IN BREVE
- Derthona Due.Zero si evolve, da celebrazione di un vitigno in via di estinzione a manifesto del territorio dei Colli Tortonesi.
- Le annate 2024 e 2023 mostrano il lavoro dei produttori nel contenimento del tenore alcolico dei Timorasso, aspetto trascurato in passato.
- Le cantine hanno adattato tecniche per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare l’equilibrio del vino.
- La minore presenza di sentori di idrocarburo segna un cambiamento significativo nel profilo dei vini delle annate 2024 e 2023.
- Investimenti da produttori di Langa e investitori esterni stimolano la crescita e l’evoluzione dei Colli Tortonesi e del Derthona Timorasso.
Quando il punto fermo è l’identità, le interpretazioni stilistiche sono dettagli dello stesso quadro. E il lavoro di squadra emerge su tutto, in maniera netta ed inequivocabile. Sul filo logico che lega le annate. Sulla reazione compatta alle avversità del clima. Sulla capacità stessa di rendere riconoscibile il Timorasso, dall’acciaio al legno nuovo, passando per l’anfora.
Derthona Due.Zero si trasforma così, nell’edizione 2026, da rassegna delle nuove annate a epicentro di un movimento che sta scrivendo alcune delle pagine più belle del vino italiano moderno. Non più celebrazione della rinascita di un’uva che era destinata a scomparire. Ma teatro di un sistema che insegna come proporre un territorio, un vino, un vitigno. Un’anima. Con l’efficacissima coerenza della semplicità. E senza timore di mettersi a nudo.
LE «MONTAGNE RUSSE» DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Dai calici dei Derthona Timorasso 2024 e 2023, al netto di un’annata (la 2024) che trova qualche similitudine con le acciaccate 2014 e 2010 – se non altro in termini di piovosità – e di una 2023 molto più asciutta, emerge un dato su tutti: la presa di consapevolezza sul tenore alcolico dei vini. Il tema dell’alcolicità dei vini Timorasso, in una delle zone più siccitose d’Italia, i Colli Tortonesi, sembrava essere sfuggito un po’ di mano.
Come confermato dal presidente del Consorzio, Gian Paolo Repetto, i produttori si sono ritrovati negli ultimi anni «sulle montagne russe del cambiamento climatico». Ma hanno saputo reagire. Lavorando sull’ombreggiatura dei grappoli, prima della raccolta. Ed evitando quelle scottature che hanno fatto inconsapevolmente storcere il naso a qualche degustatore, per l’assenza del sentore di idrocarburo a cui spesso viene associato il Timorasso.
MENO “IDROCARBURO”, PIù EQUILIBRIO NEI DERTHONA TIMORASSO 2023 E 2024
L’assenza di ricordi di cherosene/benzina derivati dal composto chiamato TDN (1,1,6-trimetil-1,2-diidronaftalene) – sentore assimilabile al Riesling che, tra l’altro, piace più agli addetti ai lavori che ai “veri” consumatori di vino – è il segnale più evidente del cambio di passo dei produttori, in vigna. Migliore ombreggiamento del grappolo significa meno scottature della buccia. Ergo, meno “idrocarburo”. Specie nei primi mesi di vita del Timorasso.
Cosa distingue, allora, le annate 2024 e 2023 del Derthona (dal nome della “sottozona” dei Colli Tortonesi in fase di valutazione da parte del Ministero)? La risposta risiede in un nuovo concetto di tipicità. Non più assimilabile a poche caratteristiche sempre presenti, bensì alla valorizzazione di stili aziendali diversi. Che remano nella direzione del territorio e del vitigno.
Si passa così da vini più semplici – a dir la verità sin troppo esili, in qualche (sparuto) esempio – a vini di grande complessità e stratificazione, in cui il plus rispetto alle annate precedenti è proprio il migliore bilanciamento alcolico. Il cambio di passo è generale. La profilazione della varietà da parte delle cantine è sempre più precisa. Anche tra chi già lavorava bene col Timorasso, l’ulteriore salto in avanti è netto. Cantine Volpi: un nome, una sintesi di un concetto che vale per molti.
GLI INVESTIMENTI NEI COLLI TORTONESI
Emerge poi il vento in poppa soffiato sui Colli Tortonesi dai grandi produttori di Langa e dai “forestieri” che hanno deciso di investire per dare – non per prendere – in quest’angolo straordinario del Piemonte. Qualche nome su tutti, che conferma anzi nobilita il lavoro del territorio? Vietti, che presenta Piccolo Derthona, Derthona, e Derthona da vigna singola. La Spinetta, col frutto delle sue vigne a Montemarzino e Montegioco. Viberti, con la sua freschezza piena di polpa.
Come non citare La Lomellina di Gavi – Marchese Raggio, dal 2022 nell’universo Capichera. E infine – ma non ultimi – La Stellara, azienda seguita dall’enologo Gianfranco Cordero, e Vigneti Letizia di Aldo Dallavalle. Investimenti coraggiosi, da cui nascono progetti concreti, in evoluzione. Con testa e gambe. Ma soprattutto con anima e tanto cuore, da riversare tra gli assaggi di Derthona Due.Zero. L’ex “anteprima” Timorasso. Da oggi manifesto dei Colli Tortonesi.






