Vendemmia 2026, Georgia controcorrente Kakheti in ritardo, Europa vendemmia anticipata esclusiva winemag intervista enologo Vladimer Kublashvili direttore generale Winery Khareba

Vendemmia 2026 Georgia controcorrente: «Kakheti in ritardo, Europa anticipa»

IN BREVE
  • In Kakheti, principale regione vinicola della Georgia, la vendemmia 2026 sta procedendo con un ritardo eccezionale rispetto alla scorsa annata.
  • Vladimer Kublashvili, enologo da oltre vent’anni e da poco direttore generale di Winery Khareba, racconta a Winemag di non avere mai assistito a una raccolta così tardiva.
  • Alla base ci sono fioritura ritardata, piogge abbondanti e un numero insufficiente di giornate soleggiate, con difficoltà nell’accumulo degli zuccheri.
  • È una situazione quasi speculare a quella osservata nel 2026 in Champagne, Germania, Italia e Spagna, dove caldo e maturazioni accelerate hanno portato a vendemmie molto precoci.
  • Il caso georgiano non contraddice il cambiamento climatico: dimostra piuttosto quanto sia aumentata la variabilità delle annate e quanto temperatura, pioggia, radiazione solare e fasi fenologiche debbano essere lette insieme.

Mentre una larga parte dell’Europa del vino ha trascorso l’estate 2026 a rincorrere uve che maturavano troppo velocemente, in Georgia sta accadendo quasi il contrario. In Kakheti, cuore produttivo del Paese caucasico, a inizio ottobre molte vigne sono ancora da vendemmiare. Non semplicemente perché la Georgia abbia, per natura, un calendario più tardivo rispetto al Mediterraneo. L’anomalia è interna alla stessa regione e diventa evidente confrontando il 2026 con l’annata precedente.

A raccontarlo a Winemag è Vladimer Kublashvili, storico enologo di Winery Khareba e recentemente nominato direttore generale dell’azienda dopo vent’anni trascorsi nel gruppo. «In Kakheti stiamo vivendo una vendemmia molto tardiva – spiega Kublashvili –. Personalmente non avevo mai assistito a una raccolta così in ritardo, e lavoro nel settore del vino da più di vent’anni».

Il confronto con il 2025 è netto. «Lo scorso anno, nella nostra azienda, avevamo terminato tutte le operazioni di vendemmia in Kakheti intorno al 20 settembre. Quest’anno abbiamo ancora circa il 75% delle uve da raccogliere». Winery Khareba, che possiede oltre 1.500 ettari di vigneto in Georgia, concentra circa 1.125 ettari in Kakheti: il 75% del totale. I numeri sciorinati da Kublashvili, dunque, hanno valore per l’intera regione, ben oltre la mera dimensione aziendale.

KAKHETI, PERCHÉ LA VENDEMMIA 2026 È COSÌ TARDIVA

La spiegazione della straordinaria vendemmia tardiva del Kakheti parte molto prima della maturazione delle uve. «Abbiamo avuto una fioritura tardiva – sottolinea il direttore generale di Winery Khareba – e, di conseguenza, tutte le fasi successive si sono spostate in avanti».

A questo primo ritardo fenologico si è aggiunto un andamento meteorologico sfavorevole all’accumulo degli zuccheri. Secondo l’enologo Kublashvili, nel corso della stagione non ci sono state abbastanza giornate soleggiate utili al raggiungimento della maturità desiderata da parte delle diverse varietà .

Una lettura confermata anche dalle autorità georgiane. Il ministero dell’Agricoltura ha indicato nelle abbondanti precipitazioni una delle ragioni per cui, in numerosi vigneti, le uve hanno faticato a raggiungere il tenore zuccherino richiesto. Costringendo i produttori ad attendere. Lo stesso ministero ha definito esplicitamente «relativamente tardivo» l’inizio della vendemmia 2026. Osservando ritardi di maturazione anche in altre colture agricole.

Il caso più evidente citato da Kublashvili è quello del Rkatsiteli, la principale varietà bianca del Kakheti. «Ad oggi, 7 ottobre 2026 – chiosa a Winemag – non abbiamo ancora un livello sufficiente di zuccheri. Siamo intorno a 19-20 Brix, ma a un certo punto dobbiamo comunque procedere con la raccolta per evitare cali drastistici dell’acidità, che complicherebbero ulteriormente la vendemmia 2026».

Non è un dettaglio secondario. Nel corso della stessa vendemmia, il sistema pubblico georgiano ha legato anche i prezzi di ritiro delle uve a precise soglie di concentrazione zuccherina. Per Rkatsiteli e altre varietà da vino, a fine settembre la fascia più alta partiva da un contenuto zuccherino del 19% Brix, pari a un titolo alcolometrico potenziale di circa 10,7% – 11% in volume.

VENDEMMIA GEORGIA 2026: TARDIVA, MA NON SCARSA

Il ritardo non significa però una vendemmia quantitativamente povera. Anzi. La Georgia prevede per il 2026 circa 320 mila tonnellate di uva, un raccolto che potrebbe risultare tra i più abbondanti dall’indipendenza del Paese.

