Slovenia, petizione contro nuova legge sul vino produttori naturali in allarme con cantina santei. Intanto, in Galles, potrebbe nascere prima Igp vini naturali

Slovenia, petizione contro nuova legge sul vino: produttori naturali in allarme

IN BREVE
  • La nuova legge sul vino della Slovenia, approvata il 18 febbraio 2026, richiede la valutazione organolettica anche per i vini senza Dop e Igp.
  • La valutazione è effettuata da una commissione di esperti e influisce sulla commercializzazione dei vini.
  • Critiche emergono sul rischio di penalizzare i vini naturali, poiché il giudizio si basa su standard convenzionali.
  • La petizione della cantina Santei chiede al ministero dell’Agricoltura di ripristinare l’accesso al mercato solo con analisi chimico-fisiche.
  • I produttori sottolineano una disparità rispetto ai vini naturali importati che non subiscono la stessa valutazione in Slovenia.
  • E intanto, in Galles, potrebbe nascere la prima Igp interamente focalizzata sui vini naturali.

La nuova legge sul vino della Slovenia e l’obbligo di valutazione organolettica anche per i vini senza Dop e Igp sono al centro di una petizione online promossa dalla cantina Santei. L’azienda, con sede nella Valle del Vipava, produce vini biologici e biodinamici da agricoltura rigenerativa ed è una delle cantine simbolo del movimento del vino naturale sloveno.

Il provvedimento è stato approvato dal Parlamento sloveno il 18 febbraio 2026, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 27 febbraio ed è entrato in vigore il 14 marzo. Si tratta della prima revisione organica della normativa vitivinicola nazionale dopo quasi vent’anni.

NUOVA LEGGE SUL VINO IN SLOVENIA: COSA CAMBIA

L’articolo 24 della nuova legge slovena sul vino stabilisce che la valutazione dei prodotti ottenuti nel Paese comprenda analisi di laboratorio ed esame organolettico. La disposizione riguarda anche i vini privi di indicazione geografica, categoria che corrisponde ai vecchi “vini da tavola”.

La degustazione è affidata a una commissione di cinque membri, composta da rappresentanti dei produttori ed esperti di viticoltura ed enologia. L’esito concorre a stabilire l’idoneità del vino alla commercializzazione. Se il prodotto viene giudicato non conforme, non può essere immesso sul mercato.

Nel regime precedente, spiegano i promotori della petizione, i produttori potevano rinunciare alle indicazioni geografiche e commercializzare il vino sulla base delle sole analisi chimico-fisiche. La nuova legge elimina questa possibilità.

I PRODUTTORI DI VINO NATURALE CONTESTANO L’ESAME ORGANOLETTICO

Secondo Santei e le organizzazioni Bon Vino e Natura Vino, quest’ultima ancora in fase di costituzione, il sistema rischia di penalizzare soprattutto i vini naturali. Torbidità, colori non convenzionali e profili aromatici distanti dagli standard più diffusi possono derivare da precise scelte produttive, purché restino entro i limiti previsti dalla normativa.

La contestazione riguarda quindi l’impiego di una valutazione sensoriale costruita, a giudizio dei firmatari, sui caratteri dei vini convenzionali. Un’impostazione che potrebbe tradursi nell’esclusione dal mercato di prodotti regolari dal punto di vista analitico, ma lontani dai modelli stilistici attesi dalle commissioni.

La petizione lanciata da Sandra e Matej Bizjak, titolari di Santei, segnala inoltre una disparità rispetto ai vini naturali importati. Le bottiglie provenienti da Italia, Francia o Georgia non sono sottoposte alla stessa valutazione preventiva prevista per i vini prodotti in Slovenia, pur restando soggette ai normali controlli nazionali ed europei.

LE RICHIESTE DELLA PETIZIONE LANCIATA DA SANTEI

L’iniziativa chiede al ministero sloveno dell’Agricoltura di ripristinare, per i vini senza Dop e Igp, la possibilità di accedere al mercato attraverso la sola analisi chimico-fisica. La deroga dovrebbe comprendere anche l’annata 2025, già completata dal punto di vista produttivo prima dell’entrata in vigore della legge.

Se la norma non venisse modificata, i promotori chiedono entro la fine del 2026 un piano finanziato dallo Stato per la riconversione delle aziende che basano la propria attività sui vini naturali, insieme a indennizzi per la perdita di reddito e l’eventuale abbandono dei vigneti. Sollecitano infine un confronto formale con produttori, associazioni, esperti di mercato ed enti impegnati nell’export.

VINI DA TAVOLA: IL CONFRONTO CON ITALIA E FRANCIA

Il parallelismo indicato nella petizione trova riscontro, con alcuni distinguo, nelle regole applicate in Italia e Francia. In Italia il decreto del 12 marzo 2019 prevede gli esami analitici per i vini Dop e Igp. Mentre le commissioni di degustazione riguardano i vini Dop. I vini generici senza indicazione geografica non devono quindi superare un esame organolettico preventivo di questo tipo.

In Francia gli ex “vins de table” rientrano nella categoria Vin Sans Indication Géographique, spesso commercializzata come Vin de France. Quando riportano vitigno o annata devono essere certificati da FranceAgriMer attraverso tracciabilità documentale e controlli a campione. Non è però previsto un passaggio sistematico davanti a una commissione di degustazione. I vini senza indicazione di vitigno o millesimo restano inoltre fuori dallo specifico dispositivo di certificazione di FranceAgriMer.

La differenza evidenziata dai produttori sloveni è dunque concreta. Paesi come Italia e Francia mantengono controlli, registri e obblighi analitici. Ma non subordinano la commercializzazione di tutti i vini senza indicazione geografica al giudizio preventivo di una commissione organolettica. Il dibattito pare solo all’inizio.

DAL GALLES IL PROGETTO DI UNA IGP PER I VINI NATURALI

E mentre in Slovenia i produttori naturali contestano una legge che potrebbe limitarne l’accesso al mercato, in Galles un gruppo di vignaioli tenta il percorso opposto. Il progetto Natural Wine of Wales, guidato da Paul Rolt di Hebron Vineyard, punta a ottenere il riconoscimento come IGP britannica per vini prodotti con uve gallesi, fermentazioni spontanee e senza chimica di sintesi, lieviti industriali, additivi o coadiuvanti. I solfiti sarebbero ammessi in quantità limitata soltanto all’imbottigliamento.

La domanda presentata al Defra – il dipartimento del governo del Regno Unito che si occupa di agricoltura e ambiente – è ancora in fase di valutazione e il disciplinare definitivo non è stato pubblicato. Se approvata, potrebbe diventare la prima indicazione geografica costruita espressamente attorno ai vini naturali.

Un segnale di segno opposto rispetto alle preoccupazioni sollevate oggi in Slovenia. Dove al centro dell’attenzione del governo ci sono però i “vini da tavola”, senza alcun riferimento implicito ai “vini naturali”. Un dettaglio che potrebbe fare la differenza.

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