IN BREVE
- Il vigneto Ronco della Chiesa è minacciato dalle ruspe dopo una frana che ha colpito Brazzano di Cormons nel novembre 2025.
- La frana ha causato morti e danni ingenti, distruggendo edifici e la cantina di Borgo del Tiglio, guidata dal vignaiolo Nicola Manferrari.
- Ronco della Chiesa rappresenta l’identità dell’azienda e del Friulano del Collio, ma è a rischio a causa della messa in sicurezza del territorio.
- Le autorità affermano che la sicurezza pubblica è prioritaria. Confindustria si schiera però con il vignaiolo Nicola Manferrari.
- Il Consorzio Collio auspica che si trovino soluzioni tecniche per limitare i danni e preservare il vigneto.
Un vigneto-monumento in “zona rossa”. È il Ronco della Chiesa della cantina Borgo del Tiglio, ora minacciato dalle ruspe. Dopo la frana che ha colpito Brazzano di Cormons nella notte tra il 16 e il 17 novembre 2025, il futuro di uno dei vigneti più simbolici del Collio Friulano dipende dai progetti di messa in sicurezza del versante. Non si tratta di una vigna qualsiasi. È il cuore storico di Borgo del Tiglio. È il vino su cui il vignaiolo Nicola Manferrari ha costruito l’identità dell’azienda.
Ronco della Chiesa è il vino che, dagli anni Ottanta, ha contribuito a portare il Tocai – oggi rigorosamente Friulano – nei ristoranti internazionali. Quando proporlo in bottiglia, per l’alta cucina, era quasi un azzardo. Oggi quella storia rischia di interrompersi. Per sempre.
L’ALLUVIONE IN COLLIO NELLA NOTTE TRA IL 16 E IL 17 NOVEMBRE 2025
La frana si è staccata nella notte tra domenica 16 e lunedì 17 novembre 2025. In poche ore, su Brazzano, sono caduti circa 300 millimetri di pioggia. Una massa di terra si è staccata da un bosco sopra il Borgo di San Lorenzo, nucleo originario del paese. Travolgendo abitazioni e strutture. Sei edifici distrutti.
Due persone morte. Una terza gravemente ferita. Tra i feriti c’è anche un collaboratore di Borgo del Tiglio che viveva in una delle case rase al suolo. La colata di fango ha investito direttamente la cantina.
BORGO DEL TIGLIO: LA CANTINA SEPOLTA, L’ARCHIVIO DISTRUTTO
Tre edifici di Borgo del Tiglio sono stati distrutti. Tra questi la cantina-archivio che custodiva circa 10 mila bottiglie storiche conservate dalla fine degli anni Settanta. La cantina interrata è stata sommersa da quattro metri di terra. Nicola Manferrari parla di danni inizialmente «ingenti ma non strutturali». Ma denuncia che il divieto imposto dalle autorità di puntellare il solaio, per metterlo in sicurezza, starebbe causando un progressivo deterioramento.
L’operatività è oggi fortemente compromessa. L’area a monte del centro aziendale è interdetta con ordinanza del sindaco. L’accesso è consentito solo in modo limitato al magazzino bottiglie. La strada demaniale che conduce ai vigneti attraversa la “zona rossa” ed è chiusa, senza alternative. Anche la provinciale tra Brazzano e Ruttars resta chiusa a tempo indeterminato.
Per un’azienda che fattura circa un milione di euro l’anno, il blocco non è solo logistico. È economico. «Quei soldi fra due anni non entreranno», afferma Manferrari. E l’interdizione potrebbe impedire la vendemmia 2026. Le assicurazioni non coprono eventi meteorici eccezionali. I ristori non sono definiti. Le tempistiche non sono note.
IL RONCO DELLA CHIESA: UN SISTEMA AGRONOMICO COSTRUITO IN SETTANT’ANNI
Il punto più delicato riguarda però il vigneto. Ronco della Chiesa è stato investito direttamente dalla frana. A San Giorgio, dove l’azienda produce i rossi, sono crollati muri a secco seicenteschi dei Conti Florio. A Ruttars si è verificato un altro importante movimento franoso.
Ma Ronco della Chiesa non è solo una superficie vitata. È un sistema. Impiantato tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50, modellato a ciglioni, drenato con un impianto idraulico tradizionale che intercetta le risorgive profonde nel flysch e le convoglia tramite canali sotterranei. Dal 1983 niente lavorazioni del suolo. Poco dopo niente concimazioni. Prato stabile permanente.
