IN BREVE
- Il Consorzio Vino Marsala sta vivendo una fase di rilancio grazie a una nuova governance e a un rinnovato dialogo tra le aziende.
- Il presidente Benedetto Renda ricostruire in un’intervista esclusiva le ragioni della crisi del Marsala.
- Il Consorzio comprende ora 17 soci, includendo aziende private e cooperative agricole.
- La strategia punta su un riposizionamento commerciale del Marsala con focus su abbinamenti “quotidiani”, gourmet e miscelazione.
- Gli aggiornamenti al disciplinare del Marsala Doc valorizzano l’uva Grillo e differenziano il prodotto dalle “imitazioni” estere.
«Torneremo molto presto con una nuova veste grafica». Non c’è immagine migliore di quella del sito web del Consorzio Vino Marsala per restituire, in maniera quasi profetica, lo stato attuale della nota denominazione di origine del vino liquoroso siciliano. Un comparto che, dopo anni di stallo e una fase arrivata fino alla liquidazione, sta cercando di rimettersi in moto attraverso una nuova governance. Un rilancio che passa dal disciplinare, dal riposizionamento commerciale e da un rinnovato dialogo tra le aziende.
A raccontare a Winemag lo stato dell’arte è Benedetto Renda, patron di Cantine Pellegrino e presidente del Consorzio Vino Marsala Doc, che in un’intervista esclusiva ricostruisce le ragioni della crisi del Marsala. E le tappe della ripartenza.
IL CONSORZIO MARSALA DOC TRA CRISI E RICAMBIO GENERAZIONALE
«Senza un ricambio generazionale il Consorzio si era spento», spiega Renda. La mancanza di una nuova classe dirigente e di una visione comune avrebbe progressivamente indebolito la capacità di rappresentanza del Consorzio. «Io sono stato un po’ a cavallo tra la vecchia generazione e la nuova generazione», racconta, ricordando un periodo in cui mancavano slancio e progettualità.
IL RAPPORTO TRA FLORIO E PELLEGRINO E LA FASE DI STALLO
Per decenni il Marsala ha potuto contare su un equilibrio costruito dal confronto tra le due principali aziende del territorio. «Il rapporto che c’era tra Pellegrino e Florio negli anni 60, 70, 80 e 90 era molto intenso». Una relazione che avrebbe favorito crescita e sviluppo.
Poi la rottura. «Il dialogo che è durato quarant’anni tra Florio e Pellegrino è morto», dice Renda, senza giri di parole. Ricordando che, insieme, le due realtà rappresentano la quota più rilevante della denominazione: «Florio e Pellegrino rappresentano il 60-70% della denominazione».
ROBERTO MAGNESI E LA RINASCITA DEL CONSORZIO VINO MARSALA DOC
Il punto di svolta arriva circa cinque anni fa. «È venuto un nuovo responsabile della Florio qua a Marsala, giovane, rampante», spiega Renda, indicando in Roberto Magnesi la figura che avrebbe riaperto il dialogo tra le aziende.
In quel momento, il Consorzio era ormai in liquidazione. «Siamo riusciti a tirarlo fuori dalla liquidazione. Abbiamo mantenuto la stessa dizione, lo stesso codice fiscale, la stesso entità IVA. Lo “stesso tutto”».
LA STRUTTURA ATTUALE DEL CONSORZIO MARSALA DOC
La ripartenza è stata accompagnata da una modifica della struttura consortile. «Il vecchio Consorzio non era altro che un’associazione tra produttori», spiega Renda, ricordando che mancava un pieno riconoscimento ministeriale.
Oggi la base è più ampia e comprende anche la componente agricola. «Il Consorzio conta 17 soci, di cui 11 produttori e 6 “cantine sociali”, in rappresentanza degli agricoltori che conferiscono». Le aziende private rimaste attive nella produzione del Marsala sarebbero in totale 15, dunque la rappresentanza in Consorzio risulta elevata.
IL PROBLEMA DEI CONSUMI DEL MARSALA
Il nodo principale resta quello del mercato. «Il problema che si è posto il Consorzio – spiega ancora Benedetto Renda – è quello del consumo del Marsala. Chi è il consumatore? Qual è il potenziale consumatore?».
