Gli italiani e la birra: sempre più acquisti da asporto durante il lockdown

Legame coi consumatori e sinergie fra gli operatori della filiera i temi della terza edizione di CIB-AssoBirra

Più della metà degli italiani ha acquistato birra anche da asporto, sia in questa seconda fase dell’emergenza sanitaria da Covid-19 che durante il primo lockdown nazionale, da punti vendita vicino casa e soprattutto da locali, bar e pizzerie. Una piccola azione concreta che per oltre 9 italiani su 10 è utile a sostenere le realtà imprenditoriali locali alle prese con il calo dei consumi dovuto ai provvedimenti per il contenimento della pandemia.

È il dato più evidente che emerge dalla terza edizione del Centro Informazione Birra (Cib) di AssoBirra, appuntamento trimestrale che fotografa la situazione e il cambiamento nel mondo birra, reso possibile grazie all’ascolto di più voci: quella degli italiani, dei brand del settore, della filiera e di AssoBirra, in collaborazione con la società di ricerche di mercato Bva Doxa.

Ancora una volta, si conferma indissolubile il legame tra gli italiani e la birra che non solo non rinunciano a questa bevanda da pasto ormai diventata consuetudine sulle nostre tavole, ma sono disposti a fare ciò che è loro possibile, ad esempio acquistando birra e cibo da asporto, per dare il proprio sostegno alle realtà imprenditoriali del settore in più grave difficoltà”, commenta Andrea Bagnolini, Direttore Generale di AssoBirra.

“In vista del Natale poi – prosegue il Direttore Bagnolini – la ricerca condotta da Bva Doxa restituisce ancora una volta l’immagine della birra quale sinonimo di convivialità. Il 60% degli italiani, infatti, considera importante regalare birra per le feste”.

La convivenza con la pandemia ha avuto un impatto senza precedenti sulle abitudini di consumo degli italiani anche in relazione al consumo di birra, è così per il 44% degli intervistati da Bva Doxa soprattutto per quel che concerne il fuori casa (per il 75% del totale campione), conseguenza inevitabile delle chiusure pressoché totali dei punti di consumo adottate su base regionale in questa seconda fase della pandemia.

Misure che hanno avuto conseguenze drammatiche sul piano economico, come testimoniano anche i dati del Centro Studi della Fipe: le perdite stimate per le migliaia di imprese Made in Italy dell’Horeca potrebbero arrivare a superare quota 33 miliardi di euro a fine 2020.

Di pari passo alle nuove modalità di consumo, sono cambiate anche le abitudini di acquisto della birra. Nonostante il supermercato resti il luogo elettivo di acquisto di questa bevanda da pasto (87%), una buona notizia c’è: cresce la percentuale di italiani che ha acquistato birra in qualsiasi punto vendita vicino casa (23%), dai piccoli negozi di quartiere (15%), dai bar di fiducia (11%) o da ristoranti sempre diversi (10%).

È in linea con i valori registrati durante il primo lockdown, invece, la percentuale di acquisto online tramite siti e-commerce delle principali catene di distribuzione ma anche dei piccoli produttori, che si attesta al 10%. A domanda specifica poi, il 52% degli italiani risponde di aver acquistato birra da asporto in questi mesi. Per oltre 9 connazionali su 10, si tratta di un’azione concreta per supportare le realtà locali, anche e soprattutto le più piccole, alle prese con una vera e propria débâcle.

Di queste, sempre secondo le dichiarazioni degli intervistati, il 53% ha dovuto riorganizzare la propria attività con consegne a domicilio mentre il 66% si limita a seguire gli orari di chiusura indicati dai provvedimenti per l’emergenza Covid-19. Il 5%, invece, ha purtroppo chiuso definitivamente.