Biodiversità costruita nel tempo. «È esistenziale per l’azienda», dice Manferrari. «Ha aperto le strade del mondo». E sintetizza con un’immagine: «Quel vigneto dovrebbe essere conservato come il “metro campione originale” depositato in una teca di un museo di Parigi».
SICUREZZA VS VIGNETO?
Il Ronco della Chiesa si trova nell’area interessata dagli interventi di Protezione Civile. Secondo Manferrari una porzione del vigneto sarebbe già stata compromessa durante le operazioni di rimozione del materiale. Il vignaiolo sostiene che siano stati asportati strati profondi di flysch. E definisce i probabili progetti futuri delle istituzioni «devastanti». Se attuati come filtra dai primi commenti istituzionali, «la distruzione del vigneto è garantita».
La Regione Friuli Venezia Giulia richiama tuttavia il principio di sicurezza. L’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier chiarisce a Winemag che la gestione rientra nell’ambito della Protezione Civile. E che è stata inoltrata al Ministero la richiesta di riconoscimento dell’evento. Un passaggio che potrebbe attivare ulteriori strumenti di sostegno. Ma sul piano giuridico la posizione è netta: «Il vigneto è un vigneto. È un bene privato. Non un monumento. La legge – taglia corto Zannier – non consente trattamenti differenziati tra aziende».
Riccardo Riccardi, assessore alla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, ribadisce a Winemag che gli interventi sono legati ai profili di rischio e alla sicurezza del versante. Una parte dei lavori potrebbe concludersi entro fine marzo, mentre l’intervento principale richiederà tempi più lunghi. «Le risorse disponibili ammontano a circa 40 milioni di euro tra opere e ristori. Faremo di tutto per cercare di salvaguardarlo», afferma riferendosi al vigneto. «Però possiamo fare solo quello che ci è consentito di fare dalla legge». La sicurezza, dunque, prima di tutto.
consorzio e confindustria sul futuro del vigneto ronco della chiesa
Il Consorzio Collio, attraverso il presidente Luca Raccaro, riferisce di aver «assistito la famiglia Manferrari anche nella gestione delle criticità legate alla certificazioni dei vini, dopo lo spostamento di barrique fuori territorio, in una cantina che ha così mostrato la propria solidarietà a Borgo del Tiglio. È stato inoltre aperto un conto per la raccolta fondi, che ha raccolto – ad oggi – 2.500 euro.
«L’auspicio – chiosa Raccaro – è trovare una soluzione tecnica che eviti la distruzione totale. O ne limiti l’estensione. Per quanto ci riguarda, non possiamo che rimetterci alla legge. Ma stiamo lavorando insieme al Consorzio Colli Orientali del Friuli, per venire incontro ai produttori che hanno subito danni».
Più esplicita la posizione di Pierluigi Zamò, presidente di Confindustria Friuli. «Sono un amico di Nicola e ribadisco un concetto: 50 anni fa, in occasione del terremoto del 1976, la parola d’ordine del vescovo, in merito alle priorità della ricostruzione, era stata “prima le aziende, poi le case, poi le chiese”. Oggi – precisa Zamò – dovrebbero fare la stessa cosa. Anche se le aziende sono poche, sono importanti per il territorio. Ma dalle notizie che ho io fino ad ora, non mi sembra che questa sia la strada che le istituzioni intendano percorrere. Se così fosse, sarebbe un errore».
RUSPE DAVVERO INEVITABILI AL RONCO DELLA CHIESA?
Mettere in sicurezza un territorio dopo due vittime è una priorità assoluta. Ma è davvero inevitabile che la messa in sicurezza comporti la cancellazione di uno dei vigneti più identitari del Collio Friulano? La risposta non riguarda solo Borgo del Tiglio. Riguarda il rapporto tra sicurezza pubblica e patrimonio viticolo, a sua volta a rischio – e non solo in Friuli Venezia Giulia, ma in gran parte dell’Italia – al cospetto dei cambiamenti climatici e delle intemperanze di Madre Natura.
Dal futuro del Ronco della Chiesa passa il destino di centinaia di altri appezzamenti sparsi per il Bel Paese. Passa il futuro della viticoltura italiana. Col dubbio che chi si erge a difensore e paladino dei vignaioli, della viticoltura eroica e del ruolo dei viticoltori come elementi di presidio della biodiversità, riesca a farlo solo dal proprio ufficio. Al caldo. Coi piedi asciutti. Soprattutto quando fuori piove. O, peggio: frana.





