Guerra, tarallucci e vino al CMB Armenia giudici e vini della Russia concours mondial de bruxelles

Guerra, tarallucci e vino: al CMB Armenia giudici e vini della Russia

Il vino non ha bandiere. O almeno così si ripete, spesso con una certa comodità, quando la geopolitica bussa alla porta delle degustazioni. Ma il Concours Mondial de Bruxelles 2026, andato in scena a Yerevan, in Armenia, dal 21 al 23 maggio, con un esborso di denaro pubblico pari a 1,6 milioni di euro, costringe a porsi una domanda. È giusto normalizzare i rapporti con la Russia? Già perché, dopo essere stati interdetti da tutti i concorsi enologici europei, giudici e vini della Russia sono ricomparsi alla faraonica edizione armena del CMB. E lo hanno fatto a sorpresa. Senza alcun preavviso, per esempio, per i giudici ucraini.

Secondo fonti di Winemag, il ritorno della bandiera russa tra i tavoli dei giudici internazionali ha causato non poche perplessità e malumori. Secondo la stampa russa di settore, i vini della Federazione Russa – provenienti anche da territori ucraini occupati – hanno conquistato 42 medaglie al CMB 2026. Sette Grand Gold, 18 Gold e 17 Silver, su 125 campioni iscritti.

Il dato è stato rilanciato dalle parti di Mosca come un successo nazionale, con toni prevedibilmente celebrativi. I vini russi tornano a misurarsi in un’arena internazionale, ottengono riconoscimenti e lo fanno nella sessione principale del Concours Mondial de Bruxelles. Un vero e proprio palco eretto alla Russia tra quasi 6.700 vini da 50 Paesi.

CMB 2026: torna la russia al concours mondial de bruxelles

Il punto non sono le medaglie. Il punto è che il Concours Mondial de Bruxelles è organizzato da Vinopres, realtà belga, con sede operativa a Bruxelles, e dunque pienamente inserita nello spazio europeo del vino.

Per la prima volta in modo così evidente dallo scoppio della guerra in Ucraina, vini russi e giudici russi sono rientrati nel palcoscenico internazionale organizzato da una struttura europea. Il sito ufficiale del CMB 2026 elenca infatti la “Russian Federation” tra i Paesi presenti. Nella lista pubblica dei giurati compaiono numerosi nomi associati alla Russia. Una partecipazione strutturata e organizzata, al pari di quella delle altre nazioni.

L’ARMENIA COME PORTA DI RIENTRO DELLA RUSSIA, TRAMITE CMB

La scelta dell’Armenia come Paese ospitante ha un peso decisivo. Il CMB ha sottolineato che Yerevan ha ospitato per la prima volta nella sua storia il concorso, presentando l’evento – con la classica prosopopea autocelebrativa – come l’apertura dell’Armenia alla comunità internazionale del vino. Il contesto geopolitico armeno non può essere ignorato.

L’Armenia è oggi un Paese in equilibrio instabile. Da un lato, il governo di Nikol Pashinyan ha rafforzato il proprio orientamento europeo e ha preso le distanze da Mosca, soprattutto dopo la crisi del Nagorno-Karabakh e la percezione armena di un mancato sostegno russo. Dall’altro, l’Armenia resta legata alla Russia, anche attraverso l’Unione Economica Eurasiatica. E dipende ancora da Mosca per una parte rilevante dei propri scambi e dell’energia.

Yerevan cerca l’Europa, ma non può permettersi di rompere davvero con la Russia. E proprio questa zona grigia ha reso possibile ciò che, in un Paese dell’Unione Europea, sarebbe stato politicamente molto più difficile.

SANZIONI, COMMERCIO E ZONE GRIGIE

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Armenia è stata osservata come possibile snodo di triangolazione commerciale verso la Russia. Il German Economic Team ha ricostruito il rischio di elusione attraverso Paesi terzi, compresa l’Armenia, ma ha anche riconosciuto che il governo armeno ha introdotto dal 2023 misure specifiche di controllo. La possibile elusione delle sanzioni attraverso l’Armenia si sarebbe praticamente fermata nella seconda metà del 2024.

Mosca ha imposto limitazioni su fiori, pesce, frutta e brandy armeno. Misure che hanno impattato per circa 420 milioni di euro sugli scambi annui tra i due Paesi, spingendo a un possibile intervento europeo per sostenere Yerevan. Dentro questo quadro si colloca il CMB 2026. Non un semplice concorso enologico. Ma uno scenario diplomatico, anche se nessuno l’ha mai considerato tale.

IL VINO UNISCE, MA NON CANCELLA LA REALTÀ

Il vino unisce i popoli. Ma proprio perché il vino è cultura, relazione, scambio, mercato e reputazione, non vive fuori dalla storia. E la storia, oggi, dice che la Russia è ancora coinvolta in una guerra di aggressione contro l’Ucraina. Dice che l’Europa ha costruito un sistema di sanzioni contro Mosca. Dice che molti eventi culturali, sportivi ed economici hanno interrotto la partecipazione russa alle piattaforme internazionali.

Il CMB 2026 ha scelto invece un’altra strada. Legalmente possibile. Tecnicamente spiegabile dalla sete di business. Politicamente – e soprattutto umanamente – molto discutibile. Certamente qualcosa di preoccupante. Perché crea un precedente. Un varco. L’Armenia, con il suo equilibrio fragile tra Europa e Russia, ha offerto il luogo ideale. E Vinopres ha garantito il sostegno attraverso il marchio del CMB a una Russia che ha ottenuto ciò che cercava.

La domanda non è se quei 42 vini meritassero o meno le medaglie. La domanda vera è un’altra: davanti a chi – e davanti a cosa – si fermerà la macchina delle medaglie chiamata Concours Mondial de Bruxelles, che sta organizzando edizioni a macchia d’olio sfruttando un sistema basato sul finanziamento pubblico, per l’ospitalità dei propri giudici nei Paesi partner?

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