Resa del Moscato vendemmia 2026 Coldiretti si oppone ai tagli

Resa del Moscato vendemmia 2026: Coldiretti si oppone ai tagli

IN BREVE
  • Coldiretti Piemonte rifiuta la proposta di fissare la resa del Moscato a 80 quintali per ettaro e abbassare il prezzo delle uve.
  • I viticoltori hanno già ridotto la resa a 85 quintali, considerando quest’ultima come massimo accettabile.
  • Coldiretti denuncia i costi di produzione elevati e l’uso di produzioni non locali da parte di alcune aziende imbottigliatrici.
  • Il confronto ha portato a un nulla di fatto e mette a rischio la reputazione e l’economia del settore vitivinicolo in Piemonte.
  • Coldiretti sollecita la creazione di un tavolo di programmazione triennale prima della vendemmia.

Fissare la resa del Moscato per la vendemmia 2026 a soli 80 quintali per ettaro e abbassare il prezzo delle uve è una proposta ritenuta del tutto inaccettabile e insostenibile. È la ferma posizione espressa da Coldiretti Piemonte (insieme alle federazioni di Asti, Alessandria e Cuneo) durante l’incontro dello scorso giovedì 18 giugno, promosso dall’Assessore Regionale Paolo Bongioanni. Al centro del dibattito ci sono «la tenuta economica, la sostenibilità e l’immagine stessa delle DOCG Asti, Moscato e Canelli, oltre al futuro dei loro produttori».

Costi alle stelle e imprese ridotte: Coldiretti fissa a 85 quintali il limite per la mediazione

Il disciplinare di produzione prevede una resa massima di 100 quintali per ettaro. Già lo scorso anno i viticoltori hanno affrontato il sacrificio di ridurla a 85 quintali. Una cifra che oggi Coldiretti considera il limite massimo di mediazione concedibile. Monica Monticone, Presidente di Coldiretti Asti, ha denunciato i costi di produzione schizzati alle stelle e l’atteggiamento intollerabile dell’industria, facendo notare che alcune aziende imbottigliano bevande o simil-bevande in Piemonte senza utilizzare le produzioni regionali.

«Le imposizioni e gli atteggiamenti dell’industria non sono più tollerabili, tanto più, se si considera che parte della stessa, pur avendo siti di produzione sul territorio piemontese, assembla bevande o simil bevande, anche a base vino, senza utilizzare le produzioni regionali», commenta Monticone.

Il vicepresidente Gianfranco Torelli ha inoltre ricordato che in 40 anni le cantine del territorio sono crollate da 6 mila a 2400, invocando la necessità di un «rispolvero di sano patriottismo» da parte della componente industriale.

«Più che fare di tutta l’erba un fascio – ha aggiunto – riteniamo sia opportuno adoperare un’analisi puntuale sulla condizione delle diverse industrie, per capire dove risiede il problema e, conseguentemente, definire strategie a valle e non a monte della produzione” “Diversamente, si rischia di impattare ulteriormente su un comparto già in decrescita».

Fumata nera al tavolo politico: chiesta una programmazione triennale per tutelare l’indotto

Il confronto si è concluso con un nulla di fatto e senza la presa di posizione politica sperata a sostegno del comparto agricolo. Il rischio paventato è che un ulteriore calo di resa e di prezzo danneggi pesantemente le 2400 aziende agricole rimaste. Compromettendo la reputazione, l’economia e l’indotto di un intero territorio vitivinicolo.

Per evitare di giungere a decisioni d’emergenza all’ultimo secondo, a soli due mesi dalla vendemmia, Coldiretti ha formalmente sollecitato l’istituzione di un tavolo di programmazione triennale. Assicurando che «porterà avanti la propria battaglia a tutela dei produttori».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI WINEMAG!