IN BREVE
- Il Consorzio Vino Orvieto ha organizzato un incontro per discutere delle nuove esigenze del mercato e delle prospettive della denominazione Orvieto DOC.
- Si è evidenziata la crescente domanda di vini a basso grado alcolico, che rispondono ai cambiamenti climatici e alle preferenze dei consumatori.
- I vini a basso grado alcolico offrono freschezza e leggerezza, con maggiore intensità olfattiva e un pubblico più ampio.
- La DOC Orvieto comprende diverse espressioni legate alla varietà dei suoli e all’identità del territorio, richiedendo un adattamento alle nuove tendenze di consumo.
- I vini presentati all’evento includono varianti fresche e complesse, come Orvieto DOC Basso Grado e Muffa Nobile.
Nella Sala Expo del Palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto, il Consorzio Vino Orvieto ha riunito stampa, produttori e operatori del settore per l’incontro tecnico-istituzionale “Orvieto DOC: Pluralità di anime“. Al centro del confronto, le prospettive della denominazione e il percorso avviato per interpretare le nuove esigenze del mercato senza rinunciare alla riconoscibilità del territorio.
L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare le quattro declinazioni della DOC e approfondire un tema destinato a incidere sulle strategie future della produzione: quello dei vini a basso grado alcolico. Un approccio che nasce dalla necessità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico e, allo stesso tempo, rispondere alla crescente domanda internazionale di vini più leggeri, freschi e di facile beva.
Sono intervenuti il presidente del Consorzio Vino Orvieto, Vincenzo Cecci, il presidente della Commissione Tecnica, Riccardo Cotarella, insieme ai componenti Paolo Nardo, Pier Paolo Chiasso e Massimiliano Pasquini. Il confronto ha delineato una visione condivisa sul futuro della denominazione.
MAI RINUNCIARE ALL’IDENTITÀ DEL TERRITORIO
Il progetto, avviato dal Consorzio nel 2024, punta a definire un Orvieto DOC caratterizzato da una gradazione moderata e da un profilo gustativo essenziale, mantenendo intatto il legame con il territorio.
La sperimentazione tecnica mira a ottenere vini capaci di esprimere maggiore freschezza, spiccata mineralità ed equilibrio tra alcol e acidità naturale. In questa prospettiva, il basso grado alcolico viene interpretato come una nuova forma espressiva, moderna ed elegante. Nuova espressione che si inserisce nella natura plurale della denominazione, oggi rappresentata da identità stilistiche differenti, accomunate da struttura, complessità e capacità evolutiva.

La produzione orvietana si propone così attraverso una nuova lettura orientata alla moderazione alcolica, senza dimenticare uno degli elementi distintivi del territorio: la Muffa Nobile. Una pluralità che si inserisce nel percorso di aggiornamento del disciplinare, finalizzato a valorizzare le diverse anime produttive e ad adattarsi ai cambiamenti dei mercati.
IL RUOLO DEL MERCATO E LE NUOVE ABITUDINI DI CONSUMO
«In questo momento – ha dichiarato Cotarella – la produzione italiana si sta orientando verso vini con un grado alcolico più contenuto. Se il mercato richiede questa tipologia di prodotto, non dealcolato ma con un tenore alcolico più basso, abbiamo il dovere di rispondere a questa domanda. Si tratta di vini con una maggiore intensità olfattiva e un sorso più leggero grazie alla minore presenza alcolica. Sono vini accessibili, pensati per un pubblico più ampio e, ci auguriamo, capaci di aprire una nuova strada».
Il presidente del Consorzio, Vincenzo Cecci, ha invece richiamato l’attenzione sulle difficoltà che il settore vitivinicolo sta attraversando. «Il settore vitivinicolo sta affrontando una fase complessa, segnata da problematiche come i dazi, da un calo generalizzato dei consumi e da una crescente attenzione mediatica che, talvolta, tende a rappresentare il vino in maniera eccessivamente penalizzante».
