IN BREVE
- L’Etna ha il potenziale per diventare una regione spumantistica riconosciuta, anche grazie all’esperienza che sta maturando Tenute Nicosia.
- Per la produzione di Metodo Classico, la cantina utilizza varietà locali come Nerello Mascalese e Carricante, anche con affinamenti lungi sui lieviti.
- Per sviluppare una vera identità spumantistica, l’Etna dovrà garantire continuità produttiva e riconoscibilità sul mercato.
- Eventi come “Bolle in Vigna” pongono l’Etna a confronto con altre aree vinicole, contribuendo alla sua promozione.
- La sfida consiste nel posizionare il Metodo Classico dell’Etna come una categoria distintiva e riconoscibile a livello internazionale.
L’Etna può diventare una regione spumantistica riconosciuta a livello internazionale? L’esperienza maturata da Tenute Nicosia con il Metodo Classico suggerisce che il vulcano abbia già superato la fase delle semplici sperimentazioni. Dopo oltre 15 anni di lavoro su Nerello Mascalese e Carricante, la cantina di Trecastagni ha costruito una gamma capace di mettere a fuoco l’identità delle bollicine etnee. Vini nei quali altitudine, suoli vulcanici, escursioni termiche e influenza del mar Ionio non costituiscono soltanto elementi narrativi, ma fattori determinanti nello stile.
Il percorso compiuto dall’azienda attraverso la linea Sosta Tre Santi offre una prospettiva interessante anche sul futuro dell’intero territorio, che conta esperienze decennali nella spumantistica, anche prima dell’avvio del “progetto sparkling” di Nicosia. L’Etna dispone infatti delle condizioni per affiancare alla reputazione conquistata con i vini rossi e bianchi fermi una posizione più definita nel panorama del Metodo Classico italiano.
Per riuscirci servono continuità produttiva, riconoscibilità, affinamenti adeguati a valorizzare le due varietà in ottica internazionale. E una maggiore capacità di presentarsi sui mercati come distretto spumantistico. E non soltanto come somma di singole etichette – oggi sono 40 le cantine che producono spumante sull’Etna, per 500 mila bottiglie complessive (+50% rispetto al 2018) – più o meno convincenti alla prova del calice.
Nicosia: OLTRE 15 ANNI DI METODO CLASSICO SULL’ETNA
Tenute Nicosia produce Metodo Classico sull’Etna da oltre 15 anni. Un’esperienza sviluppata sulle due varietà che meglio rappresentano il territorio: il Nerello mascalese, utilizzato per Blanc de Noirs e rosati, e il Carricante per il Blanc de Blancs. Alcune etichette raggiungono affinamenti sui lieviti di 60 mesi. Una durata che permette di verificare concretamente la tenuta nel tempo delle basi spumante etnee.
La longevità costituisce uno degli aspetti centrali del progetto. L’obiettivo, come spiegano Graziano Nicosia e l’enologa Maria Carella, non è ricavare una versione spumante da uve normalmente destinate ai vini fermi. Bensì individuare vigneti, tempi di raccolta e protocolli di cantina funzionali alla produzione di bollicine. È un passaggio decisivo per qualsiasi territorio che ambisca a costruire una vera identità spumantistica.
La maturazione delle uve sull’Etna è condizionata dall’altitudine e dalle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Sul versante sud-orientale si aggiunge l’esposizione verso lo Ionio, con una ventilazione che contribuisce a definire le condizioni del vigneto. In questo contesto, il mantenimento dell’acidità e la maturazione relativamente graduale possono offrire basi adatte alla rifermentazione in bottiglia e a permanenze prolungate sui lieviti.
NERELLO MASCALESE E CARRICANTE, DUE STRADE COMPLEMENTARI
La possibilità di lavorare con due varietà dalle caratteristiche differenti amplia il potenziale dell’Etna. Il Nerello Mascalese consente di produrre Blanc de Noirs e rosati dotati di struttura, tensione e carattere. Il Carricante porta invece acidità, verticalità e una componente sapida che può acquistare complessità durante l’affinamento. Ed è proprio l’affinamento che offre le più ampie garanzie per una valutazione oggettiva delle prospettive degli spumanti dell’Etna.
