Žilavka (Zilavka), vino bianco autoctono della Bosnia Erzegovina 10 da provare. Podrumi Vukoje di Trebinje Trebigne e la crescita del vino bosniaco con Radovan Vukoje

Žilavka, il vino bianco autoctono della Bosnia Erzegovina da scoprire

IN BREVE
  • La Žilavka è un vitigno autoctono della Bosnia Erzegovina, particolarmente rappresentativo dell’Erzegovina meridionale.
  • Nonostante manchino consorzi vinicoli, produttori come Podrumi Vukoje 1982 contribuiscono alla valorizzazione della Žilavka.
  • La cultivar ha una lunga storia, risalente almeno al Medioevo, e si distingue per adattamento a condizioni climatiche difficili.
  • La Žilavka si presenta come un vino bianco secco, con stili variegati che vanno da vinificazioni in acciaio a versioni più strutturate, in legno, ed orange wine.
  • Dieci cantine in cui provare la Žilavka: dai vini freschi a quelli più affinati, il vitigno-vino bianco della Bosnia-Erzegovina è tutto da scoprire.

La Žilavka (spesso trascritta Zilavka) è una delle uve bianche più rappresentative della Bosnia Erzegovina, in particolare dell’Erzegovina meridionale. È un vitigno storico, legato a un’area di forte identità agricola e culturale. Oggi al centro di un percorso di valorizzazione qualitativa che passa sia dalla ricerca agronomica sia da scelte enologiche sempre più azzeccate.

Nel mosaico dei vitigni autoctoni europei ancora poco conosciuti fuori dai confini nazionali, la Žilavka merita un posto d’onore per il contesto “burocratico-amministrativo” del piccolo – ma estremamente affascinante – Paese dei Balcani. Qui non esistono veri e propri Consorzi del vino. La crescita qualitativa della viticoltura locale è dovuta alla sola intraprendenza dei produttori, guidati da cantine-faro come Podrumi Vukoje 1982 di Trebinje e dal suo titolare ed enologo Radovan Vukoje.

Un’influenza sul tessuto produttivo nazionale che proviene, in questo caso, dall’area a maggioranza serba della Bosnia ed Erzegovina, la Republika Srpska (RS, letteralmente Repubblica Serba). Una zona ben definita dagli Accordi di Dayton del 1995, con l’obiettivo di porre fine alla guerra bosniaca.

COS’È LA ŽILAVKA E PERCHÉ È CONSIDERATA AUTOCTONA

Politica a parte, il vitigno-vino bianco Žilavka (si legge Gilavca, con la “G” da interpretare come la “j” francese di “je suis“) è uno degli elementi su cui convergono le scelte delle cantine più attente agli andamenti del mercato contemporaneo del vino. Una varietà di Vitis vinifera storicamente coltivata in Bosnia Erzegovina. La presenza di numerosi sinonimi locali testimonia una diffusione radicata e antica, legata a pratiche viticole tramandate nel tempo.

Gli studi storici e scientifici disponibili indicano che la coltivazione della Žilavka nel territorio bosniaco risale almeno al Medioevo. Con riferimenti che collocano la sua presenza già nel XIV secolo. Questo dato contribuisce a definirne il carattere autoctono e il valore identitario per la viticoltura nazionale.



MOSTAR E L’ERZEGOVINA, CUORE STORICO DELLA PRODUZIONE

Il baricentro produttivo della Žilavka si trova nell’Erzegovina, con un ruolo centrale svolto dall’area di Mostar e dai comuni circostanti. Qui la viticoltura ha una lunga tradizione e la Žilavka è da secoli una delle uve di riferimento.

Nei vigneti storici, accanto a questa varietà, sono spesso presenti altre uve locali che hanno accompagnato la sua diffusione. Contribuendo a un patrimonio ampelografico complesso e tipico della regione. Questo contesto rende la Žilavka non solo un vitigno isolato, ma parte integrante di un sistema agricolo e culturale più ampio.

SUOLI CALCAREI E CLIMA della bosnia ed erzegovina

Il territorio viticolo dell’Erzegovina è caratterizzato da suoli poveri, prevalentemente calcarei e di natura carsica, uniti a un clima caldo e fortemente soleggiato. Basti pensare che In questo ambiente la Žilavka ha sviluppato una notevole capacità di adattamento, riuscendo a mantenere equilibrio e freschezza anche in condizioni climatiche impegnative.

La ricerca agronomica condotta negli ultimi anni ha messo in evidenza una certa variabilità interna del vitigno, con biotipi e cloni provenienti da diverse sottozone dell’Erzegovina, comprese le aree legate ai bacini della Neretva e della Trebišnjica. Un elemento che apre prospettive interessanti sul piano qualitativo.

LO STILE DEI VINI: FRESCHEZZA, STRUTTURA E INTERPRETAZIONI MODERNE

Nel calice la Žilavka si presenta prevalentemente come un vino bianco secco, in cui la freschezza gioca un ruolo centrale. Le interpretazioni contemporanee seguono due principali orientamenti. Da un lato, vinificazioni in acciaio che puntano su precisione aromatica, pulizia e tensione gustativa. Dall’altro, versioni più strutturate che prevedono l’uso del legno, capaci di offrire maggiore volume, complessità e una diversa profondità espressiva.

