Rese confermate a 80 quintali per ettaro. Restano i timori per dazi e vendite
Per le uve brachetto quella del 2025 sarà una vendemmia ottima e anticipata rispetto agli anni passati. Alcuni vignaioli hanno iniziato a staccare i grappoli, sani e già maturi, già nella settimana in corso. Tuttavia la stagione del il Brachetto d’Acqui docg, Acqui docg Rosé e Secco è oscurata dai timori che avvolgono tutto il mondo del vino italiano, stretto tra gli annunci di dazi sul mercato Statunitense e indicatori di vendite non soddisfacenti.
Il Consorzio ha deciso di confermate le rese per ettaro a 80 quintali con 5 quintali di esuberi aromatico rosso e il resto da destinare né usi non vinicoli ne a bevande aromatizzate. «In questo modo pensiamo di eliminare qualsiasi speculazione sulle uve brachetto eventualmente in eccesso rispetto al fabbisogno. Per quanto riguarda gli usi non vinicoli stiamo valutando alcune ipotesi tra aceti, succhi di frutta e confetture», spiega il presidente del Consorzio, Paolo Ricagno.
OTTIMA QUALITÀ PER LA VENDEMMIA 2025
La qualità delle uve, monitorata e comunicata costatante agli associati tramite la preziosa e puntuale collaborazione con il laboratorio analisi del Consorzio dell’Asti guidato dal responsabile Guido Bezzo, si preannuncia ottima. A confermarlo è l’agronomo Daniele Eberle che per conto del Consorzio controlla lo stato di viti e grappoli.
«Il problema che poteva creare più timori era il clima molto caldo che, però, ha causato pochi danni per merito della scorta idrica accumulata dalle piogge del 2024 e a cui le viti hanno potuto accedere. – Dice Eberle –. L’uva brachetto, che ha subito, in media, attacchi trascurabili da parte di fitopatologie e parassiti, si presenta sana e ottima e con un grado zuccherino importante e pronta per essere vendemmiata nei prossimi giorni».
Un particolare, questo dello zucchero dell’uva che, insieme al colore delle bucce, intenso e omogeneo in questo periodo di vendemmia, è foriero di ottima qualità dei vini.
LE DIFFICOLTA DI MERCATO
«Il mercato del vino italiano è un disastro. Il reddito dei vignaioli è a rischio e, tuttavia, non vedo la politica molto interessata ai problemi che affliggono il nostro settore – afferma Ricagno –. Nessuno, dal fronte delle Istituzioni, si informa per sapere come va a ridosso della vendemmia, per avere un commento, un’analisi e, magari, offrire un supporto, una strategia valida per aiutare. Eppure il vino è importante per il Piemonte. Eppure, fino ad ora, è stato una voce decisiva nella bilancia economica piemontese. Mi chiedo che cosa deve fare il nostro comparto per attirare quell’attenzione e quell’aiuto che, a mio avviso, dovrebbero essere scontati da parte della politica. Ma evidentemente così non è».






