IN BREVE
- Il settore delle bevande spiritose italiane affronta un rallentamento dei consumi interni ma l’export rimane un punto di forza, raggiungendo 1,7 miliardi di euro nel 2025.
- I consumatori cercano qualità, privilegiando esperienze più ricercate, mentre il consumo di spirits è sceso a 125 milioni di litri, con una diminuzione del 10% dal 2019.
- Cresce la mixology: l’80% dei consumatori preferisce cocktail, e il mercato dei Ready To Drink è aumentato del 52% dal 2019.
- L’export italiano ha registrato un incremento del 33,7% rispetto al 2019, con una maggiore diversificazione geografica verso nuovi mercati.
- Le aziende rimangono ottimiste per il futuro, con oltre il 75% che pianifica investimenti in nuovi prodotti e mercati, puntando su qualità e innovazione.
Il settore delle bevande spiritose italiane si confronta con una fase complessa, segnata dal rallentamento dei consumi interni, dall’incertezza geopolitica e dalle tensioni commerciali internazionali. Nonostante il contesto, l’export continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del comparto, che nel 2025 ha raggiunto un valore di 1,7 miliardi di euro.
I dati emergono dagli studi realizzati da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research, presentati durante l’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil.
SEGNALI DI TENUTA PER LE IMPRESE
Il quadro economico nazionale continua a essere condizionato dall’aumento delle spese obbligate e dei costi energetici, fattori che incidono sulla capacità di spesa delle famiglie. In questo scenario, i consumatori adottano comportamenti più prudenti e selettivi, privilegiando acquisti orientati alla qualità.
Secondo l’Osservatorio Distillati di Format Research, le aziende del settore mantengono tuttavia indicatori economici superiori alla media nazionale. Una dinamica che conferma una sostanziale stabilità del comparto e prospettive positive anche per il 2026.
CONSUMI IN CALO, MA CAMBIA IL MODO DI BERE
Nel 2025 il consumo di Spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, con una diminuzione del 10% rispetto al 2019. I liquori rappresentano la categoria principale, con il 52% dei consumi complessivi. Seguono rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).
La contrazione dei volumi non coincide però con un disinteresse verso il settore. Si rafforza infatti il modello del “better, not more“. Oltre la metà degli italiani (52%) dichiara di uscire meno spesso per pranzi e cene fuori casa, ma di ricercare esperienze di maggiore qualità quando frequenta locali e ristoranti.
Continua inoltre la crescita della mixology. L’80% dei consumatori che frequentano i locali preferisce consumare spirits miscelati, mentre la quota raggiunge il 52% anche nell’ambito domestico.
In espansione anche il segmento dei Ready To Drink a base spiritosa, che nel 2025 ha toccato 22,4 milioni di litri consumati, con un incremento del 52% rispetto al 2019.
Emergono infine nuove sensibilità legate al benessere e alla moderazione. Il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare spirits a basso contenuto alcolico.
EXPORT IN FRENATA, MA L’ITALIA RESISTE
Sul fronte internazionale il 2025 registra un rallentamento generalizzato del commercio mondiale di spirits. L’export italiano si è fermato a 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma in calo del 5% rispetto al 2024.
La flessione risulta comunque più contenuta rispetto a quella registrata dai principali concorrenti internazionali. Francia e Stati Uniti hanno segnato entrambe una contrazione dell’11%, mentre il Messico ha registrato un calo del 17%.
In questo contesto assume un ruolo sempre più importante la diversificazione geografica delle esportazioni. Se nel 2019 i primi tre mercati di destinazione rappresentavano il 43% del valore complessivo dell’export italiano di spirits, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%.
NUOVI MERCATI IN CRESCITA
Tra i Paesi che hanno mostrato le performance più dinamiche dal 2019 figurano Polonia (+227%), Croazia (+150%), Cina (+129%), Romania (+116%), Svezia (+111%), Irlanda (+107%) e Giappone (+100%). Secondo l’analisi, anche l’area Mercosur presenta interessanti margini di sviluppo per le produzioni spiritose italiane.
Le aspettative delle imprese restano positive. Oltre il 75% delle aziende guarda con fiducia ai prossimi cinque anni. Il 32,2% individua nei nuovi prodotti la principale leva di crescita, mentre il 30% punta sull’apertura verso nuovi mercati esteri.
Parallelamente aumenta l’attenzione verso digitalizzazione, automazione dei processi e sostenibilità, considerate determinanti per rafforzare la competitività nel medio-lungo periodo.
LE DICHIARAZIONI
«La fase che il settore sta attraversando richiede visione strategica e politiche capaci di sostenere la competitività delle nostre imprese. Le bevande spiritose italiane rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale che continua a essere apprezzato nel mondo» dichiara Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil.
«I dati confermano che le aziende continuano a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso – prosegue Emaldi -. Oggi più che mai è necessario accompagnare il comparto nelle sfide poste dal cambiamento dei consumi, dalle nuove normative e dall’instabilità dei mercati internazionali. Qualità, innovazione e valorizzazione delle nostre produzioni identitarie restano le leve fondamentali per sostenere la crescita del settore e rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo».
Per Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma, il calo dei volumi non deve essere interpretato come una perdita di interesse dei consumatori verso il comparto. «L’analisi condotta da Nomisma evidenzia come la contrazione dei volumi sul mercato interno non coincide con un disinteresse dei consumatori, ma con una trasformazione dei modelli di consumo. Gli italiani non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno. Si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti. Cresce il fenomeno della mixology (anche fra le mura domestiche). Questa stessa evoluzione si riflette anche sul fronte internazionale».






