IN BREVE
- Les Crêtes esce dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti: le ragioni nell’intervista esclusiva rilasciata a Winemag.
- Il contitolare e direttore commerciale Giulio Corti sottolinea che Les Crêtes ha divergenze filosofiche rispetto alla Federazione, pur avendo contribuito alla sua fondazione.
- Corti afferma che il panorama associativo è cambiato, portando a una perdita di rappresentanza.
- La decisione di uscire non è polemica. Les Crêtes vuole concentrarsi sulla comunicazione della propria filosofia e del territorio valdostano.
- Corti riflette sul cambiamento della Fivi, in cui l’azienda non si riconosce più.
Da fondatrice a dimissionaria. Les Crêtes esce dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti, causando l’ennesimo terremoto all’interno di Fivi. Il primo del 2026. E il primo dal cambio di guardia ai vertici, con l’elezione – a febbraio 2025 – della presidente Rita Babini, dopo il (tormentato) mandato di Lorenzo Cesconi. Quella della nota cantina della Valle d’Aosta è un’uscita senza polemiche. «Sottovoce», la definisce Giulio Corti, nell’intervista esclusiva rilasciata a Winemag. «Anzi – taglia corto il contitolare, direttore commerciale di Les Crêtes – non è neppure una notizia. Perché non siamo i primi ad essere usciti».
A spiegare le ragioni della scelta è lo stesso Corti, che rivendica il ruolo storico dell’azienda nella nascita dell’associazione: «Les Crêtes è stata tra i fondatori di Fivi nel 2008, con il nostro stesso fondatore Costantino Charrère. Ma, a volte, le filosofie possono anche divergere».
LE RAGIONI DELL’USCITA DI LES CRÊTES DA FIVI
Alla base della decisione, maturata nel tempo, non ci sarebbero strappi né episodi specifici. Ma una diversa visione rispetto all’evoluzione dell’associazione. «Abbiamo obiettivi diversi». Il contitolare richiama il contesto originario in cui nacque Fivi: «Costantino Charrère ha lavorato alla fondazione della Federazione italiana vignaioli indipendenti con altre persone, che tra l’altro purtroppo non ci sono nemmeno più: mi riferisco per esempio a Bucci Pieropan».
«Persone di un calibro veramente importante – continua Corti – all’interno di un contesto in cui era utile unire le piccole aziende con una filosofia comune, affinché potessero arrivare ai tavoli istituzionali. Realtà che, altrimenti, non avrebbero avuto rappresentanza». Secondo Corti, il quadro associativo è cambiato: «Oggi ci sono forse troppi tavoli e troppe associazioni che, in qualche modo, hanno perso di vista sicuramente l’obiettivo. Nonostante ciò, è innegabile il grande percorso compiuto da Fivi».
«Non c’è – ribadisce il direttore commerciale di Les Crêtes – una messa in discussione del lavoro svolto dalla Federazione. Siamo noi che abbiamo la necessità di non disperdere energie nel racconto del nostro territorio, della nostra azienda, nel comunicare la nostra filosofia e i nostri valori». Una necessità che, nel caso di Les Crêtes, assume contorni specifici: «Per mille ragioni le nostre idee divergono. Noi restiamo molto spesso senza vino. Non abbiamo la necessità di convogliare le energie sul Mercato dei vini e dei vignaioli. Bensì di convogliare le energie sul comunicare il nostro territorio, la nostra filosofia e tutto quello che facciamo nella nostra piccola regione, la Valle d’Aosta».

RAPPRESENTATIVITÀ E MERCATO SECONDO GIULIO CORTI
Nel ragionamento del manager valdostano – originario di Lecco, compagno di Elena Charrère e con un passato da Firriato e Donnafugata, in Sicilia, oltre che da Cantina Mesa nel Sulcis – entra anche il tema della rappresentatività. «Molto spesso nell’associazione si cerca la diversità». E ancora: «Onestamente, pensare di fare una classificazione tra aziende basata solo sul numero di bottiglie che producono, è opinabile: un’azienda può essere grande in un contesto come quello della Valle d’Aosta. Restando piccolissima in tutto il resto del panorama italiano».
Secondo Corti, nel tempo sarebbe cambiato l’approccio interno alla Federazione italiana vignaioli indipendenti: «Mi sembra che da un certo punto in avanti si è guardato più le differenze che le cose che ci univano». Alla domanda se l’azienda si sia sentita messa ai margini, la risposta è netta: «No, è una decisione nostra, maturata a fronte di una serie di considerazioni fatte negli ultimi anni, alla luce del tempo che è passato e del fatto di essere più o meno coinvolti in determinate situazioni».
GIULIO CORTI: «NESSUNA POLEMICA, NON ENTRIAMO IN ALTRE ASSOCIAZIONI»
Nessuna polemica, dunque. Né volontà di entrare in altre realtà associative: «Non è che mi metto a pensare di entrare in un’altra associazione o critico la Fivi. Anzi, io credo che la Fivi abbia la sua logica, la sua dimensione che sta continuando a crescere. Stop, fine, va bene così». Resta però una riflessione sul senso originario della Federazione: «Quando è nata la Fivi c’era la necessità veramente di andare a dei tavoli con le istituzioni e dire “ci siamo anche noi”». E sul presente: «Non credo che siamo allo stesso punto di partenza. Sembra che la Fivi sia diventata mercato e basta».
Infine, il richiamo alla coerenza: «La rappresentatività è fondamentale, però non è che ogni stagione scegliamo da che parte stare». E ancora: «Non credo che la filosofia debba cambiare a seconda del mercato, la filosofia deve essere quella che ti identifica e ci mette insieme». Parole che segnano la chiusura di un capitolo aperto nel 2008, anno di fondazione di Fivi. E che aprono una nuova fase, l’ennesima, di profonda riflessione. Più per Fivi che per Les Crêtes.
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