IN BREVE
- I festeggiamenti per i cinquant’anni della Lessona Doc si sono tenuti ieri sera a Biella con produttori e rappresentanti del Consorzio Nebbioli Alto Piemonte.
- La Lessona Doc risale al 1976, ma la viticoltura nella zona ha radici più antiche, con documenti risalenti al 1436.
- Il Nebbiolo, noto localmente come Spanna, è la varietà principale. Il disciplinare ammette l’uso di Vespolina e Uva Rara fino al 15%.
- La geologia di Lessona è unica e contribuisce a un microclima favorevole per la viticoltura, dando vita a vini caratterizzati da una sapidità distintiva.
- Il cinquantesimo anniversario celebra l’identità della Lessona Doc e il suo potenziale di innovazione verso il riconoscimento internazionale.
I festeggiamenti per i cinquant’anni della Lessona Doc si sono tenuti ieri sera a Biella, nelle sale del ristorante stellato Il Patio, alla presenza dei produttori e di Andrea Fontana, presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. La denominazione risale al 1976: il riconoscimento fu approvato con decreto del 3 dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 marzo 1977. Mezzo secolo di tutela formale si innesta su una storia vitivinicola ben più lunga, legata a un territorio nel quale il Nebbiolo assume il nome locale di Spanna e interpreta un paesaggio geologico distinto da quello delle Langhe.
UNA STORIA CHE PRECEDE LA DOC
Le testimonianze sulla coltivazione della vite a Lessona attraversano i secoli. Un atto del 1436 depositato presso l’Archivio di Stato di Biella testimonia l’acquisto di una vigna a Lessona, in località Al Zoppo, da parte della famiglia de’ Bulgaro. Nei secoli successivi, la viticoltura accompagna l’economia locale e l’insediamento di famiglie nobili biellesi, che costruiscono ville e tenute agricole. Tra i pionieri i Sella dell’attuale Tenuta Sella 1671, presenti nel territorio almeno dal 1671, oltre alle famiglie Sperino (Proprietà Sperino) e Pietro Cassina.
Alla storia del vino si lega anche il nome di Quintino Sella. Il suo brindisi con il Lessona al primo governo dell’Italia unita è un episodio tramandato come leggenda, che restituisce comunque il prestigio raggiunto dal vino dell’Alto Piemonte nell’Ottocento. Nel Novecento la viticoltura attraversa invece una fase critica. Dagli anni Trenta, il progressivo ridimensionamento del settore spinge molti lavoratori verso l’industria tessile, allora in espansione nel Biellese. La coltivazione della vite rimane affidata a pochi produttori. Tra i protagonisti della ripresa e del percorso verso la Doc figura Venanzio Sella, che partecipa agli incontri da cui prende forma la richiesta di riconoscimento.
La Doc del 1976 definisce il perimetro produttivo nell’intero territorio comunale di Lessona, fusosi nel 2016 con il Comune di Crosa. La disciplina originaria ammetteva una quota di Vespolina e/o Bonarda fino al 25%. Il disciplinare attuale consente invece l’apporto complessivo di Vespolina e Uva Rara fino al 15%. Il Nebbiolo, localmente chiamato Spanna, resta la varietà centrale. L’Università di Torino ricorda inoltre il ruolo delle politiche comunali degli anni Novanta nel favorire il ritorno alla viticoltura e il reimpianto di vigne.
DOC LESSONA: SEDIMENTI MARINI, PORFIDI E SABBIE
Siamo nella parte occidentale dell’Alto Piemonte, in provincia di Biella. Il disciplinare ammette vigneti collinari tra i 200 e i 500 metri sul livello del mare, escludendo fondovalle umidi e appezzamenti non sufficientemente soleggiati. Per i nuovi impianti e i reimpianti è richiesta una densità minima di 3 mila ceppi per ettaro. La geologia distingue Lessona da molte altre aree del Nebbiolo piemontese. La zona è resa unica da una lingua di sedimenti marini che poggiano su una roccia porfirica profonda, con suoli sciolti, acidi, sabbiosi e di colore rossiccio.
Sono presenti anche componenti limose e argillose, mentre ferro, con potassio e magnesio. Nei suoli affiorano fossili di conchiglie. Il riparo delle Prealpi e la vicinanza del Monte Rosa contribuiscono a un microclima relativamente mite, con escursioni termiche che accompagnano la maturazione del Nebbiolo. Per descrivere l’unicità dei vini di Lessona vale bene la definizione di “mineralità rugginosa”. Una nitida sapidità guida il sorso di vini piacevolmente asciutti, gradevolmente tannici e persistenti.
Ovviamente la loro espressione concreta varia secondo annata, vigneto, maturità delle uve e scelte di cantina. Al bel colore granato luminoso fanno sempre più spesso eco versioni di grande beva, che puntano sull’espressione del frutto e sulla gradevolezza, senza rinunciare all’immancabile e saporita sapidità. Tutte caratteristiche confermate ieri sera alla cena allo stellato Il Patio, “bagnata” dai vini delle cantine Massimo Clerico, Villa Bramasole, Pietro Cassina, Guido Mazzucchelli, Noah. E ancora: Tenute Sella, Cantina Cappa Verzone, Proprietà Sperino, Vermèna, Villa Guelpa e Colombera & Garella.
CINQUANT’ANNI ALL’INSEGNA DELLA CHIAREZZA
Tra le ultime iniziative del gruppo di produttori locali, ben sostenuti dal Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte guidato da Andrea Fontana, c’è l’introduzione della menzione Vigna, seguita dal toponimo o dal nome tradizionale, ammessa per le tipologie Lessona e Lessona Riserva, purché il vigneto abbia almeno tre anni.
Il cinquantesimo anniversario della Doc celebra una denominazione di piccola estensione, ma con un’identità costruita su un vitigno dominante, un perimetro comunale limitato e suoli che raccontano una storia geologica antica. Una tradizione in mano a cantine con radici solide, in una zona in cui il ricambio generazionale sta portando innovazione e nuovo slancio. Verso la definitiva consacrazione della Doc Lessona nell’olimpo dei vini rossi italiani e internazionali.







