“Gli agricoltori italiani? I più poveri d’Europa”. Sifus Confali critica la Pac

Il segretario Maurizio Grosso: “In Italia redditi inferiori fino al 50% rispetto agli altri stati dell’Unione”

“Gli agricoltori italiani continueranno a rappresentare uno dei settori più poveri della società europea, con un reddito inferiore fino al 50% rispetto agli altri Stati”. La denuncia è della sigla sindacale Sifus Confali, attraverso le parole del segretario generale Maurizio Grosso (nella foto). Un quadro definito “drammatico”, acuito “da una Pac che non ha avuto la sensibilità e l’intelligenza di puntare sulla sovranità alimentare attraverso una serie di azioni, come la valorizzazione dell’agricoltura mediterranea, il Km zero, gli allevamenti non intensivi, la valorizzazione delle specificità produttive territoriali”

Sifus Confali, denuncia inoltre che la nuova Pac “ha completamente espulso dal suo contesto l’introduzione di un vincolo di salvaguardia rivolto alle aziende che producono cibo buono utilizzando braccianti agricoli a cui vengono garantiti i diritti contrattuali”.

Dunque, c’è da chiedersi: se un agricoltore italiano è e rimane molto più povero di quello europeo, come farà ad assumere quei braccianti chiamati a prestare la propria attività lavorativa nei campi? Come farà l’agricoltore italiano a pagare i braccianti secondo i dettami del Ccnl di categoria?

LE MISURE
“Ecco che si rivela quindi necessario cambiare l’impostazione complessiva della Pac – continua Maurizio Grosso – non solo nella direzione della valorizzazione dell’agricoltura mediterranea, ma anche rispetto l’opportunità dell’introduzione di un parametro sociale che punti sulla tutela del lavoro, sia per quanto attiene la quantità che la qualità (numero di dipendenti/ rispetto dei contratti), dei braccianti agricoli assunti dall’azienda”.

Serve, inoltre, che vengano previsti ‘vincoli’ precisi per modulare i contributi che verranno erogati . Significa che più “lavoro buono” un’azienda agricola è capace di realizzare. Ossia lavoro che produce cibo sano rispettando i diritti dei braccianti, più l’azienda agricola deve essere premiata.

In parole povere: i sussidi da assegnare alle aziende agricole devono avere, tra le condizionalità che li determinano, una condizionalità specifica legata alla quantità e qualità di lavoro buono, prodotto anche in chiave dell’auspicata sovranità alimentare”.

“Sulla Pac n questione – conclude Maurizio Grosso – è singolare il silenzio dei Sindacati Confederali che evidentemente non comprendono i danni che da essa scaturiranno per il mondo del lavoro bracciantile, oltre che per l’agroalimentare”.

Infine la promessa del segretario generale: “Per la modifica della Pac, il Sifus, che è anche referente della Lilca e fa parte integrante dell’alleanza per la sovranità alimentare, spenderà le proprie energie nei prossimi mesi”.

Dello stesso autore

Sostieni WineMag.it

Sostieni winemag, voce libera e indipendente della cronaca enogastronomica italiana

Altri articoli dalla stessa categoria