Se il Nerello Mascalese tende a virare verso un profilo “confortante” per il consumatore medio, assimilabile per note e profilo al Pinot Nero, il Carricante veste la maglia dell’autoctono per antonomasia nella spumantistica etnea. Più evolve, più assume un profilo unico a confronto con gli sparkling nazionali e internazionali: il varietale si “incomplessisce” sui lieviti e nel post sboccatura, ben oltre le note di lisi. Restituendo le caratteristiche note oleose e vulcaniche del terroir di appartenenza.
Tutto tranne che un aspetto scontato, che potrebbe attirare l’attenzione sull’Etna come area spumantistica dalle caratteristiche e peculiarità uniche al mondo. Fan del Carricante o del Nerello Mascalese con le bolle a parte, la gamma Sosta Tre Santi di Tenute Nicosia interpreta questa complementarità in maniera intelligente. E consapevole. Ovvero, attraverso Blanc de Noirs, Blanc de Blancs e Rosé.
Non si tratta soltanto di declinazioni cromatiche. Sono modi diversi di misurare la risposta delle uve autoctone alla seconda fermentazione. E alla lunga sosta sui lieviti. È proprio la centralità dei vitigni locali a distinguere l’Etna da molte altre aree emergenti del Metodo Classico. Il territorio non ha bisogno di replicare modelli costruiti altrove o di proporsi sul mercato in ottica qualità-prezzo, come pare orientato a fare qualche territorio lombardo (il riferimento all’Oltrepò pavese è voluto).
SPUMANTI DELL’ETNA: BEN OLTRE LE MODE O IL MERCATO
L’Etna – di Nicosia e del gruppo di maison dello champenoise etneo – dimostra di poter sviluppare un linguaggio autonomo, coerente e autentico. Fondato su varietà già fortemente associate al vulcano. Già riconoscibili nei principali mercati internazionali, da un pubblico capace di posizionare fatica dei viticoltori e peculiarità del terroir dove meritano. Un progetto di territorio che va ben oltre l’alternativa alle tipologie in crisi: sull’Etna non si produce spumante in risposta al calo di consumi di rossi e bianchi, ma per natura suffragata da decenni di sperimentazioni, avviate in tempi non sospetti.
La vocazione spumantistica dell’Etna non nasce infatti negli ultimi decenni. Le prime tracce risalgono alla fine dell’Ottocento, quando il barone Spitaleri sperimentò tra Adrano e Biancavilla un Metodo Classico da Pinot nero, commercializzato con il nome “Champagne Etna“. Dopo quella parentesi pionieristica, interrotta anche dalla fillossera, la stagione contemporanea iniziò nel 1989 con Emanuele Scammacca del Murgo e il primo Metodo Classico da Nerello mascalese. Nel 2002 Benanti aprì quindi la strada alla spumantizzazione del Carricante. Seguito, tra gli altri, dalla famiglia Nicosia.
DAL PROGETTO AZIENDALE ALL’IDENTITÀ DEL TERRITORIO
La crescita di una regione spumantistica richiede però un passaggio ulteriore. La qualità delle singole bottiglie deve trasformarsi in una percezione collettiva. Il consumatore deve arrivare a riconoscere il Metodo Classico dell’Etna come categoria, associandolo a caratteristiche sufficientemente chiare e costanti.
In questa direzione si muove Bolle in Vigna, l’evento organizzato da Tenute Nicosia nei vigneti di Monte Gorna insieme all’Associazione Spumanti dell’Etna, guidata da Francesco Chittari, vera e propria enciclopedia dei vini dell’Etna e del metodo classico internazionale. Giunto nel 2026 alla settima edizione, l’appuntamento – andato in scena lo scorso 22 luglio – è nato attorno all’esperienza aziendale. Ma ha progressivamente assunto una funzione più ampia: mettere le bollicine del vulcano a confronto con altri territori italiani e internazionali.
