Dazi Usa su vino italiano, Walter Massa: “Fivi faccia più sindacato, non solo il Mercato”

Il vignaiolo piemontese in esclusiva a winemag.it: “Nella Federazione trovo un vuoto culturale, ideologico e propositivo che le impedisce, oggi, di dire la sua”

Fivi faccia più sindacato, non solo il Mercato di Piacenza“. Con queste parole il vignaiolo Walter Massa commenta la decisione di non firmare la petizione lanciata da 140 produttori contro i dazi sul vino italiano prospettati da Trump, negli Usa. Tra i primi firmatari, alcuni nomi di spicco della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), tutti molto attivi sui social: Marilena Barbera, Gianluca Morino e Michele Antonio Fino.

In ballo c’è il Made in Italy enologico negli Usa, che vale 1,7 miliardi di euro sui 4 complessivi dell’Ue. L’Italia, di fatto, è il secondo Paese esportatore di vino negli Stati Uniti, dopo la Francia. Ma nel documento, che sarà inviato alle istituzioni italiane ed europee, non viene mai nominata Fivi.

Dal canto suo, la presidente Matilde Poggi ha scritto al neo commissario all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Janusz Wojciechowski, sollecitando “un’azione politica condivisa da tutti i paesi europei”. “Ad oggi il Commissario non ci ha ancora risposto – ha fatto sapere Poggi agli associati – vi terremo aggiornati con la riapertura dei lavori a Bruxelles, dopo le festività”.

La presidente ha quindi invitato gli iscritti Fivi a firmare la petizione: “Un’azione politica – così la descrive Poggi (nella foto, sotto) – per difendere il nostro settore da queste scellerate minacce del governo americano. Il sostegno di ognuno di noi è importante”. Una sorta di “appoggio esterno” che non convince Walter Massa.

“Non ho firmato la petizione – spiega in esclusiva a WineMag.it il vignaiolo piemontese – per un discorso di coerenza. Sono ancora socio Fivi e, per questo, pretendo che Fivi inizi a lavorare e a pensare seriamente come Associazione”.

Questo conferma la sofferta decisione di candidarmi senza appoggi alle ultime elezioni con i risultati elettorali conseguenti e inizia a chiarire la mia posizione, che alcuni definirono ambigua”.

“In Fivi – continua Massa – trovo oggi un vuoto culturale, ideologico e propositivo che le impedisce di dire la sua. L’associazione è nata con delle idee, è sana, ha una presidente che stimo, ma è gestita da un direttivo privato di figure determinanti e che comprende alcuni membri culturalmente troppo fragili e lontani dal mondo dell’Agricoltura veracemente artigianale”.

Parole che pesano come macigni. “Fivi – prosegue Walter Massa – è nata per rappresentare i vignaioli italiani e portare avanti le loro istanze nei tavoli istituzionali, che siano europei, nazionali, regionali. Per questo credo che non si debba pensare solo al Mercato, ma di più al sindacato“.

Non tanto per fare paura a Trump o al suo successore – precisa – ma perché da intendersi come ‘sindacat‘, una parola che unisce chi ha un intento etico come quello voluto da me, Charrère, Pieropan, Pantaleoni, Bucci, Petrilli e altri, quando abbiamo fondato la Fivi, nel 2008″.

“La Fivi – sottolinea ancora il vignaiolo artefice del miracolo Timorasso – deve entrare nell’immaginario collettivo e far sì che chiunque si candidi ad elezioni politiche in Italia tenga in considerazione il ruolo della Federazione. Il Mercato Fivi di Piacenza è fondamentale e importantissimo, ma inizia e finisce nella testa dei winelover e degli addetti ai lavori”.

Nonostante ciò, Massa si dice fiducioso: “Confido in una presa di posizione ufficiale della Fivi, utile a far comprendere che l’agricoltura non può essere ostacolata dai dazi, né alimentata da contributi pubblici”.

Fivi, tieni accesa la fiamma

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