Enzo Rillo chiama Nicolas Secondé risponde Cantina del Taburno punta sul Metodo classico con enologo della Champagne. Nascerà il Consorzio (6)

Rillo chiama, Secondé risponde: Cantina del Taburno punta sul Metodo classico con l’enologo della Champagne

IN BREVE
  • Cantina del Taburno si è trasformata in una “boutique winery” della spumantizzazione, grazie a 10 milioni di euro di investimenti di Enzo Rillo.
  • L’enologo Nicolas Secondé, consulente della Champagne, guida la produzione di spumanti Metodo classico e Martinotti con ottime potenzialità da Aglianico e Falanghina.
  • Il progetto include anche un ammodernamento delle strutture con ulteriori 5 milioni di euro di investimenti: lavori previsti tra il 2026 e il 2027.
  • Non solo spumanti. Il vino simbolo dell’ex cooperativa salvata dal fallimento, il Bue Apis, è un Aglianico del Taburno in purezza prodotto da viti pluricentenarie.
  • Enzo Rillo mira a creare il brand Taburno, unendo vino, olio e pasta, e promuovendo la valorizzazione del territorio attraverso il Consorzio Vini Taburno, slegato dall’attuale Consorzio del Sannio.

A giudicarla dall’esterno, Cantina del Taburno è quella di sempre. La tipica struttura mastodontica, anni Settanta. Rimasta uguale a se stessa da 50 anni. Cambia tutto, appena varcato l’ingresso. Gli oltre 10 milioni di euro di investimenti dell’imprenditore Enzo Rillo, che ha rilevato la cooperativa nel 2023, salvandola dal fallimento, hanno trasformato il cuore di Cantina del Taburno in una boutique winery sui generis. All’insegna di tecnologia e sostenibilità.

Un “gigante buono” da 1 milione di bottiglie l’anno – erano 3,5 prima di commissariamento e asta fallimentare, e l’obiettivo è raggiungere i 5 milioni, nei prossimi anni – divenuto il «polo spumantistico più grande del Sud Italia». A dirigere le fila delle “bollicine” è arrivato un enologo consulente della Champagne, tra i più in vista in Italia: Nicolas Secondé.

DALLA CHAMPAGNE AL TABURNO: L’ENOLOGO SECONDé CREDE NELLA CAMPANIA

Le esperienze in Franciacorta (Montina, Barone Pizzini) e Oltrepò Pavese (Tenuta il Bosco – Zonin, Castello di Cigognola e Brandolini), oltre all’attività di chef de cave nella maison di famiglia, Champagne Secondé-Simon ad Ambonnay, sono il biglietto da visita che ha convinto Enzo Rillo ad affidargli le chiavi delle sezione spumanti. Sui vini fermi, un altro nome che è garanzia: Raffaele Di Marco, winemaker di origine sarda, ma nel Sannio ormai da 20 anni.

Galeotto fu l’incontro tra Rillo e Secondé a Simei, cui seguirono numerose visite in Campania da parte del noto œnologue francese. Un lungo corteggiamento culminato con la produzione dei primi spumanti Metodo classico – un rosé da Aglianico, una Falanghina Pas Dosé e la linea speciale Enzo Rillo – al momento ancora sur lattes, degustati in anteprima e molto promettenti – e il perfezionamento dei Martinotti-Charmat da uve Falanghina, Aglianico e Malvasia, già sul mercato da diversi anni. Numeri da boutique winery, per l’appunto: 15 mila bottiglie di Metodo classico e 120 mila di Martinotti.

NICOLAS SECONDé: «IL TABURNO HA TUTTO PER PRODURRE GRANDI METODO CLASSICO»

«Prima di accettare la consulenza – spiega a Winemag Nicolas Secondé – ho voluto visitare la cantina e il territorio. Sono rimasto strabiliato dalle potenzialità del Taburno in ottica spumantistica. Qui ci sono altitudini, suoli e condizioni climatiche perfette per la produzione di spumanti metodo classico. E c’è un’azienda che ci punta davvero, al di là delle mode».

«Tanti chef de cave parlano del momento del taglio delle cuvée come del più importante, ma per me è un errore. Se lo scopo è quello di produrre spumanti di territorio, come nel caso di Cantina del Taburno, allora dobbiamo spostare l’attenzione al momento della pressatura. Il tutto dopo aver ottenuto il meglio in vigna, centrando l’epoca di raccolta delle uve sulla base del prodotto che vogliamo ottenere. Un metodo classico con 60 mesi sui lieviti avrà per esempio esigenza di purezza assoluta e capacità di invecchiamento maggiore sin dal vino base».

Il Taburno, sempre secondo l’enologo Nicolas Secondé, ha le carte in regola per produrre grandi spumanti con queste caratteristiche. «Molto più di “vini fermi adattati”, con le bolle: vini che nascono sotto la pressa come spumanti, senza la necessità di “aggiustarli” con la liqueur d’expedition. Questo non è un progetto da negociant ma da vigneron, che si basa innanzitutto sulla vigna e sulla qualità dell’uva».

«Si cambia metodo e volumi con i Martinotti, passando dalla fermentazione in bottiglia da 750 ml alle autoclavi da 75 hl, orizzontali – precisa Secondé – per compiere un affinamento il più simile possibile. L’obiettivo uguale, ma in un tempo più corto. La firma aromatica è diversa, ma la firma qualitativa è la stessa. E in tutto questo il Taburno deve essere chiaramente riconoscibile».

