IN BREVE
- Il Wildbacher dei Colli Trevigiani è un vitigno raro, originario della Stiria, riscoperto da Cantine Conte Collalto.
- Questo vitigno si distingue per la sua adattabilità ai suoli argillosi e al clima delle colline trevigiane.
- Il Wildbacher viene interpretato con una macerazione prolungata e un affinamento in botti grandi per esaltarne struttura e freschezza.
- Nel calice presenta note di frutti di bosco, tabacco e una freschezza intrigante, con tannini vigorosi che migliorano con l’invecchiamento.
- Il Wildbacher è un’eccezione nel panorama vinicolo dei Colli Trevigiani: un vino autentico e territoriale.
Il Wildbacher dei Colli Trevigiani trova alle Cantine Conte Collalto una delle sue più singolari dimore italiane. Un vitigno raro, di origine stiriana, che la famiglia coltiva sulle colline di Susegana da così tanto tempo da essere ormai considerato un autoctono acquisito del territorio. La sua storia veneta risale infatti al XVIII secolo, quando il conte Antonio di Collalto decise di impiantarlo nei propri possedimenti sulla sinistra del Piave.
Una presenza plurisecolare che distingue il Wildbacher da molte varietà internazionali arrivate in Italia in epoche più recenti. A Collalto non rappresenta una curiosità ampelografica o una concessione alla moda dei vitigni dimenticati. È piuttosto il risultato di un adattamento lungo generazioni, capace di legare un’uva dal carattere marcatamente mitteleuropeo ai suoli argillosi e al clima delle colline trevigiane.
DALLO SCHILCHER STIRIANO AL ROSSO DI SUSEGANA
Nella sua terra d’origine, la Stiria occidentale austriaca, il Blauer Wildbacher è conosciuto soprattutto per lo Schilcher. Un rosato secco, affilato e vibrante, caratterizzato da acidità sostenuta, piccoli frutti rossi e sfumature erbacee. Attorno a questa espressione è nata anche la denominazione Schilcherland Dac, che identifica uno degli stili più riconoscibili del vino austriaco.
Cantine Conte Collalto ha seguito una strada differente. Sulle colline di Susegana, il Wildbacher viene interpretato come vino rosso, attraverso una macerazione prolungata e un affinamento in grandi botti di rovere. Una scelta che mette al centro la struttura, il tannino e la capacità evolutiva della varietà, senza cancellarne la naturale freschezza.
È proprio questa combinazione a spiegare la definizione di vitigno “selvaggio”. Non soltanto per l’assonanza con il nome – “wild” significa selvatico in tedesco – ma per un profilo gustativo poco incline alle mezze misure. Acidità e tannino costituiscono l’ossatura del vino. La vinificazione e il tempo hanno il compito di trasformare questa energia in equilibrio.
IL WILDBACHER COLLI TREVIGIANI IGP DI CONTE COLLALTO
Le uve destinate al Wildbacher Colli Trevigiani Igp provengono esclusivamente dai vigneti della tenuta, situati sulle colline a sinistra del Piave. Le parcelle presentano esposizione meridionale e terreni prevalentemente argillosi. La vendemmia avviene generalmente nei primi dieci giorni di ottobre, con una resa indicativa di 70 quintali per ettaro.
Dopo la pigiadiraspatura, la fermentazione è accompagnata da una macerazione sulle bucce di circa 10-15 giorni. Segue la fermentazione malolattica. Il passaggio decisivo è l’affinamento, condotto per un periodo compreso tra 18 e 24 mesi in botti grandi da 40 ettolitri. Il legno non punta dunque a imprimere aromi dolci o tostati, ma a distendere il tannino e accompagnare la lenta maturazione del vino.
Nel calice il Wildbacher di Conte Collalto si presenta di colore rubino fitto. Il frutto scuro richiama la mora e i piccoli frutti di bosco maturi, mentre il quadro olfattivo si completa con tabacco, fieno, erbe aromatiche e accenti vegetali. La bocca conserva il tratto più autentico della varietà: freschezza incisiva, tannino vigoroso e sviluppo asciutto. Una struttura che suggerisce di non avere fretta e concede al vino margini interessanti di evoluzione in bottiglia.
UN ROSSO FUORI DAL CORO NELLA TERRA DEL PROSECCO
Il valore del Wildbacher di Collalto emerge anche dal contesto in cui viene prodotto. Susegana e le colline trevigiane sono identificate soprattutto con la Glera e con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. La sopravvivenza di un’uva rossa tanto particolare restituisce invece un’immagine più articolata della viticoltura locale.
Il territorio non è stato costruito attorno a una sola varietà. Nel corso dei secoli ha accolto e selezionato uve differenti, alcune delle quali hanno trovato condizioni adatte per sviluppare un’identità autonoma. Il Wildbacher è uno dei casi più eloquenti: geneticamente e storicamente austriaco, ma legato da oltre duecento anni alle proprietà dei conti di Collalto.
La vicenda del vitigno si inserisce nella lunghissima storia della famiglia, presente nell’area almeno dal Medioevo. Dal 2007 l’azienda è guidata dalla principessa Isabella Collalto de Croÿ, erede di una proprietà che unisce vigneti, boschi, terreni agricoli e il Castello di San Salvatore. In questo patrimonio, il Wildbacher occupa uno spazio quantitativamente limitato ma identitario.
UN VINO DA ATTESA E DA TAVOLA
Non è un rosso costruito sull’immediatezza. Nelle prime fasi può mostrare una certa austerità, soprattutto per la forza tannica e la spinta acida. L’ossigenazione nel calice e alcuni anni di bottiglia ne favoriscono l’apertura, facendo emergere il frutto e le componenti speziate senza privarlo della sua impronta rustica e territoriale.
A tavola trova gli abbinamenti più convincenti con brasati, selvaggina, arrosti e preparazioni a lunga cottura. La freschezza sostiene la componente grassa, mentre il tannino dialoga con le proteine e con la succulenza delle carni. Funzionano anche intingoli speziati, formaggi stagionati e piatti della cucina alpina e mitteleuropea.
Il Wildbacher di Conte Collalto rimane così una piccola eccezione nel panorama dei Colli Trevigiani. Un vino che non cerca di addomesticare completamente la varietà, ma ne conserva la voce aspra, scura e vegetale. Proprio ciò che, dopo oltre due secoli trascorsi sulle rive del Piave, consente a questo antico ospite stiriano di essere considerato ormai di casa.