UN’IDENTITÀ COSTRUITA NEL TEMPO
La storia dell’Orvieto affonda le proprie radici nel 1931, quando l’agronomo Giorgio Garavini, incaricato dal Ministero dell’Agricoltura, delimitò le aree vocate alla produzione del “vino tipico di Orvieto”. Il suo lavoro individuò le altitudini ideali, comprese tra i 150 e i 500 metri, e le varietà più adatte alla produzione dei grandi bianchi del territorio, distinguendo già allora le principali tipologie: secco, abboccato e dolce.
Oggi la DOC interessa circa 100 mila ettari di territorio, mentre il cuore produttivo dell’Orvieto Classico si concentra su circa 1.800 ettari vitati specializzati. La filiera coinvolge oltre 350 viticoltori, 30 vinificatori e supera gli 8 milioni di bottiglie prodotte ogni anno.
IL PESO DEI SUOLI E DEI VITIGNI
Uno degli elementi che caratterizza maggiormente l’Orvieto è la varietà dei suoli, risultato dell’alternanza tra fenomeni vulcanici e sedimentazioni marine.
I terreni sabbiosi danno origine a vini eleganti e freschi; quelli argillosi favoriscono maggiore struttura e morbidezza; i suoli vulcanici esaltano sapidità e note minerali; quelli alluvionali producono vini più immediati e fruttati; i terreni calcarei contribuiscono a definire vini tesi e dotati di una significativa capacità evolutiva.
Questa ricchezza pedologica rende la denominazione una realtà dalle molteplici espressioni. Il blend dell’Orvieto resta fortemente identitario: Trebbiano Toscano, localmente chiamato Procanico, e Grechetto rappresentano almeno il 60% dell’uvaggio, affiancati da Verdello, Drupeggio e Malvasia bianca lunga.
VERSO L’ORVIETO a basso grado alcolico
Il cambiamento climatico e l’evoluzione dei consumi stanno contribuendo a ridefinire lo stile produttivo della denominazione. La sperimentazione in corso si concentra su vini a basso grado alcolico ottenuti attraverso vendemmie anticipate, una gestione mirata della chioma, la selezione di vigneti collocati in aree più fresche e la valorizzazione di suoli più fertili ed equilibrati.
L’obiettivo è preservare acidità naturale, equilibrio ed espressione territoriale, delineando un’Orvieto più verticale, agrumato, floreale e dinamico. Una trasformazione che non rinnega la tradizione dei vini più ampi e maturi, ma la accompagna verso una nuova interpretazione del territorio, capace di coniugare identità, eleganza e nuove esigenze del mercato.
LA DEGUSTAZIONE

L’evento ha visto il confronto, in degustazione anonima, di quattro differenti espressioni di Orvieto DOC.
Orvieto DOC Basso Grado 2025. Non un dealcolato ma, come spiegato dal Consorzio, un vino che è nato per avere una presenza alcolica moderata (10%). Colore scarico. Vino fresco, teso, minerale che gioca sulle note floreali e di frutta fresca, soprattutto mela verde. Sorso scorrevole e sapido. Semplice ma non banale.
Orvieto DOC Classico Superiore 2025. Cambio di registro dal precedente. Colore più vivo e naso ricco di note di frutta matura. Pesca, albicocca e leggero tocco tropicale. Sorso pieno in grande equilibrio fra acidità e morbidezza. Elegante e di buona complessità, necessita ancora qualche tempo in bottiglia per esprimersi al meglio.
Orvieto DOC Vecchia Annata (2020). Non perde in personalità e freschezza. Naso sulla frutta gialla matura e tropicale ma emergono chiare note minerali, quasi laviche. Sorso appagante e coinvolgente.
Orvieto DOC Muffa Nobile 2024. Fresco al naso dove prevalgono le note “da passito” al sorso rivela grande acidità e agilità di beva. Per nulla stucchevole. Non un vino “da dolce”, trova il suo abbinamento ideale con la grassezza di taluni formaggi