CANTINA DEL TABURNO, NUOVI INVESTIMENTI IN ARRIVO

I primi esperimenti con la spumantizzazione, a Cantina del Taburno, risalgono ad oltre 15 anni fa. «Sono sempre stato convinto che Aglianico e Falanghina potessero prestarsi alla produzione di ottimi spumanti – sottolinea Enzo Rillo – sia Metodo classico che Martinotti-Charmat. Anche per questo ho voluto mettere a disposizione di Nicolas Secondé le più moderne tecnologie, con l’obiettivo di produrre spumanti che possano posizionarsi ai vertici della produzione nazionale, per qualità e capacità di “contenere” ed esaltare lo spirito naturale del Taburno».

Gli investimenti di Rillo, imprenditore originario del Sannio che ha costruito dal nulla un impero, grazie ad aziende attive nel settore della segnaletica stradale (è sua Car Segnaletica), nel tessile (divise militari), nell’hotellerie, nell’editoria online e non ultimo, dal 2009, nel settore vinicolo (sua anche la cantina La Fortezza di Torrecuso), non si limitano al segmento spumanti.

Cantina del Taburno cambierà completamente volto, sin dalla facciata esterna, con altri 5 milioni di euro per la realizzazione di opere di ammodernamento delle strutture. «Un tunnel di 30 metri – anticipa la direttrice Antonella Porto – collegherà la bottaia all’ingresso, che sarà completamente rinnovato». I lavori inizieranno nell’inverno 2026 e termineranno entro dicembre 2027.

IL VIGNETO DEL BUE APIS, SALVATO DALLA DISTRUZIONE

Lo sguardo al futuro non distoglie l’attenzione da quello che è sempre stato il vero tesoro di Cantina del Taburno: il vigneto storico da cui nasce il vino simbolo dell’ex cooperativa, il “Bue Apis”, prodotto sin dal 1991. Questo il nome dell’Aglianico del Taburno in purezza, clone “Amaro”, ottenuto da viti pluricentenarie della vigna a piede franco di Contrada Pantanella, ai piedi del monte Taburno, a circa 1000 metri di altitudine. Una produzione di nicchia, che si attesta attorno alle 3.500 mila bottiglie.

Il nome richiama il toro sacro Api, simbolo di forza e fertilità, perfetta metafora della potenza e della longevità di questo vino (in commercio l’annata 2019). I proprietari della vigna centenaria del Bue Apis sono Beppe e Michele Piazza, ex soci della cooperativa e ora conferitori di Enzo Rillo. «Anche grazie alla sua intermediazione – evidenziano i due viticoltori – siamo riusciti a salvare il vigneto dal progetto di una strada di fondovalle che sarebbe dovuta passare proprio sopra a questi 3 ettari».

Il tragitto iniziale, poi rivisto dalle istituzioni, avrebbe cancellato dalla faccia della terra uno dei vigneti più antichi al mondo. Uno spettacolo della natura, con tralci di Aglianico lunghi oltre 30 metri, che paiono appesi tra il cielo e gli alberi incollati alle pendici del monte Taburno. Un patrimonio che meriterebbe un biglietto d’ingresso, al pari di Venezia e del Colosseo.

VERSO IL CONSORZIO vini DEL TABURNO: sarà secessione dal consorzio SANNIO

Dalla spumantizzazione di Aglianico e Falanghina al potenziale di rossi e bianchi fermi, come Bue Apis o l’altra chicca di Cantina del Taburno, la sua massima espressione della Falanghina, “Cesco dell’Eremo“. Cosa manca, se non un Consorzio ad hoc, che valorizzi il Taburno per le sue specificità di nicchia? Una domanda che si pone lo stesso Enzo Rillo che, oltre a dare impulso all’ex cooperativa e a portare avanti da quasi 20 anni l’altra sua cantina, La Fortezza, pensa in grande per il territorio.

«Oggi il Taburno è una delle articolazioni territoriali e produttive tutelate dal Sannio Consorzio Tutela Vini – sottolinea – non un Consorzio autonomo. I tempi però sono maturi per dare a questo territorio strategico un Consorzio tutto suo: il Consorzio Vini del Taburno. Sono convinto che, sul fronte dei vini fermi, il Taburno è una Toscana non ancora scoperta. E sul fronte degli spumanti potremmo crescere come ha fatto negli ultimi anni l’Etna, in Sicilia».

«L’obiettivo generale – continua Rillo – è quello di creare il brand Taburno. In questo senso mi sto impegnando: vino, olio e pasta. Solo comunicando il territorio avremo vinto. Comunicando ognuno per sé, perderemo tutti». A proposito di vittorie e sconfitte, c’è la firma dell’imprenditore tuttofare Enzo Rillo anche sulla probabile nascita della squadra di calcio Sport Taburno, che spera di iscriversi al campionato Eccellenza 2026-2027. Riunirà le squadre di 8 o 9 comuni della zona. La maglia sarà nera, con stelle dorate sul petto. Palla al centro, dunque. Fino al prossimo gol. Nel calcio o nel vino, ai posteri l’ardua sentenza.

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