Il Consorzio Asti Docg propone di fissare a 85 quintali per ettaro la resa del Moscato per la vendemmia 2026, in linea con i quantitativi dello scorso anno. A questi si aggiungono ulteriori 15 quintali di supero. Inoltre, c’è l’impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell’andamento del mercato. Una decisione che va nella direzione espressa nei giorni scorsi da Coldiretti, attraverso le dure parole dei referenti regionali e locali.
La proposta è stata approvata dal Consiglio di amministrazione dell’ente consortile. Ora sarà sottoposta ai produttori nel corso dell’assemblea dei consorziati, convocata per il 30 giugno. L’obiettivo dichiarato è mantenere un equilibrio tra domanda e offerta, tutelando il valore della denominazione. Questo è importante in una fase ancora complessa per i mercati internazionali.
La scelta del Cda si inserisce in una strategia di gestione dell’offerta. Tale strategia guarda sia alla tenuta commerciale dell’Asti Docg sia alla remunerazione della materia prima.
«La soluzione individuata dal Cda nasce da un confronto condiviso tra le diverse componenti della filiera e si inserisce in una strategia di gestione responsabile dell’offerta», commenta Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg. «L’obiettivo è garantire stabilità, programmazione e valore, mantenendo la capacità di adattare le scelte produttive sulla base dell’evoluzione dei mercati».
Ricagno sottolinea inoltre il ruolo delle case spumantistiche nel sostenere la denominazione e il comparto agricolo.
«In quest’ottica – ha evidenziato – assume particolare rilievo l’impegno espresso dalle case spumantiere nel continuare a sostenere la denominazione e la remunerazione della materia prima, confermando una linea di responsabilità e attenzione verso l’intero comparto produttivo».
Asti Docg, resa confermata se il mercato tiene
Nel corso della riunione, il Consiglio di amministrazione del Consorzio si è impegnato a fornire alla filiera, già nei primi mesi del 2027, un’indicazione produttiva chiara. Questo sarà fatto sulla base dell’analisi dei dati di mercato al 31 dicembre 2026.
Se le vendite si manterranno in linea con gli attuali livelli, pari a circa 85 milioni di bottiglie annue, la resa potrà essere confermata a 85 quintali per ettaro. Inoltre, uno scenario che potrebbe migliorare ulteriormente si aprirà nel caso di una ripresa dei mercati internazionali. Anche un allentamento delle tensioni geopolitiche che stanno condizionando i consumi e gli scambi commerciali avrebbe effetti positivi.
Diverso lo scenario in caso di rallentamento. Se il numero di fascette consegnate dovesse diminuire rispetto agli attuali volumi di riferimento, il Consorzio orienterà la programmazione produttiva verso una resa non superiore a 80 quintali per ettaro. Questa è una misura pensata per contenere l’offerta e salvaguardare il valore della denominazione nel medio-lungo periodo.
Contrassegni in calo del 4% nei primi cinque mesi 2026
Il quadro commerciale resta dunque centrale nelle scelte del Consorzio Asti Docg. Nei primi cinque mesi del 2026, il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è attestato a 31,5 milioni di pezzi. Questo dato va confrontato con i 32,8 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.
Il dato evidenzia una flessione del 4%, elemento che conferma la necessità di una gestione prudente della produzione. La partita sulla vendemmia 2026 si giocherà quindi tra l’esigenza di garantire continuità produttiva alla filiera e quella di evitare squilibri tra disponibilità di prodotto e domanda effettiva di mercato.