Il tema “Spumanti vista mare” scelto per l’ultima edizione ha collocato il Metodo Classico etneo all’interno di una famiglia di vini prodotti in aree costiere, insulari o comunque influenzate dalla vicinanza del mare.
La degustazione alla cieca di otto etichette, guidata dalla presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) Daniela Scrobogna, ha permesso di superare il confronto autoreferenziale. E valutare l’Etna accanto a Champagne, Sudafrica (Méthode Cap Classique – MCC), Lanzarote, Sicilia (nuova, interessante release di Gorghi Tondi, base Pinot Nero, elaborata da Tonino Guzzo), Liguria e Campania (Ischia).
IL CONFRONTO INTERNAZIONALE COME PROVA DI MATURITÀ
Misurarsi con denominazioni più affermate o con varietà che affondano le radici in suoli o condividono microclimi similari, è indispensabile nel 2026. Per l’Etna, tuttavia, il confronto non dovrebbe tradursi nell’imitazione di Champagne, Trentodoc, Franciacorta o Alta Langa e da nessun angolo del vulcano pare questa l’intenzione. La sfida consiste nel dimostrare che “a Muntagna” può esprimere un Metodo Classico riconoscibile proprio perché diverso.
L’origine vulcanica dei suoli, l’altitudine, la luminosità mediterranea e la presenza del mare costituiscono una combinazione poco comune. A questa base naturale deve corrispondere una visione produttiva precisa: selezione dei vigneti più adatti, vendemmie calibrate sulle basi spumante, gestione attenta della pressatura (elemento, quest’ultimo, sottolineato dallo chef de cave Nicolas Secondé nell sua nuova esperienza a Cantina del Taburno, in Campania). E ancora: affinamenti sufficientemente lunghi e dosaggi coerenti con il profilo dei vini.
L’esperienza di Nicosia indica inoltre che il tempo rappresenta un ingrediente decisivo. Quindici anni sono sufficienti per osservare l’evoluzione delle bottiglie, correggere le scelte iniziali e consolidare uno stile. Non bastano ancora, da soli, per trasformare un territorio in un riferimento internazionale. Offrono però una base credibile sulla quale costruire un brand nel brand, quello degli spumanti Nicosia, dopo il consolidamento già avvenuto a livello internazionale con vini bianchi e rossi fermi.
COSA SERVE ORA ALLE BOLLICINE DELL’ETNA
La prossima fase riguarda la capacità dei produttori di agire come territorio. Occorrono un racconto condiviso, maggiore presenza nei mercati esteri e occasioni di confronto tecnico tra le aziende. Sarà importante anche disporre di dati strutturati su superfici, volumi, permanenze sui lieviti e diffusione commerciale degli spumanti etnei.
Il posizionamento internazionale non dipenderà soltanto dalla qualità. Serviranno continuità delle produzioni, identità stilistica. E una comunicazione capace di evitare la semplice formula delle “bollicine del vulcano”. L’Etna è ormai un nome forte nel vino mondiale, ma questa reputazione deriva soprattutto dai rossi di Nerello mascalese e dai bianchi di Carricante. Il Metodo Classico deve ancora conquistare uno spazio autonomo.
Tenute Nicosia ha contribuito ad aprire e consolidare questa strada nell’ultimo decennio, attraverso una produzione avviata quando la spumantizzazione etnea occupava una posizione decisamente più marginale.
La profondità dell’esperienza accumulata, insieme al lavoro di altri produttori, permette oggi di avanzare un’ambizione più alta: fare dell’Etna non una curiosità nel panorama delle bollicine, ma una regione spumantistica mediterranea, riconoscibile sui mercati internazionali. Più col Carricante, che col Nerello Mascalese. Ma questo è un dettaglio marginale.