Accanto ai monovitigni, sopravvive anche una tradizione di assemblaggi in cui la Žilavka resta l’asse portante, affiancata in piccole percentuali da altre varietà locali. Quel che emerge dagli assaggi di una cinquantina di campioni è il duplice volto del vitigno, capace di produrre vini freschi e “pronti”, tanto quanto versioni capaci di affinare a lungo, nel tempo. Una versatilità confermata anche dalle versioni “orange wine” (macerati), con l’abito color (e sapor) “arancio” che dona – e non poco – alla Žilavka.

IL VINO IN BOSNIA ERZEGOVINA: CONTESTO NORMATIVO IN TRASFORMAZIONE

Il percorso di valorizzazione della Žilavka si inserisce in un quadro più ampio di evoluzione del settore vitivinicolo bosniaco. Negli ultimi anni la Bosnia Erzegovina ha avviato un processo di aggiornamento normativo che riguarda l’organizzazione del mercato del vino, le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine. Un passaggio rilevante perché contribuisce a dare maggiore chiarezza e riconoscibilità ai vini di territorio, creando le condizioni per una comunicazione più efficace anche sui mercati internazionali.

Dal punto di vista gastronomico, la Žilavka trova una collocazione naturale nella cucina adriatica e balcanica, pur potendo guardare ben oltre. Le versioni più fresche e lineari si abbinano a piatti di pesce, sia di mare sia d’acqua dolce, e a preparazioni a base di carni bianche o erbe aromatiche. Le interpretazioni più strutturate, soprattutto quelle passate in legno oppure orange/macerato, possono accompagnare piatti più complessi e ricchi.

PERCHÉ GUARDARE ALLA ŽILAVKA OGGI

La Žilavka merita attenzione per la forza del suo legame territoriale. Per il crescente supporto della ricerca scientifica, il più delle volte a spese di alcuni appassionati produttori locali. Nonché per un settore produttivo che sta cercando di strutturarsi, senza rinunciare alla propria identità. Non si tratta di una tendenza passeggera. Ma dell’identificazione di un vitigno “bandiera nazionale”, che racconta il tentativo della Bosnia Erzegovina di costruire una viticoltura moderna. Partendo dalle proprie radici. Un bianco che, pur senza clamori, sta lentamente trovando una voce sempre più chiara nel panorama dei vini autoctoni europei.

E nel processo di costruzione di una viticoltura bosniaca riconoscibile e credibile, la cantina Podrumi Vukoje 1982 rappresenta uno dei riferimenti più solidi. Con sede a Trebinje, nell’Erzegovina orientale (Trebigne in italiano), è una delle aziende che più hanno inciso sul salto qualitativo del vino della Bosnia Erzegovina negli ultimi decenni. Fondata all’inizio degli anni Ottanta, la cantina ha progressivamente abbandonato una dimensione locale per assumere un ruolo di leadership nazionale. Diventando un punto di riferimento non solo produttivo, ma anche culturale e simbolico per il settore.

IL RUOLO DI PODRUMI VUKOJE 1982 NELLA VITICOLTURA DELLA BOSNIA ERZEGOVINA

Alla guida dell’azienda c’è Radovan Vukoje, figura centrale del vino bosniaco contemporaneo, che ha impostato il lavoro aziendale su una visione chiara: valorizzare il territorio attraverso i vitigni autoctoni e una lettura moderna del terroir erzegovese. I vigneti, distribuiti in diverse aree vocate attorno a Trebinje, comprendono anche i Carski vinogradi (Vigneti imperiali), considerati tra i siti più prestigiosi della regione.

Qui la Žilavka trova una delle sue espressioni più riconoscibili, grazie a condizioni pedoclimatiche favorevoli e a una gestione agronomica orientata alla qualità piuttosto che alla quantità. Il ruolo di Vukoje va però oltre la singola etichetta o il successo aziendale. Attraverso investimenti costanti, partecipazioni a concorsi e forte attenzione all’immagine del vino bosniaco all’estero, la cantina ha contribuito a costruire una narrazione nuova per la Bosnia Erzegovina vitivinicola.

In un contesto nazionale ancora in via di strutturazione normativa e commerciale, Radovan Vukoje ha assunto nel tempo una funzione di guida per l’intero comparto. Dimostrando come alcuni vitigni autoctoni, a partire dalla Žilavka, possano essere la chiave per affermare un’identità nazionale riconoscibile e competitiva.

DIECI CANTINE PER PROVARE LA ŽILAVKA
  • Carsko Vino Grand Cru (verticale 2021-2020-2018) e Žilavka 2024 Tradition, Podrumi Vukoje
  • Žilavka, Vinarija Vera (2019 e 2024)
  • Žilavka 2024, Vinarija Sekulović
  • Rastok Žilavka Selekcjia 2024 e Žilavka 2024, Begić Boutique Winery
  • Žilavka 2013, Podrum Tolj
  • Žilavka 2024, Domano
  • Vitača Ostojić Žilavka 2024 e Vojača Ostojić Žilavka 2024, Podrum Ostojić
  • Žilavka Selekcjia 2024, Vinogradi Nunić
  • Žilavka 2023, Vinarija Dabić
  • Krŝ Orange Žilavka 2022, Krŝ Bijeli Žilavka 2024 e Carsus Krŝ Orange Žilavka 2023, Ŝkegro Family Winery

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