IN BREVE
- La Festa del Catarratto ha avuto luogo a Santa Cristina Gela, valorizzando il vitigno simbolo della Sicilia.
- ARCA unisce sei aziende per promuovere il Catarratto e raccontarne l’autenticità e la qualità.
- Il Catarratto è il vitigno più coltivato in Sicilia, ma ha conosciuto un rinascimento grazie a pratiche di vinificazione migliorate.
- L’evento ha offerto una masterclass con vari vini Catarratto, evidenziando versatilità e freschezza del vitigno.
- La resistenza del Catarratto alla siccità e malattie ne fa un simbolo di sostenibilità e qualità in viticoltura.
Si è tenuta lo scorso giugno a Santa Cristina Gela (Palermo), la prima edizione della Festa del Catarratto. Manifestazione interamente dedicata al vitigno più coltivato e rappresentativo della Sicilia. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il Catarratto, promuovendone il legame con i territori, la cultura e le tradizioni locali.
L’evento è stato ideato e organizzato da ARCA – Associazione Regionale del Catarratto Autentico. Associazione che riunisce sei aziende fondatrici: Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo col preciso scopo di allargarsi anche ad altre realtà.
L’ASSOCIAZIONE REGIONALE DEL CATARRATTO AUTENTICO
ARCA punta a costruire una nuova narrazione del Catarratto. L’Associazione, con i suoi sei membri, rappresenta oggi 80 ettari di Catarratto sui circa 28 mila ettari in Sicilia. Da qui il chiaro progetto di riscattare il vitigno forse più identitario dell’isola raccontandone l’autenticità, la sostenibilità e la riconoscibilità.
Un’Associazione che con un potenziale produttivo di circa 7 mila ettolitri di vino, che si pone in modo trasversale alle singole sottozone. Il desiderio è quello di non focalizzarsi sulle peculiarità di un terroir ma di raccontare un vitigno e la sua “autenticità” attraverso le declinazioni che assume, o può assumere, attraverso l’intera Regione.
«ARCA vuole mettere al centro questo vitigno che sta vivendo un vero e proprio rinascimento – dice Sebastiano Di Bella, Presidente di ARCA –. Rinascimento possibile grazie alla volontà delle aziende che hanno creduto in questo progetto. Dal Catarratto possono nascere vini freschi, eleganti. Vini di grande personalità e sorprendente verticalità. Il nostro compito è creare valore, restituire al Catarratto il prestigio che merita».
Sei realtà diverse fra loro per filosofia e territorio, ma accomunate dalla volontà di valorizzare un vitigno ad oggi fin troppo bistrattato. Territori a volte in forte contrapposizione fra loro. Si va dalle salinità marine di Marsala, dove ha sede e vigneti Caruso & Minini, fino ai vini di montagna di Castellucci Miano, sita in Valledolmo (praticamente nel centro della Sicilia).
IL RINASCIMENTO DEL CATARRATTO

Documentato in Sicilia già nel Cinquecento, il Catarratto è oggi il vitigno più diffuso dell’isola. Circa 28 mila ettari nelle due varianti Lucido e Comune, pari a quasi un terzo della superficie vitata regionale. Fino agli anni Novanta gli ettari coltivati erano circa 90 mila, per scendere ai 65 mila del 2000 fino ai dati attuali.
Una riduzione progressiva della superficie vitata che ha coinciso con la crescita qualitativa. Tradizionalmente destinato alla produzione di vini da taglio (spesso spediti fuori regione) o di consumo quotidiano, negli ultimi anni il Catarratto è stato oggetto di un percorso di riscoperta che ne ha evidenziato la capacità di esprimersi in diverse tipologie, dai vini bianchi fermi agli spumanti.
Una riscoperta e una crescita qualitativa figlie di una rinnovata consapevolezza. La “pesantezza” dei vini da Catarratto tipica dei decenni precedenti e che lo rese “vino da taglio”, derivava dalla non comprensione del vitigno e delle tecniche di vinificazione.
Coltivata in modo intensivo ed estensivo l’uva da Catarratto non era in grado di esprimere il proprio potenziale. Non solo: le pratiche di cantina dell’epoca, volte alla semplificazione operativa, senza controllo delle temperature e senza gestione del freddo esponevano i vini al calore siciliano e a ossidazioni durante le fasi di fermentazione e vinificazione.
«Aver compreso che il vino “buono” nasce prima di tutto in vigneto e aver capito come coltivare il Catarratto affinché si esprima al meglio. Aver capito che è fondamentale trattarlo con cura e con le giuste temperature in cantina, ci ha permesso nel corso degli anni di ottenere i grandi vini che abbiamo oggi». A parlare è Tonino Guzzo, enologo pioniere del Catarratto.
«Senza controllo delle temperature è impossibile fare bianchi piacevoli e che esprimono il territorio. Per anni non si è parlato di Catarratto non perché non sia “buono”, ma perché lo si lavorava male. Non è il vitigno ad essere cattivo, è come lo trattavamo. Si è confuso il processo col prodotto», conclude Guzzo.
LA PRIMA FESTA DEL CATARRATTO
La Festa del Catarratto 2026 ha proposto una due giorni di vino affiancato alle eccellenze agroalimentari del territorio. In calendario una degustazione aperta al pubblico con tredici cantine partecipanti, oltre la metà appartenenti alla DOC Monreale, e nove produttori di formaggi, miele e altre specialità locali. Un’occasione per narrare la versatilità del rinato Catarratto.
«Il successo del Catarratto è legato al suo equilibrio raro. È un’uva che resiste alla siccità e alle principali malattie, fattori che ne hanno favorito la diffusione in quasi tutte le province dell’Isola. La sua plasticità agronomica è il motivo fondamentale per cui, nel tempo, il Catarratto è diventato sinonimo di affidabilità e qualità. Un’uva molto moderna per le sue caratteristiche di sostenibilità», sottolinea Di Bella.
Cuore della manifestazione è stata la Masterclass dedicata al Catarratto nelle sue varie forme e declinazioni. Sei vini, uno per ogni azienda di ARCA, sei forme diverse di Catarratto per raccontarne la trasversalità. Sei vini diversi fra loro ma accomunati da freschezza vibrante e spiccata sapidità. Verticalità tipiche del vitigno.
LA MASTERCLASS DI ARCA

Si parte quindi da Sualtezza 650 di Tenute Lombardo, spumante charmat dal sorso fine e fresco con chiusura leggermente amaricante e dalle note agrumate di pompelmo. Arya, Metodo Classico brut millesimo 2020 di Caruso & Minini si arricchisce della complessità tipica della rifermentazione in bottiglia. Freschezza, tensione e salinità guidano il sorso mentre al naso predominano note floreali e, anche qui, agrumi e frutta gialla.
DOC Monreale Lu Bancu 2024 di Feudo Disisa è pieno, rotondo pur nella spiccata freschezza. Fra i sentori di fiori, agrumi e frutta gialla spicca una nota di sambuco che lo caratterizza. Vb59 Terre Siciliane 2023 di Bagliesi presenta note leggermente più evolute ed una maggiore morbidezza.
Shiarà DOC Valledolmo Contea di Sclafani 2023 di Castellucci Miano accoglie con un naso ricco. Note di pesca tabacchiera, pompelmo ed erbe aromatiche. Sorso pieno, fresco e sapido. Chiude la batteria Esperides DOC Sicilia 2022 dell’Azienda Agricola Di Bella. Fine e di buona persistenza, fresco e armonico è forse il più lineare e “quotidiano” fra questi Catarratto.