Renda sottolinea come “Marsala” sia ancora un nome radicato nella memoria collettiva italiana: «Sappiamo benissimo che nelle case del 95% delle famiglie italiane, negli anni 40, 50 e 60, una bottiglia di Marsala non mancava mai».
MARSALA VERGINE SECCO, APERITIVO E NUOVI ABBINAMENTI
La strategia consortile punta sul riposizionamento delle tipologie più identitarie. «Lo stiamo rilanciando e riscoprendo – sottolinea Renda – anche in chiave aperitivo. Basta prendere una bottiglia di Marsala Vergine secco, metterla in frigorifero e assaporarla con formaggi stagionati, erborinati o stuzzichini vari».
Tra gli abbinamenti citati anche ostriche e foie gras, con l’obiettivo di «portare il Marsala fuori dall’immagine legata quasi esclusivamente alla cucina», ovvero al vino-ingrediente, pur eccellente, con cui “sfumare” carni o arricchire dolci come il tiramisù. Non mancano riferimenti anche alla gastronomia contemporanea: «Avete mai provato una fetta di tonno al sangue, con un bicchiere di Marsala vergine?».
MIXOLOGY, GRANDE DISTRIBUZIONE E MARSALA SUPERIORE SUGLI SCAFFALI GDO
Un altro fronte è quello della miscelazione. «Dovremmo parlare anche di più di mixology – evidenzia il presidente del Consorzio -. Un Marsala, soprattutto a livello qualità prezzo, può offrire più emozioni di un rum, nella creazione dei cocktail». C’è poi la grande distribuzione organizzata, ovvero il mondo dei supermercati. Un segmento che, come fa notare lo stesso Renda, ha trattato quasi esclusivamente le tipologie base della denominazione.
«Al supermercato – denota il presidente – si trovano praticamente soltanto Marsala fine e Marsala da cucina. Ma negli ultimi due anni qualcosa sta cambiando. Si comincia a parlare anche con la grande distribuzione di Marsala superiore. Molte insegne hanno inserito anche questa tipologia. Questo è molto importante».
La presenza sugli scaffali di Marsala Superiore Florio e Marsala Superiore Pellegrino viene considerata «un segnale di attenzione verso le fasce qualitative della denominazione». «Ogg – aggiunge – i buyer vino Gdo, finalmente ci ascoltano».
IL NUOVO DISCIPLINARE MARSALA DOC E LA DICITURA SICILIA IN ETICHETTA
Tra le azioni intraprese dal Consorzio c’è il lavoro sul disciplinare del Marsala Doc. «Abbiamo aggiornato il disciplinare – spiega Renda – cercando di dare più rilevanza all’uva Grillo, che è la base della nostra denominazione». Le modifiche, entrate in vigore a luglio 2025, confermano nella sostanza la base ampelografica. Ma aggiornano altri elementi qualitativi, come il nuovo titolo alcolometrico naturale minimo 13% vol (in precedenza era il 12%)
«Una netta indicazione – chiosa Benedetto Renda – della direzione verso vini con maggiore struttura e potenziale aromatico legato alle uve di base. Il Grillo, con il suo caratteristico grado zuccherino naturale elevato e proprietà organolettiche spiccate, resta centrale nella definizione della qualità della Marsala Dop».
È stata inoltre inserita la dicitura Sicilia. «L’esigenza, in questo caso – continua – era quella di distinguere il Marsala Doc dalle produzioni extraeuropee che utilizzano lo stesso nome. Non tutti sanno, infatti, che in California fanno un prodotto che si chiama proprio “Marsala”».
ENOTURISMO A MARSALA TRA INVESTIMENTI ED “ESTETICA“
Sul fronte dell’accoglienza il quadro resta disomogeneo. «Purtroppo – evidenzia il presidente del Consorzio – non tutte le cantine sono attrezzate per l’accoglienza di turisti ed enoturisti. L’aspetto positivo è che diverse aziende stanno iniziando ora ad investire, anche su questo fronte che può essere un ulteriore volano per le vendite del Marsala.
«Sul territorio – conclude Renda – c’è una rinnovata attenzione, anche dal punto di vista “estetico”. Molti hanno ridipinto il prospetto, o sistemato l’insegna», racconta. Ancora troppo presto, evidentemente, per il nuovo sito istituzionale del Consorzio. Ma Renda è ottimista: «Stiamo salendo. Stiamo salendo».






