Jason Yester (Trinity Brewing): “Vendo perché non credo più nella Birra Artigianale”

Il birraio del Colorado, precursore del settore, molla il colpo: “Troppa omologazione nelle Carfty moderne”

Vendere il proprio birrificio perché delusi dalla piega che ha preso il settore della Birra Artigianale. È quanto ha fatto Jason Yester, che ha ceduto la sua storica Trinity Brewing, brewpub da oltre 500 metri quadri a Colorado Springs in Colorado, all’imprenditore e homebrewer Matthew Dettmann. A darne la notizia il sito americano Westword.

Penso che la birra americana abbia raggiunto l’apice. Non penso che migliorerà ancora. In effetti è stata molto dura per me vederla peggiorare negli ultimi due anni – spiega Jason – La birra artigianale è stata un movimento. Ha rappresentato un momento speciale. Ma quando la moda delle Hazy Ipa ha colpito, tutto è sembrato cambiare e prendere una direzione che non mi ha più ispirato”.

Precursore dei tempi Yester balzò agli onori della cronaca nel 2009 quando vinse il Great American Beer Festival con la sua Red Swingline, una Sour Session Ipa fermentata con lievito Brettanomyces, prodotta con l’aggiunta di scorza di mandarino e limone e affinata in botti di rovere francese ex Chardonnay.

Una birra terrosa, elegante e complessa molto diversa da ciò che si era assaggiato fino ad allora e che anticipava le tendenze degli anni a venire: uso di lieviti indigeni, aggiunta di agrumi in birre luppolate, maturazioni in legno, moda delle Ipa e delle birre acide.

Personaggio fra i più enigmatici e insoliti nel settore della produzione artigianale del Colorado, famoso per i suoi dreadlocks, la bandana e la barba, Jason è sempre stato un riferimento nel settore combattendo battaglie di principio di persona ed on line con scrittori di birra, clienti ed altri produttori.

Non sorprende quindi che abbia deciso di chiamarsi fuori proprio per una questione di principio. Una forma di protesta estrema contro il processo di omologazione che sembra aver intrapreso la Craft-Beer Made in Usa.

Non mi sento più parte del settore – afferma – È davvero difficile dopo 24 anni stare in un settore che era fortemente diversificato, e vederlo ora diventare così omologato in termini di stili brassicoli. Penso non ci sia più molta creatività alle spalle”.

Se è vero che il settore della Birra Artigianale americano è molto più maturo di quello italiano, e che quello italiano è per sua natura differente avendo puntato negli ultimi anni sui valori di territorialità, convivialità e abbinamento con la cucina tipici del Bel Paese la scelta di Jason Yester spinge comunque ad una riflessione.

È indubbio infatti che anche in Italia le mode influenzino i consumi, e quindi la produzione, di birra. Anche la recente apertura di Unionbirrai verso nuovi canali di comunicazione e vendita se da un lato costituisce una grande opportunità per uscire dalla “nicchia”, dall’altro porta con se i rischi di omologazione ed appiattimento del gusto insiti nella “larga scala”.

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