Vinarium 2026 il vino romeno tra Dealu Mare, Fetească Neagră e monasteri

Vinarium 2026: il vino romeno tra Dealu Mare, Fetească Neagră e monasteri

Si è chiusa a Ploiești l’edizione 2026 di Vinarium International Wine Contest, concorso internazionale che ha riunito in Romania giudici e campioni da degustare nell’area di Dealu Mare. Le giornate di lavoro si sono svolte dal 28 al 31 maggio al Central Hotel di Ploiești, nella Crystal Salon, con ben quattro sessioni di giudizio.

Accanto agli assaggi tecnici, il programma ha previsto visite in cantina e momenti di approfondimento sul territorio. Due le tappe principali: da Apogeum Winery, con abbinata degustazione dei vini della cantina italo-romana Feruccio, e Via Domnului Winery. Due realtà diverse per storia, stile e identità, ma legate dallo stesso paesaggio viticolo della Romania meridionale.

VINARIUM 2026 A PLOIEȘTI E DEALU MARE

Vinarium International Wine Contest si è svolto tra Ploiești e la regione vinicola di Dealu Mare, una delle aree viticole più importanti della Romania. La regione è nota soprattutto per i vini rossi e per il ruolo della Fetească Neagră, vitigno autoctono che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nel racconto del vino romeno.

La prima sessione si è svolta giovedì 28 maggio, seguita dalla visita ad Apogeum Winery. Venerdì 29 maggio il concorso ha ospitato una masterclass dedicata a Châteauneuf-du-Pape condotta dal direttore Michel Blanc, culminata nella sottoscrizione di un accordo di cooperazione e condivisione di obiettivi tra Châteauneuf-du-Pape e Ținutul Vinului, progetto territoriale ed enoturistico legato alla contea di Prahova e all’area di Dealu Mare.

L’obiettivo dichiarato è valorizzare il patrimonio vitivinicolo locale e posizionare la regione come destinazione per l’enoturismo in Romania e nell’Europa orientale, anche grazie ad accordi con terre del vino note, come la francese Châteauneuf-du-Pape.

PLOIEȘTI, DALLA CITTÀ DEL PETROLIO ALLA CITTÀ DEL VINO

Per alcuni giorni, Ploiești ha così cambiato il proprio baricentro simbolico. La città romena, storicamente legata al petrolio e alla raffinazione, ospita da anni Vinarium e durante il concorso assume un’identità diversa, ancora più vicina alle colline di Dealu Mare. Il legame con l’oro nero resta centrale nella storia urbana: una delle prime raffinerie al mondo fu aperta vicino a Ploiești nel 1856 e lo sviluppo della città è stato a lungo collegato all’industria petrolifera.

Durante Vinarium, però, Ploiești diventa per alcuni giorni una città del vino, punto di incontro tra giudici, produttori, territori romeni e vini internazionali. In questo quadro si inserisce anche il profilo istituzionale del concorso, unico del Paese patrocinato dall’Oiv – Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino.

APOGEUM WINERY, LA FETEASCĂ NEAGRĂ COME PROGETTO IDENTITARIO

La visita ad Apogeum Winery ha portato i giudici nel cuore della regione vinicola Dealu Mare, in una delle realtà più legate alla riscoperta della Fetească Neagră. Il progetto enologico nasce dalla volontà di valorizzare questo vitigno autoctono romeno, lavorando su vecchie vigne di oltre mezzo secolo e su una vinificazione che unisce ricerca, selezione delle uve e uso di anfore in argilla.

Apogeum è oggi un nome associato a un’idea precisa di vino romeno: rosso di struttura, legato al territorio, costruito su tempi lunghi e su una lettura contemporanea della tradizione. La cantina lavora con fermentazioni lente, lieviti indigeni del territorio di Dealu Mare e interventi minimi sui mosti. Il risultato è una Fetească Neagră che punta su profondità, maturità del frutto e capacità di evoluzione.

La sede produttiva conserva anche un valore storico. La cantina è legata all’area di Tohani e a un patrimonio viticolo che affonda le radici nella storia agricola della regione.

FERUCCIO WINERY E LA CONTINUITÀ PRODUTTIVA DI DEALU MARE

Durante la serata ad Apogeum, il programma di Vinarium 2026 ha previsto anche una degustazione dei vini della cantina Feruccio. La cantina, sotto la guida enologica di Cristian Tudor, si colloca nello stesso orizzonte territoriale di Dealu Mare e rivendica una storia produttiva iniziata nel 1987. Il racconto aziendale insiste sul vino come elemento culturale della regione. Un legame diretto con la tradizione locale e con l’eredità viticola romena.

Feruccio lavora su una gamma che comprende vini d’annata e vini da collezione – splendido il Cabernet Sauvignon 2019, non ancora sul mercato – con attenzione al rapporto tra stile produttivo e identità regionale. La cantina si inserisce in un’area in cui la viticoltura ha trovato nei rossi una delle espressioni più riconoscibili, ma dove convivono anche bianchi aromatici, vitigni internazionali e varietà locali.

La presenza di Feruccio nel programma di Vinarium 2026 ha permesso di leggere Dealu Mare da una prospettiva complementare rispetto ad Apogeum. Da un lato il progetto monografico sulla Fetească Neagră; dall’altro una cantina che racconta la continuità della produzione privata romena e il legame tra vino, cultura locale e consumo contemporaneo.

VIA DOMNULUI, IL VINO TRA TRADIZIONE MONASTICA E TECNOLOGIA MODERNA

La seconda visita di Vinarium 2026 si è svolta a Via Domnului Winery, realtà legata alla tradizione viticola del monastero di Jercălăi, nel distretto di Prahova. Qui la storia del vino si intreccia con quella religiosa. La coltivazione della vite nell’area è legata al monastero e alla produzione di vino liturgico, con radici che risalgono al XVIII secolo.

La tradizione fu interrotta dopo la secolarizzazione dei beni monastici del 1863, durante il regno di Alexandru Ioan Cuza. La ripresa arrivò nel 1956, quando il complesso di Jercălăi conobbe una nuova fase spirituale e agricola. Oggi i vigneti sono amministrati dalla Cooperativa Agricola Via Domnului, che opera sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Bucarest.

La cantina unisce il patrimonio monastico con tecnologie moderne di vinificazione. La sua identità è costruita su un equilibrio tra vino liturgico, viticoltura locale e produzione di qualità, che aspira al riconoscimento di competizioni enologiche internazionali come Vinarium.

Il racconto aziendale insiste su vini puliti, quanto più “naturali” e legati alla memoria religiosa del luogo. Un passaggio in una Romania del vino diversa da quella delle boutique winery: più antica, spirituale e comunitaria.

DEALU MARE, LA ROMANIA DEI ROSSI E DELLA FETEASCĂ NEAGRĂ

Le visite ad Apogeum e Via Domnului, oltre che di Feruccio, hanno confermato il ruolo di Dealu Mare come area chiave per leggere l’evoluzione del vino romeno. La regione si trova nella Muntenia, ai piedi dei Carpazi meridionali, ed è spesso associata alla vocazione per i vini rossi.

Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Fetească Neagră convivono con varietà bianche come Fetească Regală, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Pinot Gris e Tămâioasă Românească.

In questo quadro, la Fetească Neagră resta il vitigno più identitario per raccontare la Romania enoica. Una varietà capace di sostenere interpretazioni diverse: dalla vinificazione in anfora di Apogeum a letture più immediate e territoriali, fino a espressioni di taglio storico e culturale. Tutte ben illustrate a Vinarium 2026.

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