IN BREVE
- La certificazione SQNPI sta crescendo in Alto Adige, coinvolgendo 2.897 aziende e coprendo il 67% dei vigneti.
- Il sistema SQNPI mira a ridurre l’impatto ambientale attraverso l’uso limitato di fitosanitari e pratiche ecologiche.
- Controlli periodici e analisi delle uve assicurano il rispetto degli standard di qualità e credibilità della certificazione.
- Il progetto è parte dell’Agenda 2030 del Consorzio Vini Alto Adige, che offre indicazioni operative per il settore.
- La certificazione è riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura e si adatta alle specificità della viticoltura in Alto Adige.
Il percorso verso una viticoltura più sostenibile in Alto Adige passa anche attraverso la certificazione SQNPI. A confermarlo sono i dati diffusi dal Consorzio Vini Alto Adige, che nell’ambito della propria Agenda 2030 ha promosso un progetto pilota. Avviato nel 2022 in progetto è oggi esteso a una parte significativa del territorio vitato provinciale.
Le aziende coinvolte nella certificazione secondo il Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata (SQNPI) sono passate da circa 100 nel 2022 a 2.897, per una superficie complessiva di 3.913 ettari. Si tratta di circa il 67% dei vigneti dell’Alto Adige, pari a oltre due terzi dell’intera area vitata regionale.
«Siamo convinti che l’importanza del SQNPI sia in costante crescita, come strumento per promuovere una produzione di vini sostenibile, orientata alla qualità e al futuro in tutto l’Alto Adige. E il numero di partecipanti, in rapida crescita, dimostra che questa convinzione è condivisa anche dalle nostre aziende», afferma Michael Wild del Consorzio Vini Alto Adige.
COS’È IL SISTEMA SQNPI
Il Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata è uno strumento riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e comprende pratiche e misure finalizzate alla tutela della viticoltura. In Alto Adige il sistema si basa su linee guida specifiche, approvate dalla Provincia autonoma.
L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale attraverso un utilizzo minimo dei prodotti fitosanitari chimico-sintetici, una fertilizzazione calibrata sulle esigenze dei vigneti e l’adozione di interventi ecologici mirati. Il modello intende coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
Tra gli elementi centrali del sistema figurano i controlli periodici nelle aziende e il monitoraggio digitale del quaderno di campagna. Le verifiche non si limitano agli aspetti documentali. Anche le uve vengono sottoposte ad analisi per accertare l’effettivo impiego dei prodotti fitosanitari e il rispetto degli standard previsti.
Secondo il Consorzio, proprio il sistema di verifiche rappresenta uno dei principali elementi di credibilità della certificazione.
IL RUOLO DELL’AGENDA 2030
Il percorso è inserito nell’Agenda 2030 del Consorzio Vini Alto Adige, documento aggiornato annualmente che raccoglie indicazioni operative per il comparto.
«Il sistema è stato elaborato da una squadra di esperti, composta da ricercatori e operatori del settore, per adeguarlo alle condizioni di coltivazione specifiche dell’Alto Adige e definito in un apposito documento. Questo è stato presentato dal Consorzio Vini Alto Adige e reso vincolante da un Decreto Provinciale. Come Consorzio siamo giuridicamente responsabili del processo e abbiamo creato i presupposti necessari per la partecipazione al programma di certificazione. Inoltre, in collaborazione con i comitati tecnici del settore, ogni anno determiniamo a nuovo l’“Agenda 2030 del Consorzio Vini Alto Adige”, che rappresenta un vademecum pratico e ne facilita la realizzazione», conclude Wild.






