Sfumature di Lambrusco alla degustazione Fisar

Il vino, quel nettare che tanto ci appassiona, è figlio di molti elementi come la varietà di vite, il terreno e il clima, ma anche dell’uomo che ha modellato nei secoli il territorio in funzione della viticultura e che per tradizione o scienza ha messo in opera le “pratiche di cantina”.

Non esistono vini nobili e vini non nobili. Non è il prezzo o la fama a fare grande un vino. Esistono invece vini fatti bene e vini fatti male. Laddove la coltivazione della vite rispetta territorio e caratteristiche del vitigno e la vinificazione rispetta la tradizione migliorandola e non stravolgendola, grazie alle nuove tecnologie,  avremo ottimi vini.

Oggi vi raccontiamo del Lambrusco, vino spesso ‘’bistrattato’’, relegato a ruolo di “vino di serie B” per via del suo basso prezzo, della sua facile reperibilità e forse anche della sua tradizione che lo vuole consumato in ogni occasione nei suoi territori d’origine.

Ma il Lambrusco è un vino che merita di essere affrontato senza pregiudizi. Parlare di Lambrusco vuol dire parlare di ben otto differenti vitigni, di diversi terroir divisi fra pianeggianti e collinari, stesi fra due diverse regioni, di una storia ed una tradizione che lo rendono a tutti gli effetti un grande vino italiano. Una denominazione tra le più conosciute e vendute al mondo che è però un patrimonio tutto nostro.

Per poter comprendere a pieno il Lambrusco, i suoi territori, i suoi vitigni, i suoi metodi di produzione (ancestrale, ancestrale con sboccatura, ancestrale da mosto, charmat e metodo classico) occorrerebbe gustare come minimo una quindicina di vini diversi. Cosa pressoché impossibile in un’unica serata, ma il sommelier Valerio Sisti, della Fisar di Milano Duomo,  ha saputo selezionare sei assaggi che hanno ben dipinto le ”sfumature” possibili di questo vino.

”Gustare” dunque e non ”degustare”. Perché a volte il vino va affrontato così, senza troppi tecnicismi, senza schede da compilare. Il vino va raccontato in modo emozionale, come è successo nell’ambito di questa serata Fisar.

IL PANEL DI ASSAGGI


Lambrusco di Sorbara ”Corte degli Attimi” – Poderi Fiorini – Annata 2016

Metodo charmat. È vinificato in rosso, ma il colore è un rosato carico, perché il Sorbara ha poche sostanze coloranti. Il naso è immediato: frutti rossi come lampone e fragola. In bocca bello spunto acido e grande facilità di beva, come un Lambrusco dovrebbe essere. Pochissimo tannino, come già suggeriva il colore.

Lambrusco di Salamino Santa Croce “Vigneto Saetti” – Annata 2015
Salamino è la cultivar, Santa Croce è la frazione di Carpi (Mo) di cui è originario. Annata 2015 per questo metodo ancestrale con sboccatura. Colore molto più intenso del precedente. Al naso è “poco fine”, a causa della rifermentazione ancestrale in bottiglia, ma sotto i sentori rifermentativi cogliamo comunque un buon frutto ed una nota quasi fumé. In bocca è meno citrico del precedente, ma comunque beverino.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro “Terre del Sole” – Poderi Fiorini – Annata 2016
Metodo charmat. Si presenta nel bicchiere con un bella schiuma di colore viola intenso. Profumi di fragoline di bosco, ribes ed una nota vinosa di mosto. In bocca si avverte la pienezza del frutto, agile e beverino ma più complesso dei precedenti. Con l’assaggio di pancetta cotta funziona magnificamente.

Lambrusco “Prata Solis”, Casali, Emilia IGT – Annata 2016
Un vino bio. Leggera “puzzetta” al naso sotto la quale emergono note di frutta e minerali. Più stratificato dei precedenti. Complesso anche in bocca. Ottimo prodotto.

Lambrusco Colli di Parma, Lamoretti – Annata 2016.
Colore rosso rubino impenetrabile. Archetti che tingono di rosso scuro le pareti del bicchiere. Al naso è chiuso. La frutta è molto più compatta nei profumi rispetto si precedenti. Molto tannico al palato, un tannino verde, astringente.

Lambrusco Mantovano “VS” della Cantina Sociale di Viadana – Annata 2016.
Un lambrusco del Sabbionetano, sottozona di Mantova. È Lambrusco all’ennesima potenza. Invitante già dal suo naso intensamente fruttato, leggero nel corpo, equilibrato nel tannino. La frizzantezza presente è piacevole, ma non invadente. Assolutamente godibile e beverino.

Il sesto assaggio termina una serata all’insegna dello svestirsi dei panni “tecnici” per limitarsi al piacere conviviale del bere. Diceva Gianni Brera: Non ti formalizzare ai nomi ed alle etichette: meglio un onesto plebeo di un nobile degenerato. Così, non spasimare sugli anni in cantina. Certe solenni sturate sanno di liturgia e meritano rispetto. Ma il vino, come le donne, è buono all’età giusta.

Nel libro recentemente uscito ‘’Tutti lo chiamano Lambrusco’’, l’autore, Camillo Favaro sforna una serie di argomentazioni pro Lambrusco, tutte ben articolate. Perchè Lambrusco? Perché è gastronomico, perché è sorridente, perché è raro, perché è solare, perché è diverso. Al perchè è appassionante scrive: ”Il lambrusco è un vino schietto, che si rivolge dritto alle emozioni, senza filtri né giri di parole. E’ immediato, trasparente, di quei vini che aiutano più di altri a vedere il fondo di umanità delle persone che abbiamo davanti, anche di quelle che non conosciamo ancora così bene.  Il Lambrusco ci aiuta a fidarci degli altri, ad apprezzarne la compagnia. Ci aiuta a comunicare le cose a cui teniamo di più, a metterci la faccia. A crederci’’. E come dargli torto.

 

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