Al 6 ottobre, in Kakheti risultavano lavorate 182.210 tonnellate, delle quali 92.100 di Saperavi e circa 77.400 di Rkatsiteli. Il 99% delle uve conferite è stato classificato dall’Agenzia nazionale del vino nelle fasce di qualità alta o media. La vendemmia è ancora indicata come nella sua «fase di picco». Con 13-14 mila tonnellate lavorate quotidianamente.

Un quadro insolito per l’inizio di ottobre, che conferma il forte ritardo della vendemmia 2026 in Kakheti rispetto all’anno precedente. Il Rtveli, come viene chiamata in Georgia la tradizionale stagione della vendemmia, nel 2026 si sta protraendo in Kakheti ben oltre i tempi dell’anno precedente.

Per Winery Khareba, Kublashvili prevede comunque rese sostanzialmente normali. Più delicato il discorso sul profilo dei vini. I bianchi potrebbero presentare gradazioni alcoliche inferiori, mentre per alcuni rossi l’annata potrebbe persino riservare risultati interessanti. «La sfida – spiega – sarà soprattutto mantenere la tipicità delle diverse varietà in un’annata così fuori dagli schemi».

IL MONDO DEL VINO 2026 È ANDATO NELLA DIREZIONE OPPOSTA

È qui che il Kakheti diventa particolarmente interessante. Il suo calendario 2026 sembra quasi l’immagine rovesciata di quello osservato in molte delle principali regioni viticole europee.

In Champagne, il 2026 è stato definito dal Comité Champagne come l’anno della vendemmia più precoce mai osservata. Le prime uve sono state raccolte il 6 agosto, dopo una fioritura molto anticipata e cinque ondate di calore estive. Dal 17 agosto la raccolta era ormai generalizzata. Con circa due settimane di anticipo rispetto al 2025.

In Germania, il Deutsches Weininstitut ha descritto l’avvio della vendemmia principale come eccezionalmente precoce. E, per moltissime aziende, il più anticipato mai registrato. Il caldo estivo ha accelerato contemporaneamente la maturazione di numerose varietà, costringendo i produttori a controllare con particolare attenzione zuccheri e acidità.

In Spagna, Winemag aveva già raccontato il caso di Juvé & Camps, che il 27 luglio aveva iniziato nel Penedès la vendemmia più precoce della propria storia. A Maiorca, invece, il 2026 è partito con circa due settimane di anticipo.

Una dinamica analoga ha interessato numerose zone italiane, dall’Asolo Montello in avanti, dove caldo e siccità hanno anticipato le decisioni di raccolta.

DALLE «NOTTI BOLLENTI» ALLA PIOGGIA DEL KAKHETI

Il paradosso georgiano diventa ancora più evidente rileggendo quanto Winemag aveva evidenziato il 10 agosto nell’articolo «Le notti bollenti… dell’uva. La vendemmia anticipata, spiegata bene». Non sono, infatti, soltanto le temperature massime a determinare l’accelerazione della maturazione.

Quando anche le notti rimangono calde, la respirazione dell’uva continua a ritmi elevati, aumenta il consumo di acido malico e si restringe la finestra utile per raccogliere grappoli equilibrati. Zuccheri avanti, acidità in discesa. E, in alcuni casi, maturità aromatica e fenolica che fatica a tenere il passo.

La vendemmia 2026 in Kakheti mostra l’altra faccia della stessa complessità. Qui il problema raccontato dai produttori non è quello di un’uva che corre troppo, ma di un ciclo partito tardi e di zuccheri che faticano ad avanzare. Anche per le precipitazioni e per la minore disponibilità di giornate soleggiate.

LA VENDEMMIA TARDIVA DELLA GEORGIA NON SMENTISCE IL CLIMATE CHANGE

Sarebbe quindi semplicistico leggere la vendemmia 2026 in Georgia come una sorta di eccezione capace di smentire la tendenza all’anticipo delle vendemmie. L’Oiv, nelle proprie linee guida per studiare gli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura, invita proprio a considerare insieme temperature massime e minime, precipitazioni, radiazione solare, date di fioritura, invaiatura e maturazione, oltre alla data della vendemmia.

E sottolinea che, per individuare vere tendenze climatiche, servono serie temporali lunghe, generalmente di almeno trent’anni. Una vendemmia tardiva in una singola regione e in una singola annata può dunque convivere perfettamente con una tendenza climatica di lungo periodo verso temperature più elevate.

Anzi, il confronto tra Kakheti e il resto dell’Europa viticola nel 2026 racconta forse ancora meglio il problema contemporaneo: non un semplice calendario che si sposta ovunque in avanti allo stesso ritmo, ma una viticoltura sempre più esposta ad annate estreme. Divergenti e difficili da interpretare attraverso le vecchie medie.

In Champagne le uve correvano già ad agosto. In Germania i produttori rientravano anzitempo in vigna. Nel Penedès si tagliavano grappoli a luglio. In Kakheti, a ottobre inoltrato, si aspetta ancora che una parte del Rkatsiteli accumuli abbastanza zucchero.

La vendemmia 2026 ricorda così che il clima del vino non ha un unico orologio. E che, qualche volta, mentre quasi tutti sono costretti ad anticiparlo, qualcuno deve ancora aspettare. Uno su tutti, Vladimer Kublashvili.

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