato, può incidere sul bilancio energetico settimanale se non compensato.
MODERAZIONE E CONSAPEVOLEZZA
Le linee guida italiane indicano come consumo a basso rischio fino a un’unità alcolica al giorno per le donne e fino a due per gli uomini adulti, da assumere durante i pasti. Un’unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di alcol, pari a un bicchiere di vino da 125 ml.
«Il vino può far parte di uno stile di vita equilibrato – conclude Rossi – ma deve essere inserito in un contesto nutrizionale corretto. L’ordine fibre, proteine, carboidrati è un accorgimento semplice che può aiutare a limitare gli effetti metabolici, soprattutto quando si parla di grasso addominale».
In sintesi, ridurre l’impatto del vino sulle “maniglie dell’amore” non significa demonizzare il calice, ma organizzare meglio il pasto, controllare le quantità e mantenere uno stile di vita attivo.
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