Giallo sul Prosecco Rosé: pubblicizzato in tv, quasi introvabile al supermercato

Intervista al direttore generale del Consorzio del “PDoc”, Luca Giavi: «In futuro 95-140 milioni di bottiglie»

Alzi la mano chi non ha ancora dato una sbirciatina alle corsie del vino del supermercato, da quando è entrato in commercio il Prosecco Rosé. Pochi quelli che hanno resistito al richiamo della nuova tipologia, se non altro sulla spinta della (bella) pubblicità tv con cui il Consorzio del “PDoc” ha scelto di invitare l’Italia intera al matrimonio tra la Glera e il Pinot Nero. Eppure, il Prosecco Rosé è quasi introvabile in alcune insegne di supermercati.

Direttore Luca Giavi, abbiamo notato una certa scarsità di referenze di Prosecco Rosé nella Grande distribuzione organizzata italiana, al contrario di una buona presenza della nuova tipologia sull’online: è un’impressione corretta?

Pur non avendo a disposizione dati a riguardo, riteniamo assolutamente plausibile la cosa, sulla scorta di alcune considerazioni. La prima è che nel 2020, “solo” un terzo circa del nostro sistema produttivo (111 aziende per la precisione) ha spumantizzato Prosecco Doc Rosé, e questo ha evidentemente contratto il numero di operatori che normalmente hanno accesso alla Grande distribuzione.

Allo stesso tempo, l’incertezza nei tempi dell’accesso al mercato, ha spinto molti produttori a mettere in produzione un quantitativo che, evidentemente, si è riversato prioritariamente su quei canali capaci di valorizzarlo maggiormente.

I numeri cosa dicono?

I dati in possesso del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc sembrano essere piuttosto incoraggianti. Le bottiglie di Prosecco rosé certificate nel 2020 sono 16.850.034. La stima dell’export si assesta sull’80%, ovvero 13.480.027 bottiglie. La stima relativa all’Italia, per il restante 20%, è di 3.370.007 bottiglie.

Se una quota del 70-75%, pari a 2,3-2,5 mln di bottiglie, è andata al supermercato, considerati i numeri di punti vendita e la quantità necessaria per accedere alla Gdo, è credibile vi sia una limitata presenza di referenze a scaffale, rispetto al Prosecco Doc.

Come molti italiani, anche noi abbiamo visto la pubblicità in tv: qual è la strategia, dal momento che il prodotto non è poi disponibile nei supermercati, su larga scala?

Il Consorzio ha ritenuto opportuno presidiare il mercato accompagnando la nascita del Prosecco rosé, per rassicurare i consumatori sulla sua qualità certificata e sul rispetto del disciplinare. I quantitativi erano sufficienti per comunicare questa novità nel mercato, in piena coerenza con la funzione del Consorzio. È ovvio attendersi che, da adesso in poi, la distribuzione sarà sempre più capillare.

Come sono cambiate rispetto al passato le strategie di promozione del Consorzio che si ritrova ora a dover comunicare (e presentare) due prodotti al posto di uno?

La strategia del Consorzio non cambia, si arricchisce semplicemente la narrazione con l’introduzione di una tipologia, al pari delle più importanti denominazioni spumantistiche.

Quali sono le conseguenze dell’ufficializzazione della nuova tipologia, dal punto di vista viticolo? Come è cambiato il “vigneto atto a Prosecco Doc”, in attesa della decisione, negli ultimi anni? In particolare, il riferimento è alle varietà Glera e Pinot Nero.

Nel territorio delle nove province della Doc Prosecco, la quota di vigneti a Pinot nero ammontava storicamente a circa 600-700 ettari, dei quali 250, con la vinificazione in bianco, entravano già a far parte del Prosecco Doc.

Negli ultimi tre anni, a seguito della presentazione della proposta di modifica del disciplinare, sono stati piantumati circa mille ettari (da estirpo), tant’è che il Consorzio, come per la varietà Glera, ha chiesto il blocco delle idoneità a Prosecco anche per il Pinot nero.

Ipotizzando che mille ettari su 1.600/1.700 totali vengano destinati alla produzione di Prosecco rosé e considerando le rese di trasformazione dell’uva in vino (75%), nonché le percentuali di taglio (Pinot nero tra il 10 e il 15%), l’offerta potenziale di Prosecco Doc Rosé potrebbe giungere a una cifra compresa tra i 95 e i 140 milioni di bottiglie.

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