Seppur estremamente prezioso, il supporto degli italiani al mondo birra non basta ad attutire il contraccolpo pesantissimo che l’intera filiera sta subendo a causa della crisi sanitaria in corso. A pagarne le spesa più salata non è soltanto il canale Horeca ma tutta la filiera agroalimentare, in particolare in quei settori nei quali proprio la birra gioca un ruolo di primo piano.

È il caso di quello alberghiero e termale che, nonostante il grande impegno e gli importanti investimenti per mettere in sicurezza le strutture, ha visto comunque uno stop pressoché totale dell’attività, dovuto alle gravi limitazioni alla mobilità e alla sospensione di fiere, congressi e successivamente eventi e convegni. Seppur nessun decreto legislativo abbia mai disposto la chiusura effettiva degli alberghi.

A fronte del nostro grande sforzo e impegno ad offrire ai (pochi) ospiti la possibilità di un soggiorno in sicurezza nel pieno rispetto delle norme previste e di rigidi protocolli di sicurezza – commenta Barbara Maria Casillo, Direttore Generale di Confindustria Alberghi – abbiamo comunque registrato una perdita di fatturato che a fine anno sarà stata di oltre l’80% sui risultati 2019″.

“Eppure – dice ancora Casillo – sono stati disposti aiuti economici che potranno coprire meno del 10% del totale ammanco. Settori analoghi al nostro in altri paesi europei hanno già ricevuto aiuti in forma di liquidità che arrivano a colmare anche il 70% delle perdite; un vulnus che il settore rischia di portarsi sulle spalle anche nei prossimi anni quando, alla ripresa, dovrà tornare a competere sui mercati internazionali”.

Infatti il settore stima una ripartenza graduale non prima del secondo semestre del 2021, con numeri più sostanziali e significativi in arrivo soltanto nel 2022. In questo contesto, la produzione birraria italiana è un’importante opportunità per far conoscere al pubblico locale e internazionale le eccellenze del territorio e le più belle e storiche destinazioni d’Italia.

“La birra è un prodotto che, in un lasso di tempo relativamente breve, è entrato a far parte della cultura enogastronomica italiana e che per questo ha davanti a sé ancora un potenziale di crescita importante. Il fattore culturale, infatti, può spingere il settore ben oltre l’attività di produzione diventando un vero e proprio attrattore turistico”, sottolinea il Direttore Casillo.

“La birra – conclude Casillo – diventa un ulteriore elemento che incrementa l’offerta del Food&Beverage alberghiero. Come Confindustria Alberghi, riteniamo importante sostenere e mantenere costanti le sinergie tra associazioni per promuovere e mantenere alto il livello del bello e buono del Paese”.

Dello stesso parere AssoBirra che nel corso del 2020 ha tradotto in una serie di azioni concrete il proprio impegno a supporto dell’intera filiera birraria e non solo con l’obiettivo di fare squadra e non disperdere quanto costruito negli anni da tutti quei settori oggi strategici per l’economia nazionale. In particolare la birra, la cui ricchezza generata si attesta a quasi 10 miliardi di euro al 2019 e che occupa oltre 144.000 lavoratori lungo tutta la filiera; parliamo dello 0,53% del Pil nazionale.

“In questi mesi – commenta Andrea Bagnolini – abbiamo lavorato con forza per dialogare proattivamente con Governo, Istituzioni e Associazioni di categoria con l’obiettivo di salvaguardare le centinaia di imprese del settore birra che sono un valore inestimabile del tessuto imprenditoriale del nostro Paese. In particolare, abbiamo chiesto misure concrete a supporto della filiera, quali una riduzione delle accise che gravano ingiustificatamente sulla birra e il riconoscimento di un credito d’imposta per i punti di consumo”.

“E allo stesso tempo abbiamo fatto squadra con le Associazioni di categoria che rappresentano altri settori, alla birra collegati e come noi altrettanto colpiti dall’emergenza Covid-19. Siamo convinti che soltanto un’azione congiunta di sistema potrà consentire di non disperdere l’enorme patrimonio di questo settore”, conclude Bagnolini.

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